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Togliere i vestiti trattamento reiki

Denudarsi per trattamento reiki

Spogliarsi per trattamento reiki

 

Per ricevere un trattamento Reiki è necessario spogliarsi ?

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Reiki sulle parti intime - trattare le parti intime

La risposta è articolata.

In prima battuta, la risposta è NO: spogliarsi non è necessario, o meglio, non è strettamente necessario.

Volendo andare più in profondità, tuttavia, la risposta dovrebbe essere affermativa. Spogliarsi, pur non necessario, può essere molto utile per una serie di ragioni, sia di ordine energetico, che psicologico. E' necessario spogliarsi?

E' risaputo che in Giappone, già in epoche precedenti alla vita di Mikao Usui (fondatore di Reiki Ryoho) esistevano dei metodi curativi molto antichi volti a favorire il fluire dell’energia vitale. In ogni tempio buddista ne venivano insegnati, spesso con l'utilizzo di mantra, simboli e statue di Buddha. Con riferimento ai metodi curativi già esistenti in Giappone, è altresì noto che nella stragrande maggioranza delle famiglie giapponesi si tramandava l'abilità di praticare determinate tecniche curative consistenti nell’esercitare pressioni, picchiettamenti e vari tipi di massaggio con le mani e con le dita lungo tutto il corpo, trattando in particolare determinati punti, considerati di particolare importanza per il corretto fluire dell’energia vitale e corrispondenti a quelli dell’agopuntura cinese.

La digitopressione è, del resto, sopravvissuta fino ai nostri giorni, in cui se ne praticano diverse forme, quali ad esempio Shin Tao, Jon shin do e Shiatsu, che differiscono nella combinazione dei diversi punti da trattare e nel numero di pressioni da esercitare in ciascun punto.

L'assunto di fondo sottostante a questa tecnica, è che ogni organo del corpo ha un legame e una corrispondenza con altre zone del corpo, aree riflesse specifiche che si presentano come punti sensibili al dolore (come del resto sono i punti di agopuntura).

La tradizione giapponese (in cui Reiki Ryoho è stato messo a punto) risulta quindi legata e connessa ad altre tradizioni orientali imperniate sull’energia vitale (il prana, chi o "ki" del nostro termine "Rei – Ki"), quali l’agopuntura cinese e anche la medicina Ayurvedica.

In quest’ultima e in particolare nel massaggio ayurvedico, si prendono in considerazione 107 punti (detti punti marma, di cui l’illustrazione seguente riporta i principali) che vengono trattati con movimenti della mano. Si trattano determinati punti, selezionati a seconda della necessità, oppure tutti i punti in un’unica seduta della durata di circa 80 minuti, allo scopo di vitalizzare e dare energia a tutto l’organismo.     E' necessario spogliarsi?

I trattamenti vengono usualmente eseguiti a corpo nudo, benché (a seconda del trattamento da effettuare e anche della struttura in cui si opera) spesso si consenta di tenere coperta l’area pubica.

Com’è evidente da un’analisi dalle mappe, nella zona del tronco e del torace (in cui si trovano, tra l’altro, gli organi stessi del corpo umano: cuore, stomaco, polmoni, ecc), sono presenti in superficie molti punti energetici che richiedono di essere trattati, secondo queste tecniche, con un’azione fisica a contatto.

A fronte del probabile rilievo che qualcuno potrà muovere, ovvero che la tradizione dell'Ayurveda ed il Reiki sono cose differenti, è facile replicare ricordando che la Tradizione esoterica, in origine, era unica. Gli insegnamenti spirituali, uniti a quelli riguardanti l'energia, mostrano avere un'origine comune. Raffigurazioni di simboli esoterici sono state rinvenute incise su pietra in zone del mondo tra loro molto distanti, così come alcuni testi antichi di pensatori occidentali testimoniano che anche in occidente, alcune persone possedevano conoscenze in campo energetico affini a quelle orientali (si veda, di Johan Georg Gichtel, "Theosophia Practica", ed. Mediterranee, testo scritto nel 1736 che testimonia la conoscenza di centri energetici sottili, veri e propri chakra, da parte di iniziati alchimisti tedeschi). Molte opere di Seneca e Plutarco ci portano alla stessa conclusione. Possiamo pertanto dire che agli orientali va il merito di avere conservato meglio gli insegnamenti della Tradizione, che tuttavia - come detto - era ed è sempre stata una sola.

