Home
Cos'è Reiki
Storia del Reiki
Trattamenti
Corsi Reiki
Ayurveda Reiki
Corsi a distanza
Amethyst Yoga
Meditazione
Tutti i corsi
Letture consigliate
Articoli
Pratica Reiki
FAQ - Domande
L'insegnante
Privacy
Contatti

 

 

REIKI E SENSO DEL PUDORE

IL CONTATTO DELLE MANI SUL CORPO DEL RICEVENTE

_____________________________

Reiki sulle parti intime - trattare le parti intime

Spenderemo qualche riga per trattare un tema piuttosto importante per una corretta pratica di questa tecnica e per il suo efficace funzionamento.

Mikao Usui, fondatore della tecnica Reiki Ryoho, era giapponese.

E' risaputo che in Giappone già esistevano dei metodi curativi molto antichi volti a favorire il fluire dell’energia vitale. In ogni tempio buddista ne venivano insegnati, spesso con l'utilizzo di mantra, simboli e statue di Buddha. Alcuni di questi metodi erano (e sono) basati su determinate tecniche di massaggio e prevalentemente di digitopressione.

E' noto che nella stragrande maggioranza delle famiglie giapponesi si tramandava l'abilità di praticare determinate tecniche curative consistenti nell’esercitare pressioni, picchiettamenti e vari tipi di massaggio con le mani e con le dita lungo tutto il corpo, trattando in particolare determinati punti, considerati di particolare importanza per il corretto fluire dell’energia vitale e corrispondenti a quelli dell’agopuntura cinese.

Vi sono diverse forme di digitopressione oggi praticate, quali ad esempio Shin Tao, Jon shin do e Shiatsu, che differiscono nella combinazione dei diversi punti da trattare e nel numero di pressioni da esercitare in ciascun punto. La tradizione Shiatsu, in particolare, iniziò a svilupparsi in Giappone nel VI secolo d.C., allorché molte nozioni e pratiche di medicina energetica vennero importate dalla cultura cinese.

L'assunto di fondo sottostante a questa tecnica, è che ogni organo del corpo ha un legame e una corrispondenza con altre zone del corpo, aree riflesse specifiche che si presentano come punti sensibili al dolore (come del resto sono i punti di agopuntura).

La tradizione giapponese (in cui Reiki Ryoho è stato messo a punto) risulta quindi legata e connessa ad altre tradizioni orientali imperniate sull’energia vitale (il prana, chi o ki di Rei – Ki), quali lo Shiatsu (appena citato), il massaggio cinese Tuina, l’agopuntura cinese, ma anche tradizioni appartenenti a paesi più lontani, quali ad esempio la medicina Ayurvedica dell'India.

In quest’ultima e in particolare nel massaggio ayurvedico Marmabhyangam, si prendono in considerazione 107 punti (detti punti marma, raffigurati nell'illustrazione seguente; alcuni scritti antichi comunque ne indicano in numero maggiore) che vengono trattati con movimenti della mano, e talvolta anche con altre parti del corpo quali le nocche delle mani e i gomiti. Si trattano determinati punti, selezionati a seconda della necessità, oppure tutti i punti in un’unica seduta della durata di circa 80 minuti, allo scopo di vitalizzare e dare energia a tutto l’organismo.

I punti marma vengono, in definitiva, a coincidere con i più importanti punti conosciuti dalla medicina cinese ed usati sia nel massaggio Tuina che nella tradizione Shiatsu.

Nel massaggio ayurvedico, i trattamenti vengono usualmente eseguiti a corpo nudo, benché (a seconda del trattamento da effettuare e anche della struttura in cui si opera) spesso si consenta di tenere coperta l’area pubica.

Com’è evidente da un’analisi dalle mappe, nella zona del tronco e del torace (in cui si trovano, tra l’altro, gli organi stessi del corpo umano: cuore, stomaco, polmoni, ecc), sono presenti in superficie molti punti energetici che richiedono di essere trattati, secondo queste tecniche, con un’azione fisica.

Tornando al Reiki (la cui tecnica è pur sempre stata messa a punto in questo contesto, in cui – lo si ricorda – ogni famiglia giapponese praticava la digitopressione sui punti energetici), possiamo aggiungere che – per quel poco che si sa della vita di Mikao Usui – lo stesso era solito trattare le persone utilizzando d’abitudine solo la mano destra, mentre utilizzava entrambe le mani per trattare le cd. parti gemelle.

Con questo termine ci si riferisce a tutti gli organi doppi: occhi, polmoni, reni, e anche la zona del seno (in cui vi sono alcuni punti che richiederebbero un trattamento). Altro elemento che porta ad accomunare reiki alle altre tecniche orientali di guarigione.

