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Reiki ed esoterismo indiano.

Il dio Shiva. La dea Kalì. Atlantide e Lemuria.

Si parla spesso di Reiki come tecnica originaria del Giappone.

Diversi sono gli autori, oggi, che pretendono di essere a conoscenza delle "vere" tecniche che il "fondatore" Usui avrebbe applicato ai suoi tempi, tecniche poi modificatesi negli anni.

Addirittura, oggi si assiste ad una spaccatura tra la scuola tradizionale Usui Shiki Ryoho (il metodo Usui, portato avanti e a tutt'oggi rappresentato dalla Reiki Alliance) e nuove correnti di Reiki che affermano di essere rimaste in possesso delle tecniche "antiche" usate da Usui: il Komyo Reiki e il cosiddetto "Japanese Reiki".

Sicuramente, nel corso dei decenni, le tecniche messe a punto da Mikao Usui hanno subito modifiche, in parte, forse, a causa di troppa superficialità e di scarsa attenzione, in parte deliberate nel tentativo e nella convinzione di migliorare. E sicuramente riveste interesse (quantomeno sotto il profilo culturale) cercare di risalire alla prassi ed alle tecniche adottate in origine.

Tuttavia, molto spesso, l'accento posto sull'attività di Mikao Usui e sull'origine giapponese del Reiki si rivela eccessivo, finendo con il nascondere l'evidenza (tanto reale quanto attestata dall'esperienza e dalla storia dello stesso Usui) che lo stesso è stato soltanto colui che ha riscoperto la canalizzazione dell'energia, attribuendo a questo insieme di tecniche il nome Rei-ki, tratto dalla propria lingua originaria.

Mikao Usui, infatti, risulta essersi ispirato alla millenaria tradizione orientale, avendo trascorso anni nella ricerca e nella lettura di testi antichi contenenti simboli e altre nozioni attinenti all'energia e alla costituzione occulta dell'essere umano.

Le informazioni antecedenti il 1800 (ovvero l'attività di Usui), peraltro, non risultano reperibili attraverso testi scritti. Pertanto, è stato compito dei ricercatori spirituali cercare di approfondire l'argomento attraverso lo strumento della canalizzazione, ovvero dell'ottenimento di informazioni attraverso il dialogo tra una persona umana dotata di facoltà medianiche da un lato, ed una o più entità disincarnate dall'altro.

La maestra Diane Stein racconta nel suo libro Essential Reiki (in italiano: "Il libro del Reiki") di aver incaricato Laurel Steinhice di canalizzare informazioni sulle origini del Reiki.

Da tale fonte sarebbe emerso che il Reiki avrebbe avuto origine sullo stesso pianeta (diverso dalla Terra) sul quale sarebbero nati gli dei e le dee terrestri dalle molte braccia (parti integranti della cultura dell'India pre-patriarcale). Sarebbe stato il dio indiano conosciuto oggi come Shiva a portare sulla Terra il Reiki, che sarebbe stato incorporato come diritto innato nel codice genetico del corpo dell'essere umano.

Da questo punto in avanti possono utilmente innestarsi i riferimenti - operati anche da alcuni studiosi di civiltà antiche - all'uso del Reiki nelle civiltà di Lemuria (l'antico continente Mu) e di Atlantide. Ma ciò che riveste un'importanza essenziale è la constatazione che il Reiki è nato con l'uomo, fa parte dell'uomo ed è nato come universale.

Il fatto che il Reiki sia nato con l'uomo e che da sempre sia insito nel suo codice genetico è facilmente riscontrabile attraverso la seguente constatazione.

L'ovvia premessa è che il reiki si pratica attraverso l'imposizione delle mani, in quanto è noto ed ormai provato che l'energia fuoriesce (oltre che da altri centri energetici) dal centro dei palmi delle mani.

Ebbene, ancora oggi nel ventunesimo secolo, qualsiasi persona di qualsiasi età, qualora venga colpita nel corpo in modo da provare dolore (specie se in una zona sensibile), porta istintivamente almeno una mano sulla parte dolente e tende a mantenere quella mano in tale posizione, senza operare massaggi, senza premere, ma semplicemente appoggiandola in modo che il palmo della mano sia a contatto con il corpo in quella particolare area nella quale - evidentemente - il trauma ha prodotto un temporaneo squilibrio energetico.

Inconsapevolmente (e forse utilizzando memorie di altre vite) quella persona si sta facendo Reiki. O - quantomeno - vorrebbe riuscire a farselo, se i suoi canali energetici fossero ancora sufficientemente aperti.

Il fatto che oggi questa "tecnica" porti il nome "Reiki", (poi, a sua volta suddivisa in scuole di metodo "Usui", "Komyo", "Gendai" e "Japanese")  è unicamente dovuto alla circostanza che quando, nel diciannovesimo secolo (in cui tutto era caduto nell'oblio) un giapponese andò alla ricerca del metodo curativo di Buddha e di Gesù, lo ritrovò nell'antica cultura di Shiva e nelle dottrine esoteriche indiane. Ed è sulla maggiore o minore fedeltà ai metodi adottati da questa persona si basano le differenti scuole più o meno tradizionaliste.