Una volta compresa la comune radice di ogni insegnamento relativo all'energia, apparirà chiaro come vi sia un filo conduttore (anche a livello di mente collettiva) a collegare tutte le diverse tecniche energetiche sorte e fondate.

Anche nel Reiki, il contatto fisico sembra essere sempre stato un punto fondamentale fin dal suo sorgere (ovviamente si parla di trattamenti effettuati dal vivo, escludendo quelli a distanza, in cui si opera in tutt'altro modo, attraverso una meditazione). A questo riguardo possiamo osservare che – per quel poco che si sa della vita di Mikao Usui – lo stesso era solito trattare le persone utilizzando d’abitudine solo la mano destra, mentre utilizzava entrambe le mani per trattare le cd. parti gemelle, tra le quali rientra evidentemente anche il seno nella donna.

Ma vi è di più: ancora oggi, nel Komyo Reiki, aderente agli insegnamenti originali di Mikao Usui, sono tramandate tecniche di manipolazione manuale sul corpo:

Uchite-chiryoho ovvero picchiettamento;

Nadete-chiryoho ovvero strofinamento;

Oshite-chiryoho ovvero tecnica di agopressione

tecniche praticate anche dal sottoscritto operatore, laddove se ne presenti la necessità.

Quanto esposto comprova lo stretto legame tra Reiki e le altre tecniche energetiche orientali, sia in quanto a conoscenza dei punti da trattare, sia in quanto a metodi di applicazione.

Cos’è accaduto oggi nella pratica del Reiki?

E’ accaduto che con la sua diffusione di massa in occidente (iniziata con la maestra Takata), al fine di diffonderne la pratica, si è provveduto (in modo molto arbitrario, da parte di ogni insegnante ed operatore) a sfrondarlo di molti suoi aspetti che avrebbero potuto essere di ostacolo al suo utilizzo. Così, oltre a diminuire l’attenzione posta sul cammino spirituale e sulla meditazione (aspetti del tutto persi a partire dagli anni ’90), si sono “ritoccate” le procedure, si sono stabiliti degli schemi di posizioni (tra cui quello proposto nel manuale di questa Scuola, che comunque non è l’unico) e si è cercato di codificare una tecnica semplice e standardizzata che potesse essere accettata dal maggior numero di persone di ogni cultura, usanza e religione.

Così, attraverso successive fasi, si è provveduto a stringere le maglie sull'argomento corporeità. Inizialmente, si è detto che la persona da trattare può restare tranquillamente vestita e che, in ogni caso, se si devono trattare le cd. parti intime (zona genitale e - per la donna - il seno) sarà indispensabile concordare dall’inizio la modalità del trattamento e ottenere il consenso, fermo restando in ogni caso che ci si dovrà astenere dal trattare certe zone laddove la sola idea possa mettere in imbarazzo il ricevente. Successivamente, o meglio, ai giorni nostri, basta scorrere diversi siti web per trovare l'indicazione lapidaria per cui nel Reiki la persona non deve assolutamente spogliarsi e le parti intime non devono essere trattate.

Qualche considerazione, a questo punto, è d’obbligo.

Chi oggi (uomo o donna), apprezzando l’efficacia e la profondità culturale di tecniche terapeutiche orientali, si reca a ricevere una seduta di massaggio ayurvedico, non solleva obiezioni a ricevere il trattamento in totale nudità né a farsi eseguire manipolazioni su quasi ogni parte del corpo, compresa la zona toracica.

Certamente, sottoporsi ad un tale trattamento diventa una scelta e la prima volta può essere vista come l’opportunità di fare un’esperienza nuova, che forse non sarà ripetuta, ma nemmeno demonizzata, dal momento che ciò a cui ci si sottoporrà, è “la procedura”.

Nonostante la “procedura” possa risultare un po’ invasiva, attorno al termine Ayurveda resta un alone di rispetto e una connotazione di serietà, come del resto accade per tutte le tecniche di digitopressione.

Nel Reiki, come in queste tecniche, si lavora analogamente con l’energia. Quello che spesso oggi non si considera (o forse, volutamente si tace per evitare un dimezzamento della clientela e degli aspiranti allievi), è che i punti energetici ed i canali attraverso cui Reiki scorre, sono gli stessi presi in considerazione dalla medicina cinese e da quella ayurvedica.