Inoltre - sempre restando al Reiki - ci è stato tramandato un documento il cui contenuto si vuole far risalire allo stesso Mikao Usui: il Reiki Ryoho Hikkei. Tale documento è un manuale di 68 pagine che veniva dato agli allievi di primo livello della Reiki Ryoho Gakkai (la Scuola fondata da Mikao Usui) e contiene, tra le altre cose, alcune istruzioni pratiche per gli allievi, al fine di impostare un trattamento.

Ebbene, nel Reiki Ryoho Hikkei, non soltanto si prescrive di trattare l'intera zona toracica (addirittura attraverso una puntuale marcatura dei numeri delle vertebre toraciche al fine di individuare le relative costole della zona polmonare da trattare), ma - in caso di esigenza specifica - si individua il seno femminile come zona da trattare.

Ogni interessato potrà leggerne il contenuto a questo link (si aprirà finestra a parte).

Cos’è accaduto oggi nella pratica del Reiki?

E’ accaduto che con la sua diffusione di massa in occidente (iniziata da parte della maestra Takata), al fine di diffonderne la pratica, si è provveduto a sfrondarlo di molti suoi aspetti che avrebbero potuto essere di ostacolo al suo utilizzo. Così, oltre a diminuire l’attenzione posta sul cammino spirituale e sulla meditazione (aspetti del tutto persi dagli anni ’90), si sono “ritoccate” le procedure, si sono stabiliti degli schemi di posizioni (tra cui quello proposto nel manuale di questa Scuola, che comunque non è l’unico) e si è cercato di codificare una tecnica semplice e standardizzata che potesse essere accettata dal maggior numero di persone di ogni cultura, usanza e religione.

Così, a poco a poco i divieti si sono fatti più stringenti.

Dapprima, si è detto che la persona da trattare può restare tranquillamente vestita e che, in ogni caso, se si devono trattare le cd. parti intime (zona genitale e - per la donna - il seno) sarà indispensabile concordare dall’inizio la modalità del trattamento e ottenere il consenso, fermo restando in ogni caso che ci si dovrà astenere dal trattare certe zone laddove la sola idea possa mettere in imbarazzo il ricevente.

Successivamente (e fino ai giorni nostri), diversi operatori, anche presenti sul web, diffondono l'idea per la quale sarebbe addirittura vietato eseguire trattamenti in nudità o comunque andare a contatto con le parti intime. Questo divieto è stato addirittura trasposto in qualche "codice etico" di scuole o associazioni che minacciano l'espulsione all'operatore che si permetta di sfiorare una zona comunemente ritenuta "intima" (fortunatamente questa epidemia culturale è rimasta sotto controllo, e gli autori antichi e moderni di testi sul Reiki non sono ancora stati contagiati da questo movimento "puritanista").

Qualche considerazione, a questo punto, è d’obbligo.

Chi oggi (uomo o donna), apprezzando l’efficacia e la profondità culturale di tecniche terapeutiche orientali, si reca a ricevere una seduta di massaggio ayurvedico, non solleva obiezioni a ricevere il trattamento in totale nudità né a farsi eseguire manipolazioni su quasi ogni parte del corpo, compresa la zona toracica.

Certamente, sottoporsi ad un tale trattamento diventa una scelta e la prima volta può essere vista come l’opportunità di fare un’esperienza nuova, che forse non sarà ripetuta, ma nemmeno demonizzata, dal momento che ciò a cui ci si sottoporrà, è “la procedura”.

Nonostante la “procedura” possa risultare un po’ invasiva, attorno al termine Ayurveda resta un alone di rispetto e una connotazione di serietà, come del resto accade per tutte le tecniche di digitopressione.

Nel Reiki, come in queste tecniche, si lavora analogamente con l’energia. Quello che spesso oggi non si considera (o forse, volutamente si tace per evitare un dimezzamento della clientela e degli aspiranti allievi), è che i punti energetici ed i canali attraverso cui Reiki scorre, sono gli stessi presi in considerazione dalla medicina cinese e da quella ayurvedica.

I blocchi che possono crearsi a seguito di traumi emozionali, carenze affettive e quant’altro, e che possono somatizzarsi in un disturbo fisico, si creano negli stessi canali energetici e negli stessi punti che vengono trattati nella digitopressione, nell’agopuntura e nel massaggio ayurvedico.

L'unica differenza con tali tecniche, è che nel Reiki, per inviare energia a tali punti, sparsi su tutto il corpo (che nelle altre tecniche vengono massaggiati a pelle scoperta), si impone la mano (il palmo e in casi particolari le dita) a contatto della zona in cui questi punti si trovano. Il palmo deve essere appoggiato al di sopra, dopo avere attivato o comunque rinforzato la trasmissione dell'energia attraverso un'adeguata centratura. L'energia, con i suoi tempi, fluirà e penetrerà dove serve, quanto serve e quanto basta. Ma deve essere instradata.

