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Articoli di approfondimento sul Reiki.

Insegnamento e pratica del Reiki: la normativa esistente.

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La pratica del Reiki.

Reiki, o più esattamente, il metodo Reiki Ryoho (giacché Reiki è sempre stato un termine generico, già usato prima di Mikao Usui, per indicare l'energia universale) è, quantomeno nella sua versione originaria, un insieme di insegnamenti comprendenti sia un lavoro di crescita personale (si pensi ai "Cinque Principi", alla necessità di comprenderli non solo mentalmente, di interiorizzarli e all'indicazione di richiamarli durante la Meditazione Gassho da eseguirsi giornalmente), sia un'attività più manuale, allorché il soggetto iniziato al Reiki decida di effettuare un trattamento Reiki attraverso le proprie mani, su se stesso o su altra persona.

Proprio tale ultimo aspetto (la pratica di trattamenti fisici su altre persone) viene  ad essere il centro di un vortice attorno a cui si scontrano interessi contrapposti e questioni giuridiche.

Tale vortice di differenti opinioni ed interpretazioni (a loro volta dettate da timori di vario genere, in parte giustificato da alcuni episodi di truffa da parte di alcuni sedicenti operatori, verificatisi come del resto in tutte le attività di questo mondo) ha portato ad una situazione di estrema confusione, di equivoci e di mosse legislative regionali azzardate, che hanno non soltanto cercato di soffocare la pratica del Reiki creando non poche noie agli operatori ed ai Master, ma che sono state successivamente smentite ed abbattute dalla giurisprudenza costituzionale, ingenerando una confusione ancora maggiore proprio nelle persone potenzialmente interessate ad accostarsi a questo Metodo.

Per quanto lo si sia già spiegato in altre pagine di questo sito, vogliamo chiarirlo nuovamente in poche parole: com'è noto, la parte "pratica" di Reiki, ovvero l'effettuazione di trattamenti, ha peculiarità proprie che rendono difficile un suo accostamento ad altre discipline psicospirituali o energetiche, per quanto possano tutte rientrare nella moderna definizione di discipline bio-naturali.

Perché questa peculiarità?

Perché un operatore iniziato al Reiki, se abbia conseguito il secondo livello, è in grado di effettuare un trattamento "a distanza", ovvero con la persona non presente. L'energia viene percepita (soprattutto da soggetti con doti di sensitività) ed il trattamento si completa senza alcun contatto fisico, essendo la persona addirittura assente dal luogo in cui l'operatore invia Reiki.

Ma si pensi anche soltanto ad un operatore di primo livello, in grado soltanto di eseguire trattamenti a contatto.

Benché esperimenti ed onesti riscontri di persone trattate ci abbiano mostrato che quando l'operatore inizia ad effettuare un trattamento a contatto (imponendo le proprie mani sulla persona) l'energia tenda a scorrere più liberamente in assenza di barriere (oggetti, monili ma anche indumenti) ed in assenza di distanza tra la mano ed il corpo del trattato, è noto che la bellezza e la forza di Reiki stanno proprio nella possibilità dell'energia inviata di attraversare, al bisogno, tali barriere, per poter operare senza limiti anche in situazioni particolari (ad esempio, un osso fratturato ed ingessato: il reiki attraverserà, pur con limitazioni, l'ingessatura, andando a raggiungere la parte di osso in corso di calcificazione).

Ciò significa che - ove particolari ragioni etiche o semplicemente di preferenza lo facciano ritenere opportuno - una persona che chiede di ricevere Reiki (pensiamo ad una persona anziana, con difficoltà ad alzarsi o spostarsi) potrà ricevere il suo trattamento anche stando comodamente seduta su una poltrona, con indosso i propri abiti. Per quanto l'imposizione delle mani in tali circostanze possa essere limitata solo ad alcune delle posizioni usualmente necessarie, l'energia Reiki sarà in grado di "penetrare" negli strati più profondi e - scorrendo attraverso il sistema delle numerosissime nadi presenti nei corpi sottili - pervaderà tutta la persona, nel suo lato sottile e nei suoi lati energetici. Ciò avverrà, ad esempio, anche soltanto appoggiando le mani sulle spalle vestite.

Come è stata considerata dalle istituzioni e dalle autorità amministrative questa particolare attività dell'operatore Reiki?

Ribadendo che al momento non vi è una legge statale sul Reiki, e che quindi lo Stato non ha mai ritenuto di intervenire, analizziamo qualche categoria giuridica che ci sarà di aiuto per comprendere quale sia, in ogni caso, l'orientamento che probabilmente ispirerà una eventuale legge.