I blocchi che possono crearsi a seguito di traumi emozionali, carenze affettive e quant’altro, e che possono somatizzarsi in un disturbo fisico, si creano negli stessi canali energetici e negli stessi punti che vengono trattati nella digitopressione, nell’agopuntura e nel massaggio ayurvedico.

L'unica differenza con tali tecniche, è che nel Reiki, per inviare energia a tali punti, sparsi su tutto il corpo (che nelle altre tecniche vengono massaggiati a pelle scoperta), si impone la mano (il palmo e in casi particolari le dita) a contatto della zona in cui questi punti si trovano. Il palmo deve essere appoggiato al di sopra, dopo avere attivato o comunque rinforzato la trasmissione dell'energia attraverso un'adeguata centratura. L'energia, con i suoi tempi, fluirà e penetrerà dove serve, quanto serve e quanto basta. Ma deve essere instradata.

Si inizierà forse a comprendere la vera tecnica del Reiki e quanto, negli ultimi anni, se ne sia distorto ed alleggerito l'utilizzo sia sul piano spirituale che sul piano pratico.

Ogni strato di vestiario e ogni millimetro di distanza tra la mano e il corpo del ricevente frena l'energia inviata, al modo di una resistenza elettrica.

 

A rigore, deve dirsi che una certa quantità di energia inviata nel trattamento Reiki filtra anche attraverso i vestiti, così come è vero che viene trasmessa (dalla mano) anche se si lascia qualche centimetro di distanza dal corpo del ricevente. Chi afferma questo, dice il vero. Ma tale affermazione, lasciata isolata, risulta un po' semplicistica e sicuramente fuorviante.

Infatti, sia ogni strato di vestiario, sia ogni millimetro di distanza lasciato, sono fattori che diminuiscono il flusso di energia.

Esperimenti eseguiti dal sottoscritto con la collaborazione di persone sensibili all'energia hanno mostrato che (parificando l'intensità maggiore a 100%) :

 

SU CORPO NUDO

- mano a contatto con la pelle: 100%

- mano a distanza di 1 cm dal corpo nudo (pelle): 80%

- mano a distanza di 2 cm dal corpo nudo (pelle): 50%

 

SU CORPO VESTITO CON UN SOLO STRATO

- mano a contatto con il corpo vestito da uno strato non sintetico: 80%

- mano a contatto con il corpo vestito da uno strato sintetico: 50%

- mano a distanza di 1 cm dal corpo vestito con uno strato non sintetico: 50%

- mano a distanza di 2 cm dal corpo vestito con uno strato non sintetico: 30%

 

Trattasi di una quantificazione operata su una media di impressioni soggettive, che non può rivestire carattere scientifico, ma fornisce l'idea di come l'energia in ingresso venga percepita da chi ne ha la capacità.

Immaginiamoci, ora, il caso di una ricevente donna, che (a seguito di una scansione effettuata) risulti bisognosa di ricevere molta energia nella zona del cuore e del plesso solare. La stessa - per ignoranza, informazione scorretta o pregiudizi e timori radicati - potrebbe pretendere di sottoporsi al trattamento rivestita da un reggiseno molto stretto, contenente fibra sintetica, spesso e magari imbottito, con tanto di orli che percorrerebbero anche il centro dello sterno, oltre che da altro capo di indumento, quale ad esempio una camicia nella zona alta, e magari  addirittura i jeans alla vita, con tanto di cerniere, spessori e bottone (l'immagine a fianco è emblematica).

E' chiaro che in un tale caso (realmente presentatosi al sottoscritto), anche trattando a contatto, l'energia risulta drasticamente frenata, tanto da scorrere al 15 - 20% del suo potenziale. Ebbene, con riferimento ad un caso simile, non si vuole affermare che il trattamento non potrà eseguirsi, ma è necessario precisare ed informare che per poter realizzare un invio di energia efficace, sarebbe necessario prolungare il tempo di erogazione del quintuplo (5x). Per esemplificare, nell'ipotesi in cui fossero stati sufficienti tre minuti a contatto con la pelle, sarebbe necessario restare in posizione distaccata su corpo vestito per ben quindici minuti a posizione.

Saranno ovviamente l'intuito e la percezione energetica ad informare l'operatore esperto del momento in cui l'invio si potrà dire completo, ma in genere i tempi aumentano secondo quanto indicato.