Si segnala altresì che in alcune branche del Reiki fedeli alla tradizione (ad es. il Komyo, dal sottoscritto praticato), si ammette ancora oggi la manipolazione:

Uchite-chiryoho ovvero picchiettamento;

Nadete-chiryoho ovvero strofinamento;

Oshite-chiryoho ovvero tecnica di agopressione

tutte da svolgersi con le mani sul corpo del ricevente.

Si inizierà forse a comprendere la vera tecnica del Reiki e quanto, negli ultimi anni, se ne sia distorto ed alleggerito l'utilizzo sia sul piano spirituale che sul piano pratico.

Se, a questo punto, rammentiamo che il flusso dell’energia è massimo quando la mano dell’operatore tocca la pelle del ricevente e diminuisce allontanando la mano oppure frapponendo dei tessuti tra la mano e il corpo del ricevente, diventerà evidente che lasciare vestita una parte importante come la zona alta del tronco – sia pur per coprire il seno nella donna – provocherà una sensibile diminuzione di energia.

Chi scrive è perfettamente a conoscenza del fatto che in Cina e Giappone, ogni pratica energetica e manipolativa di massaggio (Shiatsu e Tuina) veniva svolta usualmente sul corpo coperto da un indumento, solitamente un panno, e che anche il collo e il volto non facevano eccezione. Tale uso derivava dall'etica dominante in quei paesi e dal fatto che, molto spesso, i massaggi venivano svolti in grandi stanze su molte persone contemporaneamente, tutte nella possibilità di guardarsi reciprocamente.

Oggi, almeno per quanto riguarda il panorama del massaggio Tuina effettuato in occidente, le cose sono cambiate; anche nella pratica Shiatsu, laddove si preferisca e la sessione sia ricevuta individualmente in un contesto di riservatezza, gli indumenti possono essere rimossi per la schiena così come per massaggi particolari, anche alla zona del seno. Si precisa sempre, in ogni caso, che l'eventuale indumento indossato sia sottile ed aderente, in modo tale da non ostacolare la ricerca dei punti energetici e la percezione energetica degli stessi operatori.

Tornando a focalizzarci su Reiki, prendendo atto di quanto esposto, vi è da dire che, se oltre alla barriera del vestiario (che talvolta non si vuole rimuovere e che costringe l'operatore a decidere se mettere alla porta il richiedente o fare sacrifici per trattarlo vestito), non si dovesse consentire all’operatore neppure di trattare a contatto fisico e si dovesse richiedergli di tenere la mano a distanza per evitare imbarazzo alla ricevente, ecco che si verifica un altro calo di energia, che, sommato al primo, rende il trattamento su tutta quella zona quasi del tutto inefficace.

Questo, tuttavia, è ciò che purtroppo avviene presso molti operatori.

Il tutto, a differenza del massaggio ayurvedico, o Tuina (come svolto in occidente), soltanto perché la persona non riesce a comprendere per quale motivo le siano rivolte certe richieste, dal momento che amici, conoscenti ed altri Reiki Master le hanno spiegato che "quando si riceve Reiki, si resta vestiti e non si viene toccati". Ma in un'epoca in cui si diventa Reiki Master leggendo pochi fogli di pdf inviati a distanza da un insegnante che non si è mai incontrato e senza mai aver ricevuto un trattamento manuale; in un'epoca che ha ereditato le "concessioni" e le limature spesso fatte per rendere questa tecnica più "accettabile" da ogni individuo, ci si può anche aspettare che chi insegna Reiki oggi, affermi ciò in assoluta buona fede. Il problema è che così facendo, si va ingenerando un'idea di Reiki che non corrisponde alla sua concezione originale e che - soprattutto - in molti casi non produrrà trattamenti efficaci.

E’ pur vero che (come qualcuno potrà sostenere) l’energia è "intelligente", raggiunge l’aura e – in modo indiretto e mediato – avrà modo di raggiungere comunque la parte. Ma è altrettanto vero che se ciò avviene, richiede tempi comunque molto più lunghi dei tre minuti di cui l’operatore (che effettua un trattamento completo) normalmente dispone per trattare una singola zona.

______________

 

L'obiezione che talvolta viene proposta è la seguente:

"Dato che è possibile inviare Reiki a distanza (da parte di chi sia iniziato al secondo livello) e dato che è ormai comprovato che l'energia nel trattamento a distanza viene percepita anche in casi di enormi distanze e con la persona vestita, com'è possibile affermare che in un trattamento con la persona presente, un centimetro di distanza o un tessuto possano diminuire la performance del trattamento?"

 

Ebbene, tale obiezione, perfettamente legittima, viene dissolta allorché si comprenda il diverso funzionamento di Reiki nel trattamento a distanza e in quello con la persona presente.