L'indisponibilità del proprio corpo: concetto e limiti.

Il diritto italiano distingue i diritti in disponibili, parzialmente disponibili ed indisponibili.

Senza aprire una trattazione di diritto (per quanto chi scrive ne abbia tutte le competenze) basterà dire che, tra i suoi vari significati, in questo caso il termine diritto indica più propriamente il cosiddetto diritto soggettivo, che è definibile come posizione giuridica soggettiva di vantaggio che l’ordinamento attribuisce ad un soggetto, riconoscendogli determinate utilità in ordine ad un bene, nonché tutela degli interessi afferenti al bene stesso in modo pieno ed immediato.

Un esempio di diritto disponibile è la proprietà, che attribuisce la piena facoltà di usare e disporre del bene (quindi, anche ogni facoltà che  consista in un non fare: ad es. non usare), finanche distruggendolo o alienandolo (posso fare ciò che voglio della mia bicicletta: usarla, non usarla, prestarla, rifiutarmi di prestarla, smontarla, venderla o farla rottamare. Il diritto è nella mia disponibilità, è un diritto disponibile, almeno nelle situazioni più comuni, fatte salve alcune eccezioni che ora non ci interessano. Su tale diritto disponibile, come su tutti, lo Stato non si ingerisce, avendo stabilito nel proprio ordinamento di lasciare tali situazioni nella disponibilità del singolo soggetto).

Va da sè che i diritti indisponibili sono posizioni giuridiche (sempre stabilite dall'ordinamento, ovvero dall'insieme di norme di uno Stato) che non consentono al soggetto di disporne, quindi di essere trasferirle o di modificarle volontariamente.

Un esempio chiarirà la questione: i diritti sul proprio corpo.

Stabilisce l'art. 5 del codice civile (che è stato promulgato con una legge dello Stato e quindi di una legge ha il valore), che "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all' ordine pubblico o al buon costume".

Il divieto dell'atto di disposizione (privarsi di una parte del corpo, o consentire comunque che sia trasformata) si rivela essere il mancato riconoscimento di poter disporre (da parte del soggetto titolare) del diritto al proprio corpo. Da qui l'indisponibilità del diritto.

Tale disposizione, ormai risalente nel tempo, è considerata una sorta di principio generale dell'ordinamento, che negli anni si è evoluto, passando da un protezionismo totale (negante ogni possibilità di determinazione al singolo soggetto) ad una visione  più orientata al principio personalistico, implicante il rispetto della libertà individuale del singolo.

Se alcuni decenni orsono era considerato illecito il mutamento di sesso e la donazione di un organo, in tempi più recenti, a partire dagli anni settanta sono caduti molti divieti derivanti da una certa interpretazione del citato art. 5 del codice civile, tra i quali il divieto di contraccezione e di aborto, e si è instaurata una formale uguaglianza fra i sessi nella relazione col proprio corpo.

L'essenza di questo principio è il seguente: il bene del corpo è considerato rilevante, non soltanto per il singolo che ne sia titolare, ma per l'intera collettività. Da qui l'indisponibilità del diritto a disporne indiscriminatamente (indisponibilità del diritto).

Nel tempo, altre norme sono state emanate, che hanno consentito di attuare interventi sul corpo umano soltanto in presenza di una accertata professionalità dell'operatore. Ciò non è avvenuto con una norma generale, ma in numerosi casi (si può citare quello dell'agopuntura) la legge è intervenuta per stabilire i criteri che definiscano le caratteristiche e regolino i limiti dell'attività esercitata.

Se questo è noto, è ora necessario un raffronto tra ciò che è il metodo Reiki Ryoho, e ciò che l'ordinamento considera non disponibile con riferimento alla disposizione del proprio corpo.

L'art. 5 del codice civile, letto con attenzione, non sancisce l'indisponibiltà di tutti gli atti di disposizione del proprio corpo, ma soltanto di quelli che cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all' ordine pubblico o al buon costume.

Se questo è il caso della donazione di un organo o tessuto (ad esempio, della cornea mentre si è in vita, in quanto cagionerebbe una diminuzione permanente della vista), è facilmente comprensibile a chiunque che vi sono molte altre situazioni, non elencabili in modo esaustivo, nelle quali tale diminuzione permanente dell'integrità fisica non soltanto non si verifica, ma non vi è neppure il rischio che possa verificarsi.

Il corpo è concepito per agire, e quindi per muoversi, per essere utilizzato. Non usarlo significherebbe trascorrere la propria vita in un'incubatrice, o comunque in perenne meditazione.

Nella varietà dei rapporti sociali e delle attività realizzabili, siamo sempre in relazione gli uni con gli altri, fin dalla più tenera età.