Con tutto lo stato meditativo, il centramento, la connessione all'Universo, la preghiera, l'amore  e l'apertura del cuore possibile, un operatore compassionevole che senta la vocazione a donarsi per il benessere del suo prossimo, cercherà comunque di aiutare con il Reiki una persona sofferente che - imbrigliata da pregiudizi, luoghi comuni e paure - si sottoponga al trattamento in siffatto modo. L'amore non conosce confini, ma se l'amore fosse guidato da adeguata saggezza, un saggio operatore cercherebbe di atteggiarsi in modo tale da spingere una siffatta persona a dissolvere le paure che la portano a stendersi vestita sul lettino da massaggio.

Se si considera che la stessa operazione potrebbe doversi ripetere su altre zone in cui risulti necessario intervenire (ad esempio il seno, in cui possono ristagnare molte energie dense) e poi nella zona pubica, e se si considera altresì che un trattamento standard su tutto il corpo dura oltre un'ora, si comprende come la durata del trattamento aumenterebbe sensibilmente raggiungendo e superando le due ore, con inevitabili problemi sia per il ricevente che per l'operatore (che, tra l'altro, si vedrebbe a dover restare in piedi un tempo lunghissimo, per interi quarti d'ora reclinato sul ricevente senza possibilità di potersi appoggiare con le mani, con un considerevole stress per la schiena).

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L'obiezione che talvolta viene proposta è la seguente:

"Dato che è possibile inviare Reiki a distanza (da parte di chi sia iniziato al secondo livello) e dato che è ormai comprovato che l'energia nel trattamento a distanza viene percepita anche in casi di enormi distanze e con la persona vestita, com'è possibile affermare che in un trattamento con la persona presente, un centimetro di distanza o un tessuto possano diminuire la performance del trattamento?"

 

Ebbene, tale obiezione, perfettamente legittima, viene dissolta allorché si comprenda il diverso funzionamento di Reiki nel trattamento a distanza e in quello con la persona presente.

A distanza, l'operatore esegue una meditazione in cui si riconnette con uno stato di consapevolezza interiore che supera i limiti di spazio e tempo (questo è il vero significato del "Terzo Simbolo", su cui l'operatore medita prima di inviare Reiki, e che volgarmente viene definito Simbolo per inviare a distanza).

Ciò che si verifica nel trattamento a distanza non ha ancora trovato una spiegazione, proprio perché voluto e deciso (da inviante e ricevente) da livelli che superano quello della mente umana che si ostina a cercare di comprendere. Ci si può in ogni caso rifare agli approdi della fisica quantistica e al cosiddetto entanglement, principio secondo il quale, in un campo, modificando una particella, simultaneamente si produce una modificazione in un'altra zona.

Ora, nulla vieterebbe (in teoria) di trattare una persona presente nella stanza, vestita restando a distanza anche di alcuni metri, utilizzando la modalità del trattamento a distanza.

In pratica, però, ciò è quasi impossibile.

Inviare energia a distanza, è un procedimento che (sebbene da qualcuno banalmente definito come semplice e spontaneo) richiede all'operatore le condizioni migliori per isolarsi dalla realtà materiale e poter dimorare in strati di sé più  sottili. Quasi sempre, è necessaria la solitudine ed una postura di raccoglimento (sia la posizione da seduti, sia quella del loto o altra).

L'operatore che si trovi a trattare una persona presente deve impegnare le proprie risorse nel focalizzare il flusso di energia nelle braccia e nelle mani (strumento che utilizza per passarla al ricevente); deve quindi restare in piedi per un'ora cercando di aggiustare la propria postura in modo da non provare intensi dolori che influirebbero sul trattamento. A fronte di tutto questo, eseguire contemporaneamente la meditazione a distanza, è operazione che dividerebbe l'attenzione e le energie dell'operatore, disperdendole e che onererebbe l'operatore di un'impresa faticosa ed estenuante assolutamente insensata, dal momento che dovrebbe essere intrapresa soltanto per accondiscendere a convinzioni e paure del ricevente (che sono proprio ciò che Reiki nella sua versione più "pura" mira a dissolvere).