A distanza, l'operatore esegue una meditazione in cui si riconnette con uno stato di consapevolezza interiore che supera i limiti di spazio e tempo (questo è il vero significato del "Terzo Simbolo", su cui l'operatore medita prima di inviare Reiki, e che volgarmente viene definito "Simbolo per inviare a distanza")

Ciò che si verifica nel trattamento a distanza non ha ancora trovato una spiegazione, proprio perché voluto e deciso (da inviante e ricevente) da livelli che superano quello della mente umana che si ostina a cercare di comprendere. Ci si può in ogni caso rifare agli approdi della fisica quantistica e al cosiddetto entanglement, principio secondo il quale, in un campo, modificando una particella, simultaneamente si produce una modificazione in un'altra zona.

Ora, nulla vieterebbe (in teoria) di trattare una persona presente nella stanza, vestita restando a distanza anche di alcuni metri, utilizzando la modalità del trattamento a distanza.

In pratica, però, ciò è quasi impossibile.
Inviare energia a distanza, è un procedimento che (sebbene da qualcuno banalmente definito come semplice e spontaneo) richiede all'operatore le condizioni migliori per isolarsi dalla realtà materiale e poter dimorare in strati di sé più sottili. Quasi sempre (eccettuato il caso dei cosiddetti cerchi di luce, composti da persone addette ai lavori, preparate, iniziate al reiki ed abituate a meditare) è necessaria la solitudine ed una postura di raccoglimento (sia la posizione da seduti, sia quella del loto denominata siddhasana, o la posizione seiza adottata dai giapponesi che prevede di sedersi in ginocchio sui propri talloni, o altra).
L'operatore che si trovi a trattare una persona presente deve impegnare le proprie risorse nel focalizzare il flusso di energia nelle braccia e nelle mani (strumento che utilizza per passarla al ricevente); deve quindi restare in piedi per un'ora cercando di aggiustare la propria postura in modo da non provare intensi dolori che influirebbero sul trattamento. A fronte di tutto questo, eseguire contemporaneamente la meditazione a distanza, è operazione che dividerebbe l'attenzione e le energie dell'operatore, disperdendole e che onererebbe l'operatore di un'impresa faticosa ed estenuante assolutamente insensata, dal momento che dovrebbe essere intrapresa soltanto per accondiscendere a convinzioni e paure del ricevente (che sono proprio ciò che Reiki nella sua versione più "pura" mira a dissolvere).

______________

 

Quanto detto sulla necessità della nudità e del contatto, a rigore, vale anche per la zona pubica, sia nell’uomo che nella donna. Tuttavia vi è qualche differenza.

La zona pubica e il primo chakra (Muladhara), energeticamente parlando, presenta solitamente minori problemi rispetto a quella toracica. L’opportunità di trattarla si ravvisa raramente, in casi quali ad esempio quello di disfunzioni o patologie locali. Tra l'altro, i punti marma corrispondenti vengono esaurientemente trattati attraverso la posizione a "V" sull'inguine e la posizione a "T" sul coccige, in uso negli schemi adottati da questa Scuola.

Invece, la zona del tronco, energeticamente parlando, è sicuramente più vulnerabile per l'essere umano nella sua vita quotidiana. Anche restringendo lo sguardo ai sette chakra principali, nella zona del tronco vi si trovano centri energetici legati alle passioni e alle emozioni forti (secondo chakra); all’orgoglio personale e al senso di rispettabilità sempre reclamata e troppo spesso violata (terzo chakra, del plesso solare), ed infine agli affetti profondi o che si credevano tali (zona del cuore, quarto chakra)

Molte volte, persone di sesso femminile con alle spalle dolori non accettati, angosce ed ansia, a seguito di scansione hanno mostrato la presenza di squilibri energetici e tensioni in queste zone, e le hanno mostrate anche nella zona del seno (collegato sia al chakra del cuore che al plesso solare), in cui energie dense possono ristagnare.

Se si pensa agli esperimenti e agli studi effettuati da Masaru Emoto sui cristalli dell’acqua ghiacciata e sulle differenze di geometrie prodotte sotto l’influenza di pensieri ed emozioni armonici o disarmonici, e se si considera che il seno ha una composizione acquosa superiore alla media del corpo umano, sarà facile comprendere come un periodo prolungato di pensieri di paura, odio, invidia e angoscia possa produrre fumi scuri di energie dense che potranno andare a ristagnare in tale zona e, alla lunga, somatizzarsi in qualche patologia.

Per questo motivo, l'operatore esperto, se a seguito di scansione rinviene una disarmonia in tale zona, esegue sul ricevente un trattamento mirato.

Con riferimento all’area pubica, obiettivamente e statisticamente meno coinvolta da squilibri energetici, potranno essere adottate soluzioni che contemperino l'esigenza di trattare con il rispetto delle usanze sociali e degli schemi mentali di ogni cultura, quali il senso del pudore, che non devono essere violentemente stravolti. Pertanto, com’è prassi anche per molti operatori di massaggio ayurvedico, se non vi sono particolari necessità, conviene lasciare coperta la zona pubica e trattare (al bisogno) ad una leggera distanza, eventualmente aumentando il tempo dell’imposizione delle mani.