Chi e cosa possano realmente essere gli "dei" per noi esseri umani del ventunesimo secolo, ovvero che cosa, quale realtà stia realmente ad indicare questo termine usato in passato, è questione talmente complessa da non poter essere sicuramente affrontata in questa sede. Le informazioni ricevute in canalizzazione ci rivelerebbero l'esistenza di altri mondi abitati da altri esseri; mondi le cui popolazioni avrebbero raggiunto, in molti casi, uno stadio di evoluzione più elevato di quello dell'umanità. Ben potrebbero gli "dei", pertanto, essere entità dimoranti in altri mondi, dotati di una propria individualità e avulsi dall'aspetto materiale di un corpo fisico. Parliamo di Illuminati, di Maestri, di Angeli, di altri Esseri di Luce, ma ancora poco su di loro sappiamo e ciò che accomuna questi termini è il fatto di indicare presenze diverse dall'essere umano che più volte ci hanno dato segni della loro esistenza. Ben potrebbero, quindi, tali entità, aver introdotto sulla Terra la possibilità di canalizzazione dell'Energia Universale.

Durante le attivazioni al Kundalini Reiki - quantomeno durante quelle inviate a distanza dal sottoscritto - persone particolarmente sensibili e recettive hanno sperimentato visioni nelle quali erano chiaramente presenti elementi della cultura esoterica indiana. A simboli e raffigurazioni varie si sono aggiunti veri e propri Mandala (che più propriamente, per le loro caratteristiche, potrebbero definirsi Yantra) e, in qualche caso, la visione di un'entità che potrebbe essere ricondotta alla dea Kalì: una bellissima donna dalla pelle blu vestita all'indiana, trasmutatasi in un essere mostruoso con - appunto -  tante braccia.

Nell'induismo, la dea Kalì rappresenta l'aspetto guerriero di Parvati, la consorte del sopra menzionato dio Shiva.

Il dio Shiva risulta sempre essere accompagnato da una pletora di dee, che poi, in realtà, appaiono essere solamente aspetti diversi della sua unica consorte. E così, Sati rappresenta la moglie ideale, Parvati è la figlia dell’Himalaya che lo accompagna nelle sue meditazioni ascetiche, Durga (l'inaccessibile) rappresenta l’aspetto terribile della divinità femminile e infine c’è Kalì "la nera", la donatrice di vita e di morte allo stesso tempo.
Kalì è Colei che lascia dietro di sé distruzione e morte, presupposto però di nuove rinascite e rigenerazioni, garantendo in tal modo la ciclicità della legge della reincarnazione. Essa è inoltre un baluardo contro i demoni dell’ignoranza e le forze del male in generale, che schiaccia inesorabilmente sotto il suo piede. Divinità della morte e della distruzione che in tal modo consente la nascita del nuovo, che nel corso dei secoli ha aumentato a dismisura la propria importanza all’interno del pantheon induista fino ad arrivare ad essere venerata in maniera autonoma dal proprio consorte Shiva.

Si potrebbe quindi dire, in sintesi, che Kalì rappresenta l'aspetto terribile del divino: forza distruttrice, ma anche forza rigeneratrice e ricreatrice.

Si racconta che, inviata sulla terra per sgominare un gruppo di demoni, iniziò ad uccidere anche esseri umani e spense la sua furia solo quando scorse tra i cadaveri anche Shiva, stesosi a terra proprio al fine di indurla a fermarsi.

La Stessa è particolarmente legata all'energia Kundalini, il cui centro di connessione è situato alla base della colonna vertebrale; energia che è, in sostanza, il Potere dell'iniziazione verticale, cioè del passaggio diretto dall'umano al Divino.

Ulteriori approfondimenti in argomento saranno possibili da qualunque persona interessata. Ciò che premeva evidenziare in questa pagina è che, a fronte di un rinnovato accento sulla tradizione "giapponese" del Reiki, non bisogna scordarne le vere origini, risalenti a millenni antecedenti la sua riscoperta ed affondanti le loro radici in un trapassato irraggiungibile che, per ora, ha un sapore mitologico e di cui una connotazione può aversi unicamente attraverso lo strumento della canalizzazione.

Un ultimo appunto merita di essere fatto: il Kundalini Reiki e il Vajra Tummo Reiki, spesso sottovalutati e derisi come discipline Reiki da web, con attivazioni online al prezzo di pochi euro, ed eccessivamente semplicistici, rivelano invece, oltre ad un grande potere latente, il loro profondo legame con la cultura esoterica indiana. Mentre in persone sensitive le visioni si producono e si susseguono, l'iniziazione segue da sé una procedura ben determinata (che viene poi illustrata e raccontata da chi riesce a sentire gli spostamenti di correnti di energia all'interno del proprio corpo), senza che il master possa interferire.

Forse, queste tipologie di Reiki, che - a causa di alcuni master un po' sprovveduti e troppo superficiali  - sono state svalutate a frottola da web, sono quelle che - anche grazie ai riferimenti alla Kundalini - ci riconduce più da vicino alle vere origini; ed è forse quello che chiama in gioco, più degli altri, le vere Energie alle quali da sempre, l'uomo, ha avuto il diritto innato di connettersi.

 

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