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Amethyst Yoga - approfondimenti.

L'ego. Uccidere l'Ego.

  uccidere l'ego   svestirsi dell'ego   uccidere l'ego

Chiunque si interessi in materie spirituali, incontra prima o poi il termine "Ego" e l'espressione "uccidere l'ego".

Nel mio caso, ciò è avvenuto allorché - da giovane insegnante di Reiki che ero - una allieva più grande, cultrice delle teorie contenute nel libro "Un corso in miracoli" (in breve: Ucim), nelle sue numerose e-mail, continuava ad argomentare usando questo termine.

 

"Uccidere l'ego". Qualcuno fa proprio tale motto in maniera quasi morbosa, mentre qualcun altro ritiene l'espressione scorretta ed insegna che, anziché pensare all'ego in termini di "uccisione", l'inquadramento conforme a verità è quello di uno "svestirsi".

 

In realtà, il problema non esiste.

 

E' innegabile che il concetto stesso di "uccisione" evoca emotivamente e visivamente vicende tribali e contesti legati a fasi evolutive pre-umane.

Tuttavia,  se si innalza il punto di vista dal quale inquadrare la questione, ci si potrà accorgere che il problema non sussiste.

 

La questione, riveste natura puramente convenzionale.

Si tratta di mettere a fuoco (e successivamente di condividere, tra il gruppo o l'insieme di coloro che ne parlano) la definizione del termine "uccidere" quando riferito a qualcosa che non sia un organismo vivente come comunemente inteso.

Ovviamente, il termine "uccidere", in tale contesto, non potrà avere il significato di spegnere le funzioni organiche.

Si tratterà di concordare cosa si voglia intendere con tale termine. Il "problema" è tutto qui.

Non c'è altro.

 

Ma ancor prima, un'altra definizione è importante: quella di Ego.

Non tutti intendono la stessa cosa con questo termine.

L'ego è inteso da noi occidentali "eclettici" come un insieme di strutture aventi certe facoltà, che permettono all'essere samsarico (la personalità) di agire: sul piano dei concetti, delle emozioni, sul piano fisico, nonché di avere il senso della propria unità, individuazione ed identità.

 

In ambito indù (yoga), è frequente l'espressione "uccidere il manas".

Che pure, è una cosa un po' diversa.

In quegli ambiti, infatti, il manas è la mente, la parte con facoltà di concettualizzazione. E' quindi solo una parte di quello che noi comunemente intendiamo come Ego.

Le altre due parti, stando a tale terminologia, sono la buddhi (certezza) e l'ahamkara (che sarebbe il vero e proprio Ego ed esprime l'identificazione con l'azione e l'illusione dell'azione).

Per i buddhisti, invece, si parla dei "cinque aggregati". Nagarjuna e il quinto Dalai Lama hanno battuto molto, su questo punto.

Ma non perdiamoci in questo.

I cattedratici sono sempre noiosi, e lo studio libresco può affossare un timido inizio di risveglio.

 

Gli insegnamenti più elevati di ogni percorso ascetico, rivelano che le identificazioni con ego (o con quegli aspetti che nelle varie culture lo esprimono) sono illusorie, quantomeno nel senso che non hanno un'esistenza reale e permanente, ma soltanto una parvenza di essa. E rivelano che l'unico modo per superare tale condizione è realizzare tale evanescenza illusoria, elevarsi al di sopra di essa, e quindi dissolverla, lasciandola andare. In un certo senso, dismettendola come un vestito.

 

D'accordo.

Pur tuttavia, l'espressione "uccidere" può essere validissima per combatterlo.

Bisogna essere, in un certo senso, "realisti", concreti.

Conoscere i propri limiti e riconoscere la propria incapacità e impotenza a svolgere manovre troppo difficili ed intense.

Un conto è comprendere (con il pensiero) l'illusorietà dell'ego, altro conto è averne una piena, completa e permanente realizzazione.

E di nuovo, un conto è aver realizzato l'illusorietà dell'ego; altra cosa è trasporre questa realizzazione in ogni sfaccettatura della nostra vita, in quelle che abbiamo consentito di lasciare proprio nel potere di questo essere illusorio che è l'Ego.

In questo, l'idea di uccidere, o comunque sconfiggere o distruggere, ha dato nel tempo i suoi frutti.

Da parte di alcuni, si dice che se consideri l'illusione un nemico da combattere, le dai forza e crei un nemico.

Ma riflettiamo un po': a ben guardare, l'Ego non era già un nemico? Per quanto non lo consideraste tale, non era inteso come "reale"?

Non ha messo radici nella vostra vita a tal punto che è così reale che agisce anche in modo inconsapevole e cercare di disattenderne le indicazioni è una lotta titanica?

Non gli avete già dato, per tutta una vita, un tale potere?

Ahimè, sì.