Trattamenti Reiki (Reiki sessions)

Dimostrazione di un trattamento Reiki completo, includente antiche tecniche appartenenti alla tradizione Reiki quali sfregamenti, battimenti ed agopressioni.

 

(Cliccando, il video si aprirà in nuova finestra)

   Reiki sulle parti intime  - reiki al seno

________________________________________

Urge a questo punto una debita precisazione.

Nell'antica concezione orientale del corpo, non esiste morbosità. In tale concezione, chi lavora sul corpo dell'altro non è dominato da schemi tali che possano portarlo a sentirsi disgustato (o viceversa, eccessivamente attratto) da parti del corpo del paziente.

Trattasi di una concezione, che comunque è sorta in tempi diversi.

Corre voce che in America, un insegnante di yoga che si permetta di toccare il corpo di un'allieva per cercare di correggerne la posizione, rischi una probabile denuncia per molestia o violenza sessuale. Evidentemente l'etica e il diritto in tale contesto si sono in tal modo trasformati per necessità, dal momento che saranno sicuramente stati rilevati casi molestia dovuta ad abuso del proprio ruolo.

Ove questa morbosità fosse presente nell'operatore (nel nostro caso, nell'operatore Reiki), si deve sapere che a costui verrebbe a mancare la necessaria lucidità per proseguire il trattamento. Non sono infrequenti i casi di operatori (non solo di Reiki) che insistono per ottenere un trattamento in nudità di una persona da cui si sentono attratti e poi (qualunque assetto siano riusciti ad ottenere dalla persona trattata) indugiano in modo eccessivo, soffermandosi per tempi interminabili, sulle parti intime.

E' evidente che un tale operatore si muoverebbe al di fuori del Sentiero del Reiki.

Nell'ipotesi migliore, in tal caso, chi tratta sta concedendo a se stesso un momento di intenso godimento per il sentirsi finalmente a contatto con le parti del corpo dell'altra persona. Quello - inconsciamente - diventa il movente del trattamento, la motivazione che ha spinto a proporlo, o a pubblicare un annuncio, o finanche ad apprendere il metodo Reiki. Quello schema, tuttavia, non appena si riveli distorsivo, è incompatibile con l'essere operatori Reiki ed andrà dissolto al più presto.

Ogni persona che sia giunta a questo punto nella lettura di questo articolo, è invitata a comprendere chiaramente questo: chiunque decida di iscriversi ad un corso (primariamente, al nostro) si astenga dal farlo qualora creda che frequentandolo acquisirà uno strumento per dar libero sfogo alle proprie pulsioni nascoste.

A prescindere dal fatto che in ogni corso i trattamenti avverranno con le persone vestite, è opportuno rendersi conto da tutto quanto esposto che la discrezionalità nel decidere se richiedere che il ricevente si spogli completamente, dipende dal percorso spirituale svolto, dall'assetto emozionale ed energetico nonché dal livello evolutivo dell'operatore.

Come nel massaggio Ayurvedico, anche nel Reiki vi sono operatori, non necessariamente anziani di età, i quali, in seguito ad anni di pratica e di abitudine, possono svolgere trattamenti indifferentemente a corpo nudo o vestito riuscendo a mantenere un centramento mentale ed emozionale e potranno pertanto (con il consenso del ricevente) consigliare in quali condizioni sia più opportuno ricevere il trattamento.

E' molto improbabile (e mi sentirei di dire che sia impossibile) che a fare questo possa essere una persona alle prime armi con il Reiki.

Questo rischio è anche la ragione per cui la maggioranza delle scuole e delle associazioni reiki promulga pubblicamente la regola che la persona ricevente non debba mai spogliarsi. E' un invito alla prudenza che viene dopo la constatazione della situazione effettiva dell'essere umano medio, certamente non "puro":

Tanti giovani, addirittura ragazzini, ma anche persona di età avanzata, che nella loro vita sono rimasti molto passionali (trattenendo in sé ogni tipo di morbosità) hanno oggi la possibilità di ricevere non solo il primo livello, ma tutti e tre, in pochi mesi o addirittura a distanza. Talvolta anche presso il sottoscritto si sono presentate persone, allieve di altri insegnanti, che durante gli scambi ci hanno "dato dentro" visibilmente mostrando segni di estasi o di eccitamento pur con la persona vestita.

Ebbene, per quanto non si richieda che l'operatore Reiki sia un illuminato e per quanto non si debba negare il proprio modo di sentirsi (e di eventualmente accendersi di fronte a ciò che si considera il Bello) va da sé che chi è alle sue prime esperienze con Reiki, non può in alcun modo sentirsi autorizzato a pretendere da una persona sconosciuta, o comunque che non conosce il metodo Reiki - la nudità.