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In altre parole - restando al lato energetico - se rammentiamo che il flusso dell’energia è massimo quando la mano dell’operatore tocca la pelle del ricevente e diminuisce frapponendo dei tessuti tra la mano e il corpo del ricevente, diventerà evidente che lasciare vestita una parte importante come la zona alta del tronco – sia pur per coprire il seno nella donna – provocherà una sensibile diminuzione di energia. Se inoltre, già posta la barriera del vestiario, si dovesse pretendere dall'operatore reiki di tenere la mano a distanza per evitare imbarazzo alla ricevente, ecco che si verifica un altro calo di energia, che, sommato al primo, rende il trattamento su tutta quella zona quasi del tutto inefficace.

Il tutto, a differenza del massaggio ayurvedico (in cui la nudità è pretesa e non è in alcun modo contestata dal ricevente), soltanto perché la persona sottoposta a trattamento Reiki non riesce a comprendere per quale motivo le siano rivolte certe richieste, quando in precedenza, conoscenti ed altri Reiki Master le hanno spiegato che "quando si riceve Reiki, si resta vestiti e non si viene toccati".

Evidentemente, in una tal persona sarebbe forte la tentazione di pensare di essere incappata in un ciarlatano o comunque in un operatore psichicamente disturbato. Il timore, con un tale pregresso indottrinamento, sarebbe giustificabile.

Ma in un'epoca in cui si diventa Reiki Master leggendo pochi fogli di pdf inviati a distanza da un insegnante che non si è mai incontrato e senza mai aver ricevuto un trattamento manuale; in un'epoca che ha ereditato le "concessioni" e le limature spesso fatte per rendere questa tecnica più "accettabile" da ogni individuo, ci si può anche aspettare che chi insegna Reiki oggi, affermi ciò in assoluta buona fede. Il problema è che così facendo, si va ingenerando un'idea di Reiki che non corrisponde alla sua concezione originale e che - soprattutto - in molti casi non produrrà trattamenti efficaci.

E’ pur vero che (come qualcuno potrà sostenere) l’energia è "intelligente", raggiunge l’aura e – in modo indiretto e mediato – avrà modo di raggiungere comunque la parte. Ma è altrettanto vero che se ciò avviene, richiede tempi comunque molto più lunghi dei tre minuti di cui l’operatore (che effettua un trattamento completo) normalmente dispone per trattare una singola zona.

Quanto detto sulla necessità della nudità e del contatto, a rigore, vale anche per la zona pubica, sia nell’uomo che nella donna. Tuttavia vi è qualche differenza.

La zona pubica e il primo chakra (Muladhara), energeticamente parlando, presenta solitamente minori problemi rispetto a quella toracica. L’opportunità di trattarla si ravvisa raramente, in casi quali ad esempio quello di disfunzioni o patologie locali. Tra l'altro, i punti marma corrispondenti vengono esaurientemente trattati attraverso la posizione a "V" sull'inguine e la posizione a "T" sul coccige, in uso negli schemi adottati da questa Scuola.

Invece, la zona del tronco, energeticamente parlando, è sicuramente più vulnerabile per l'essere umano nella sua vita quotidiana. Anche restringendo lo sguardo ai sette chakra principali, nella zona del tronco vi si trovano centri energetici legati alle passioni e alle emozioni forti (secondo chakra); all’orgoglio personale e al senso di rispettabilità sempre reclamata e troppo spesso violata (terzo chakra, del plesso solare), ed infine agli affetti profondi o che si credevano tali (zona del cuore, quarto chakra)

Molte volte, persone di sesso femminile con alle spalle dolori non accettati, angosce ed ansia, a seguito di scansione hanno mostrato la presenza di squilibri energetici e tensioni in queste zone, e le hanno mostrate anche nella zona del seno (collegato sia al chakra del cuore che al plesso solare), in cui energie dense possono ristagnare.

Se si pensa agli esperimenti e agli studi effettuati da Masaru Emoto sui cristalli dell’acqua ghiacciata e sulle differenze di geometrie prodotte sotto l’influenza di pensieri ed emozioni armonici o disarmonici, e se si considera che il seno ha una composizione acquosa superiore alla media del corpo umano, sarà facile comprendere come un periodo prolungato di pensieri di paura, odio, invidia e angoscia possa produrre fumi scuri di energie dense che potranno andare a ristagnare in tale zona e, alla lunga, somatizzarsi in qualche patologia.

Per questo motivo, l'operatore esperto, se a seguito di scansione rinviene una disarmonia in tale zona, esegue sul ricevente un trattamento mirato.