E se così è, è risaputo da ogni serio cultore di esoterismo, che un ente appartenente ad un certo ordine di realtà, può e deve essere sconfitto da altro ente (oggetto o concetto che sia) appartenente al suo stesso ordine di realtà.

Ci troviamo sicuramente nell'illusione. Qualcuno la vede come una gabbia.

Ma è molto, molto difficile (per quanto non impossibile forse) concentrarsi e trovarsi improvvisamente al di fuori di essa.

Per quanto si possa comprendere che tale gabbia è una prigione e non è il vasto orizzonte del mondo e dell'esistente, è necessario uscirne. E per fare questo, occorre in qualche modo trovare la chiave, caduta a terra, o recuperare un qualche altro oggetto con cui riuscire ad aprirne la porta.

Rimboccarsi le maniche e lavorare, dentro la gabbia, con oggetti materiali.

Il che significa, distruggere entità illusorie con strumenti altrettanto illusori, ma di azione contraria.

Poi, che accade?

La gabbia si apre.

Ci si trova fuori. Fuori dall'illusione.

A quel punto si vede. Non prima.

Chi ha accettato di agire in tal modo, si trova fuori, da dove può rimirare il compagno recluso in una diversa gabbia, il quale ha pensato di potersi teletrasportare al di fuori di essa soltanto pensando che la gabbia è illusione. Ma che si trova ancora lì.

Siate realisti, accettate i vostri limiti. Liberatevi con le modalità, i tempi e gli strumenti che possano realmente consentirvi di avanzare.

 

In quest'ottica, l'idea di uccidere l'ego è un ottimo espediente per materializzare (con accensione delle relative energie creatrici) l'effettiva disgregazione di strutture (sul piano emozionale e mentale) radicate da tutta una vita, quando non da innumerevoli incarnazioni.

Nelle emozioni sprigionatesi nella visualizzazione dell'atto di distruggere, potenti energie si liberano, mettendo in atto un processo creativo che come fine ha la distruzione. Energie creatrici e distruttrici operano sullo stesso ordine: modificare un certo piano di realtà. Sono della stessa "famiglia".

Nel nostro caso, avviamo la distruzione del vecchio per la creazione del nuovo.

E da distruggere, ce n'è.

Quando si risveglia l'istinto animale? Quando scatta quello che i cabalisti chiamano un atteggiamento reattivo?

Quando viene toccato sul vivo (disatteso) uno schema che abbiamo attivo.

Lo schema si può distruggere. In alcune persone, tale distruzione è un passaggio preliminare necessario a qualsivoglia presa di distacco dall'ego.

Distruzione per creare il nuovo. L'energia simboleggiata dalle figure di Shiva e Kali.

E' quanto facciamo nell'Amethyst Yoga.

Per quanto sia imprescindibile una parte del percorso volta all'attenta osservazione di se stessi e di tutte le occasioni in cui si "risveglia" un "io" come centro di decisione e di imputazione, ad un certo punto si passa alla fase trasmutativa, in cui - con l'uso di particolari energie - viene comandata la deprogrammazione delle strutture mentali ed emozionali.

In quel frangente, fondamentale per un potenziamento del processo può rivelarsi un'operazione ritualistica volta a realizzare, con piena partecipazione emotiva, l'uccisione dell'ego.

Gli strascichi restano, certamente. Resta in piedi lo schema che è giusto eliminare ciò che ci infastidisce, pur se dentro di noi.

Quello schema viene poi sciolto, generalmente in breve tempo, con sistemi differenti.

Ma il vantaggio compensa altamente il piccolo inconveniente.

 

Il completamento, comporta il riuscire ad identificarsi tanto nel granello di sabbia, che nell'animale istintivo che a volte si utilizza per accostare il suo istinto all'ego.

Con equanimità, senza giudizi.

Il rapporto con l'ego da parte dell'uomo evoluto, quindi, è uno svestirsi da ciò che non serve, dimorando in uno stato di non-giudizio, in cui nulla viene respinto, neppure il modo di sentirsi e l'insieme di pensieri e schemi chiamato "Ego": si prende atto della sua esistenza, ed inondandolo di rispetto (per come si manifesta in altre persone), luce ed amore, delicatamente e senza giudizio ce ne svestiamo, perché così preferiamo per noi.

Una volta realizzato questo, possiamo anche usare il termine "uccidere".

 

Si tratta di tecniche, tutte rivolte all'opera alchemica di trasformazione della materia grezza (la terra del Nilo, il piombo, ecc.) in Oro, ma attraverso diverse modalità.

Ad ognuno, in ogni caso, la facoltà di insegnare o di praticare la modalità che preferisce, in relazione alla propria energia ed alla fiducia che riponga nel suo insegnante ed in ciò che gli ha spiegato.

L'abbiamo già detto: il problema non esiste.

 

Dorje Shiayvam Atothas

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