Ciò che ha spinto la stesura di questo articolo esplicativo volto a sottolineare l'importanza di un contatto anche diretto sulla pelle di ogni zona del corpo, è unicamente la volontà di segnalare la necessità che - pur senza negare la parte umana di ogni persona e quindi anche di ogni operatore - chi opera con il Reiki possa fare tutto quel che è necessario per la buona riuscita del trattamento, senza sentirsi obbligato a rinunciare a qualcosa per accondiscendere a timori ingiustificati del ricevente. L'operatore deve essere libero di poter fare tutto ciò che è necessario, senza aggiungere, ma senza nemmeno togliere ciò che si profila come opportuno.

Ma per decidere questo, per valutare e finanche percepire (a livello intuitivo) cosa possa essere più utile in ogni singolo caso (non importa se con la donna, l'uomo, la persona anziana o l'adolescente) è necessario che dentro l'operatore vi sia pace e silenzio.

Per quanto ogni indumento e ogni centimetro di distanza diminuiscano il flusso di energia, il trattamento, in qualche modo, opera comunque. Per l'operatore esperto, che abbia lavorato a lungo su se stesso, valgano i seguenti criteri:    Reiki sulle parti intime  - reiki al seno

1 – spiegare, nel modo più chiaro possibile:

          - la parentela di Reiki con altre tecniche olistiche orientali, il “lavoro” su determinati punti energetici situati in tutte le zone del corpo;

          - che l’energia scorre alla massima intensità laddove vi sia un contatto diretto e diminuisce se si solleva la mano;

          - che l’energia diminuisce anche in presenza di strati di vestiario, in particolare se sintetici (si segnalerà che questi ultimi, tra l’altro, potrebbero fare arrossare la pelle);

2 – ciò premesso, rassicurare comunque il paziente sul fatto che in ogni caso, il trattamento reiki deve essere un momento di rilassamento e di abbandono per il ricevente, che deve restare a suo agio e non certamente in preda a disagi, tensioni e resistenze, e che pertanto la modalità con cui effettuare il trattamento in tali zone sarà concordata e - qualora non fornisca la disponibilità richiesta - il trattamento non si svolgerà e lo stesso sarà invitato a cercare altro operatore;

3 – in presenza di un ricevente donna, nel caso in cui la stessa preferisca restare coperta, un’indicazione molto valida potrà essere quella di invitarla a togliere indumenti intimi stretti (es. il reggiseno) e di coprire il corpo con un solo indumento non sintetico, come ad esempio una maglietta di cotone (oppure, per chi sia in casa propria, una camicia da notte). In tal modo, si avrà una sola barriera ed inoltre ogni parte del corpo sarà rilasciata, senza compressioni, consentendo un più libero fluire dell’energia e soprattutto all'energia del trattamento Reiki di entrare.

4 - agire in ogni caso con la massima cautela: è facile rischiare che il ricevente fraintenda e pensi di avere a che fare con un operatore mentalmente disturbato. Piuttosto si interrompa il trattamento e l'incontro, ma non si insista e non si agisca senza aver previamente ottenuto il consenso su ogni possibile operazione.

 

______________________________________

La nudità. Un lavoro psicospirituale.

L'accettazione di un trattamento svolto in nudità (che sia effettuato da un operatore che abbia lavorato a lungo su di sè, trasmutando le proprie pulsioni più profonde e connaturate all'essere umano), può essere un'importante sfida con se stessi, un momento che consente di trovarsi in una situazione in cui osservare (osservazione consapevole) le proprie paure ed i propri schemi mentali introiettati dall'infanzia.

"Questa zona non si tocca", "qui non farti mai toccare", "copriti", "vergognati se sei scoperto", "a meno che ti trovi con tua moglie / tuo marito / con il tuo fidanzato": tutte frasi, comandi, ricevuti dai genitori ed altre persone adulte, tutte cresciute in (e in un certo senso soggiogate da) questo mondo.

Questi comandi hanno una caratteristica: imprimono un dovere di osservarli, l'aspettativa che le cose vadano come il comando dispone. Accade così che, qualora tali comandi vengano disattesi nella vita per qualunque ragione (volontà della persona di agire diversamente, oppure evento generato da altri, ad esempio uno stupro) nella persona interessata si generano malesseri e sensi di colpa.

Si pensi che addirittura uno stupro, se fosse vissuto da una persona che non abbia ricevuto una educazione, non darebbe alcuno dei traumi che si generano nelle vittime (e che gli psicologi ben conoscono). Del resto, basti osservare qualche documentario sul mondo animale dei mammiferi, in cui gli accoppiamenti avvengono in tal modo, per iniziativa del maschio, e non per questo l'animale entra in panico e cambia stile di vita sentendosi leso in una sua parte fondamentale.