Con riferimento all’area pubica, obiettivamente e statisticamente meno coinvolta da squilibri energetici, potranno essere adottate soluzioni che contemperino l'esigenza di trattare con il rispetto delle usanze sociali e degli schemi mentali di ogni cultura, quali il senso del pudore, che non devono essere violentemente stravolti. Pertanto, com’è prassi anche per molti operatori di massaggio ayurvedico, se non vi sono particolari necessità, conviene lasciare coperta la zona pubica e trattare (al bisogno) ad una leggera distanza, eventualmente aumentando il tempo dell’imposizione delle mani.

Reiki sulle parti intime  - reiki al seno

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La nudità. Una preziosa occasione di lavoro psicospirituale.

Veniamo ora al lato psicologico del tema.

L'accettazione di un trattamento svolto in nudità, può essere un'importante sfida con se stessi, un momento che consente di trovarsi in una situazione in cui osservare (osservazione consapevole) le proprie paure ed i propri schemi mentali introiettati dall'infanzia.

"Questa zona non si tocca", "qui non farti mai toccare", "copriti", "vergognati se sei scoperto", "a meno che ti trovi con tua moglie / tuo marito / con il tuo fidanzato": tutte frasi, comandi, ricevuti dai genitori ed altre persone adulte, tutte cresciute in (e in un certo senso soggiogate da) questo mondo.

Questi comandi hanno una caratteristica: imprimono un dovere di osservarli, l'aspettativa che le cose vadano come il comando dispone. Accade così che, qualora tali comandi vengano disattesi nella vita per qualunque ragione (volontà della persona di agire diversamente, oppure evento generato da altri, ad esempio uno stupro) nella persona interessata si generano malesseri e sensi di colpa.

Si pensi che addirittura uno stupro, se fosse vissuto da una persona che non abbia ricevuto una educazione, non darebbe alcuno dei traumi che si generano nelle vittime (e che gli psicologi ben conoscono). Del resto, basti osservare qualche documentario sul mondo animale dei mammiferi, in cui gli accoppiamenti avvengono in tal modo, per iniziativa del maschio, e non per questo l'animale entra in panico e cambia stile di vita sentendosi leso in una sua parte fondamentale.

L'animale, del resto, vaga nudo senza porsi alcun problema a riguardo.

L'animale non soffre, perché non ha subito l'indottrinamento derivante dall'educazione.

Le cose non possono andare come noi desideriamo. Non possiamo coltivare aspettative di alcun genere. Per questo, ricevere un'educazione fatta di precetti secondo cui "questo DEVE ESSERE così", "questo NON SI DEVE FARE" e similari, significa caricarsi fin dall'infanzia di oneri, di pesi, di doveri nel cercare di fare accadere le cose della propria vita, nonostante gli accadimenti non siano controllabili (o comunque, volendo anche diventare esperti nell'uso della legge di attrazione, non sono del tutto controllabili).

 

Da qui l'occasione per un'importante realizzazione: per quanto certi eventi e certi gesti (quali una molestia sessuale o finanche un tentativo di stupro) siano evidentemente da disapprovare e condannare, essi restano meri fatti, frutto di decisioni di un essere che si è sentito dentro di fare così. Ma il dolore, il disagio, la resistenza, è sempre dentro la persona che lo prova.

Provi l'aspirante paziente di un trattamento reiki ad osservarsi internamente ed a chiedersi come mai, che cosa si ribella nel momento in cui venisse a sapere che per ricevere un trattamento reiki è necessario spogliarsi.

Ragioni di carattere spirituale, questioni di teoria energetica, oppure soltanto quelle vecchie frasi del tipo "questa zona deve restare coperta"?

E allora, perché - invece di andare a vagare sul web per cercare siti di insegnanti che ripudiano il contatto fisico e condannano chi pretende la nudità - non provare, senza giudizi e senza condanne, ad utilizzare l'occasione di un trattamento svolto in tale maniera per lavorare su se stessi, proprio su questo tipo di schemi e di paure?

Perché non ricevere il trattamento in tal modo, realizzando al contempo che ogni disagio che eventualmente sorga altro non è che un'emozione (paura, resistenza, rabbia), e guardare ancora più a fondo per rendersi conto che tali emozioni altro non sono che energie di determinate lunghezze, che vengono liberate dal nostro "sistema" allorché è stato disatteso un comando ("non accettare mai di spogliarti !!") inculcatoci nell'infanzia?