L'animale, del resto, vaga nudo senza porsi alcun problema a riguardo.

L'animale non soffre, perché non ha subito l'indottrinamento derivante dall'educazione.

Le cose non possono andare come noi desideriamo. Non possiamo coltivare aspettative di alcun genere. Per questo, ricevere un'educazione fatta di precetti secondo cui "questo DEVE ESSERE così", "questo NON SI DEVE FARE" e similari, significa caricarsi fin dall'infanzia di oneri, di pesi, di doveri nel cercare di fare accadere le cose della propria vita, nonostante gli accadimenti non siano controllabili (o comunque, volendo anche diventare esperti nell'uso della legge di attrazione, non sono del tutto controllabili).

 

Da qui l'occasione per avere un'importante realizzazione: per quanto certi eventi e certi gesti (quali uno stupro o le "avances" di un pervertito) siano totalmente disallineati dalla luce (e definibili dai più come "cattivi", "crudeli" oppure "orripilanti"), essi restano meri fatti, frutto di decisioni di un essere che si è sentito dentro di fare così. Ma il dolore, il disagio, la resistenza, è sempre dentro chi lo prova.

Provi l'aspirante paziente di un trattamento reiki (o l'aspirante allievo, che dovrà comunque ricevere un trattamento) ad osservarsi internamente ed a chiedersi come mai, che cosa si ribella nel momento in cui venisse a sapere che per ricevere un trattamento reiki è necessario spogliarsi.

Ragioni di carattere spirituale, questioni di teoria energetica, oppure soltanto quelle vecchie frasi del tipo "questa zona deve restare coperta"?

E allora, perché - invece di andare a vagare sul web per cercare siti di insegnanti che ripudiano il contatto fisico e condannano chi pretende la nudità - non provare, senza giudizi e senza condanne, ad utilizzare l'occasione di un trattamento svolto in tale maniera per lavorare su se stessi, proprio su questo tipo di schemi e di paure?

Perché non ricevere il trattamento in tal modo, realizzando al contempo che ogni disagio che eventualmente sorga altro non è che un'emozione (paura, resistenza, rabbia), e guardare ancora più a fondo per rendersi conto che tali emozioni altro non sono che energie di determinate lunghezze, che vengono liberate dal nostro "sistema" allorché è stato disatteso un comando ("non accettare mai di spogliarti !!") inculcatoci nell'infanzia?

Perché non pensare di avviare un'osservazione di questo tipo, che porterà necessariamente ad una trasmutazione alchemica e al raggiungimento di un nuovo stato di bilanciamento e centratura, con una consapevolezza maggiore?

Al lettore, il compito di darsi una risposta.

Nel Tao Te Ching (il Libro del Tao) si spiega con una meravigliosa chiarezza che colui che riconosce la "malattia" come tale, già da quel momento è sano.

Anni di pratica e di esperienza mi portano, oggi, ad affermare che con "malattia" non si intende una patologia fisica, ma uno schema mentale - emozionale reattivo, un dolore non elaborato, un'emozione repressa. Occorreranno tempo, determinazione ed i giusti aiuti per dissolvere il catrame (tutti ne hanno indosso senza accorgersene), ma già il solo fatto di vederlo, porta la capacità di DISIDENTIFICARSI da quello schema, dolore od emozione. Capacità di dire "ti vedo, ti sento, ti ho identificato. E se ti osservo, io, osservatore, sono altro da te".

In quel momento, l'osservatore sa già, nell'intimo, di essere guarito. Pur soffrendo, potrà decidere di non essere più vittima di quel determinato schema (sia anche quello di reagire con rabbia a chi gli chieda di svestirsi per ricevere un trattamento reiki).

Da quel momento, già sarà sano. Il resto, la sua liberazione definitiva, sarà una mera formalità.

Invece, a fronte di tutto ciò, cosa fanno molti operatori? Consapevoli dell'esistenza di blocchi e resistenze nella maggior parte delle persone (disagio a spogliarsi, paura - anche in parte giustificata - di incappare in persone poco affidabili, ecc), invece di invitarle a lavorare e ad individuare i blocchi e gli schemi che potrebbero essere trasmutati, assecondano tali paure, rendendosi disponibili a trattare tali persone anche vestite.

Il che, volendo fare un esempio, equivale a dire - da parte del direttore di un asilo - ai genitori di un bambino che ha paura del buio:

"Vostro figlio di quattro anni ha una fobia per il buio? Benissimo, iscrivetevi da noi, e vi assicuriamo che non sarà mai spenta la luce e vostro figlio non vedrà mai il buio. Perché noi sappiamo operare in modo corretto".

Con quale risultato? Che quel bambino, terminati gli anni dell'asilo, avrà forse trascorso le giornate in serenità, ma si sarà tenuto lì tutta la sua paura per il buio, ancora tutta da affrontare.

Analogamente avviene con eventuali disagi e paure a denudarsi in un trattamento reiki. Le scuole e le associazioni che proclamano ed asseriscono che il trattamento "corretto" non tocca le parti intime e non pretende di spogliare la persona, si comportano come nell'esempio sopra citato: sicuramente trasmettono un senso di serenità ai potenziali interessati, ma non agiscono nel loro maggior interesse.

Inoltre, se il trattamento viene considerato un momento "a sé stante", quasi una "parentesi" nella propria vita in cui lasciarsi andare, affidandosi all'esperta guida del proprio operatore, l'atto fisico dello spogliarsi induce un'apertura a livelli più profondi, in quanto ogni realtà fisica simboleggia realtà profonde e spesso inconsce. Pertanto, se nel momento in cui mi reco a ricevere il mio trattamento (nel quale chiedo di "guarire" dal malessere che sento per le più svariate ragioni), e se in tale sede - svolta eventualmente con un'illuminazione speciale, musica ed incenso che contribuiranno a creare un'atmosfera particolare - riesco a decidere di spogliarmi fisicamente, tale gesto indurrà l'inconscio a fare altrettanto, e quindi a rivelarsi e a permettere livelli più profondi di guarigione durante il trattamento.

Nel Reiki, che è una tecnica orientale elastica e personalizzabile, tutto è possibile e tutto viene fatto. In questa Scuola, ragioni di serietà e di rispetto della tradizione pongono la regola che il paziente si presenti con la disponibilità ad "aprirsi" anche offrendosi di ricevere un trattamento senza vestiti. Il resto (se sarà necessario procedere in tal modo) non è problema suo.

___________________________

Immaginiamoci, per finire, il caso di una ricevente donna, che (a seguito di una scansione effettuata) risulti bisognosa di ricevere molta energia nella zona del cuore e del plesso solare. La stessa - per ignoranza, informazione scorretta o pregiudizi e timori radicati - potrebbe pretendere di sottoporsi al trattamento rivestita da un reggiseno molto stretto, contenente fibra sintetica, spesso e magari imbottito, con tanto di orli che percorrerebbero anche il centro dello sterno, oltre che da altro capo di indumento, quale ad esempio una camicia nella zona alta, e magari  addirittura i jeans alla vita, con tanto di cerniere, spessori e bottone (l'immagine a fianco è emblematica).

E' chiaro che in un tale caso (realmente presentatosi al sottoscritto), anche trattando a contatto, l'energia risulta drasticamente frenata, tanto da scorrere al 15 - 20% del suo potenziale. Ebbene, con riferimento ad un caso simile, non si vuole affermare che il trattamento non potrà eseguirsi, ma è necessario precisare ed informare che per poter realizzare un invio di energia efficace, sarebbe necessario prolungare il tempo di erogazione del quintuplo (5x). Per esemplificare, nell'ipotesi in cui fossero stati sufficienti tre minuti a contatto con la pelle, sarebbe necessario restare in posizione distaccata su corpo vestito per ben quindici minuti a posizione.

Saranno ovviamente l'intuito e la percezione energetica ad informare l'operatore esperto del momento in cui l'invio si potrà dire completo, ma in genere i tempi aumentano secondo quanto indicato.

Opererebbe così, sulla medesima persona, un agopunturista?

Tratterebbe così, un operatore di massaggio ayurvedico?

Con tutto lo stato meditativo, il centramento, la connessione all'Universo, la preghiera, l'amore  e l'apertura del cuore possibile, un operatore compassionevole che senta la vocazione a donarsi per il benessere del suo prossimo, cercherà comunque di aiutare con il Reiki una persona sofferente che - imbrigliata da pregiudizi, luoghi comuni e paure - si sottoponga al trattamento in siffatto modo. L'amore non conosce confini, ma se l'amore fosse guidato da adeguata saggezza, un saggio operatore cercherebbe di atteggiarsi in modo tale da spingere una siffatta persona a dissolvere le paure che la portano a stendersi vestita sul lettino da massaggio. Si spera che - con la collaborazione di altri operatori sensibili al problema - in tempi non lontani si riesca a dare una corretta informazione su Reiki, in modo che situazioni come quella mostrata in figura non abbiano più a verificarsi.

 

reiki e parti intime - contatto - spogliarsi svestirsi - corpo nudo

reiki e parti intime  - toccare le parti intime - reiki al seno - trattare il seno

Per ricevere un trattamento reiki occorre spogliarsi? Per ricevere un trattamento reiki devo spogliarmi?

 

Per ricevere un trattamento reiki mi devo spogliare? Ricevere un trattamento Reiki senza vestiti. La nudità nel reiki.   Per ricevere un trattamento reiki occorre denudarsi?

Corsi Reiki Milano - Trattamenti Reiki Milano - Corsi Reiki Piacenza - Trattamenti Reiki a domicilio - Corsi Reiki a domicilio