Perché non pensare di avviare un'osservazione di questo tipo, che porterà necessariamente ad una trasmutazione alchemica e al raggiungimento di un nuovo stato di bilanciamento e centratura, con una consapevolezza maggiore?

Al lettore, il compito di darsi una risposta.

Nel Tao Te Ching (il Libro del Tao) si spiega con una meravigliosa chiarezza che colui che riconosce la "malattia" come tale, già da quel momento è sano.

Anni di pratica e di esperienza mi portano, oggi, ad affermare che con "malattia" non si intende una patologia fisica, ma uno schema mentale - emozionale reattivo, un dolore non elaborato, un'emozione repressa. Occorreranno tempo, determinazione ed i giusti aiuti per dissolvere il catrame (tutti ne hanno indosso senza accorgersene), ma già il solo fatto di vederlo, porta la capacità di DISIDENTIFICARSI da quello schema, dolore od emozione. Capacità di dire "ti vedo, ti sento, ti ho identificato. E se ti osservo, io, osservatore, sono altro da te".

In quel momento, l'osservatore sa già, nell'intimo, di essere guarito. Pur soffrendo, potrà decidere di non essere più vittima di quel determinato schema (sia anche quello di reagire con rabbia a chi gli chieda di svestirsi per ricevere un trattamento reiki).

Da quel momento, già sarà sano. Il resto, la sua liberazione definitiva, sarà una mera formalità.

Invece, a fronte di tutto ciò, cosa fanno molti operatori? Consapevoli dell'esistenza di blocchi e resistenze nella maggior parte delle persone (disagio a spogliarsi, paura - anche in parte giustificata - di incappare in persone poco affidabili, ecc), invece di invitarle a lavorare e ad individuare i blocchi e gli schemi che potrebbero essere trasmutati, assecondano tali paure, rendendosi disponibili a trattare tali persone anche vestite.

Il che, volendo fare un esempio, equivale a dire - da parte del direttore di un asilo - ai genitori di un bambino che ha paura del buio:

"Vostro figlio di quattro anni ha una fobia per il buio? Benissimo, iscrivetevi da noi, e vi assicuriamo che non sarà mai spenta la luce e vostro figlio non vedrà mai il buio. Perché noi sappiamo operare in modo corretto".

Con quale risultato? Che quel bambino, terminati gli anni dell'asilo, avrà forse trascorso le giornate in serenità, ma si sarà tenuto lì tutta la sua paura per il buio, ancora tutta da affrontare.

Analogamente avviene con eventuali disagi e paure a denudarsi in un trattamento reiki. Le scuole e le associazioni che proclamano ed asseriscono che il trattamento "corretto" non tocca le parti intime e non pretende di spogliare la persona, si comportano come nell'esempio sopra citato: sicuramente trasmettono un senso di serenità ai potenziali interessati, ma non agiscono nel loro maggior interesse.

Inoltre, se il trattamento viene considerato un momento "a sé stante", quasi una "parentesi" nella propria vita in cui lasciarsi andare, affidandosi all'esperta guida del proprio operatore, l'atto fisico dello spogliarsi induce un'apertura a livelli più profondi, in quanto ogni realtà fisica simboleggia realtà profonde e spesso inconsce. Pertanto, se nel momento in cui mi reco a ricevere il mio trattamento (nel quale chiedo di "guarire" dal malessere che sento per le più svariate ragioni), in tale sede - in cui si possono realizzare un'illuminazione speciale, musica ed incenso che contribuiranno a creare un'atmosfera particolare - riesco a decidere di spogliarmi fisicamente, tale gesto indurrà l'inconscio a fare altrettanto, e quindi a rivelarsi e a permettere livelli più profondi di guarigione durante il trattamento.

Nel Reiki, che è una tecnica orientale elastica e personalizzabile, tutto è possibile e tutto viene fatto. In questa Scuola, ragioni di serietà e di rispetto della tradizione pongono la regola che il paziente si presenti con la disponibilità ad "aprirsi" anche offrendosi di ricevere un trattamento senza vestiti. Il resto (se sarà necessario procedere in tal modo) non è problema suo, ma dell'operatore stesso, che cercherà in ogni caso di mettere il ricevente a proprio agio.

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Per ricevere un trattamento reiki occorre spogliarsi? Per ricevere un trattamento reiki devo spogliarmi?

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