Un rischio di diminuzione dell'integrità fisica è sempre presente ogniqualvolta una persona esegua un'azione, anche nella propri abitazione (basti pensare ad una caduta nella vasca da bagno). Analogamente, tale rischio può verificarsi durante una qualsiasi interazione (spesso non voluta, ma necessitata dalle circostanze) con un altro soggetto. Si pensi ad una contusione derivante da un urto involontario in un posto affollato, che vada a menomare qualche organo del corpo. Si pensi, ancora, ad un trauma avvenuto durante un'attività sportiva, pur svolta con il consenso di ogni partecipante (e, nel caso di minori, del genitore).

Si pensi, ancora, ad un rapporto sessuale, le cui modalità non sono mai completamente prevedibili a priori ed in cui, talvolta, una delle due persone ha accusato malori o è deceduta per infarto. Un rischio è sempre presente in ogni situazione simile, anche tra soggetti giovani.

In tutti questi casi, così come delineati, si è in presenza di un rischio (più o meno alto) di lesione dell'integrità fisica, dovuto ad un'interazione con un altro soggetto che avviene con l'utilizzo del proprio corpo (per praticare karate, o mentre sono coinvolto in un rapporto sessuale, o mentre sgomito tra una folla agitata, io coscientemente utilizzo il mio corpo per interagire). L'ordinamento non vieta certamente questi atti di disposizione, perchè il farlo significherebbe, come già detto, negare le attività della vita stessa.

E nel caso di Reiki, pur eseguito manualmente, già si è detto che il trattamento può svolgersi, al bisogno, senza rimuovere gli indumenti e addirittura senza necessità che la mano vada a diretto contatto del corpo, potendo restare anche ad alcuni millimetri di distanza, e finanche a qualche centimetro in alcuni casi.

Può questa procedura considerarsi un intervento di manipolazione sul corpo dell'altro atto a portare il rischio di una diminuzione, tra l'altro che sia permanente, dell'integrità fisica?

Può - visto dall'altro lato - la decisione di accettare (o la volontà di richiedere) un trattamento Reiki siffatto, costituire un atto di disposizione del proprio corpo atto a produrre tali rischi?

La risposta è ovviamente negativa.

Così come è negativa se si considera il parametro della contrarietà al buon costume o all'ordine pubblico: trattasi di concetti di ampia portata che certamente una seduta Reiki non intacca, neppure qualora il trattamento venisse attuato (a seguito di accordo reciproco) in nudità totale. Non potrebbero i membri di una coppia convivente, durante un pomeriggio di un giorno dedicato alla loro vita privata, decidere di eseguirsi reciprocamente un trattamento in tale modo, invece che impiegare il tempo nell'intrattenersi in un rapporto sessuale, che si svolgerebbe nelle stesse condizioni, e comunque con pieno rispetto della riservatezza?

Certamente, potrebbero, tanto che le due attività (stiamo portando le ipotesi all'estremo) potrebbero fondersi fino a coincidere. E saremmo certi che lo Stato non avrebbe modo, né interesse, ad andare a scoprire se ciò che si stava praticando fosse Reiki, Tantra o cos'altro. E la risposta resta la stessa anche nel caso in cui, sempre su reciproco accordo, a realizzare un siffatto trattamento fossero due soggetti non legati da rapporto affettivo. Ciò, infatti, è quanto accade normalmente in altre pratiche di massaggio, che, più o meno regolamentate, non vengono considerate contrarie al buon costume o all'ordine pubblico.

Due persone, pur sconosciute, possono accordarsi per effettuare, in condizioni di maggiore o minore riservatezza, ogni attività che non sia illecita (contraria all'ordinamento), quindi (ai sensi dell'art. 5 del codice civile) che non arrechi diminuzioni permanenti dell'integrità fisica. Oltre questo limite, vi è (e uno Stato democratico deve garantire) libertà. Anche nel proporre e nell'accettare un trattamento Reiki svolto da parte di chi ne abbia la competenza, avendo conseguito - e potendo esibire l'attestato - almeno un primo livello Reiki.

Quanto alla contrarietà alla legge, è evidente che il cerchio si chiude: chi emana le leggi ha il potere di decidere, entrando nei dettagli (con certi limiti) quali atti di disposizione del corpo possano ritenersi espressamente vietati. Ma il legislatore, se non vuole che il proprio atto incorra nelle censure della Corte Costituzionale, deve accertarsi che le proprie norme siano rispettose delle norme e dei principi contenuti nella Costituzione.

L'operatore Reiki che abbia inteso apprendere quest'Arte principalmente per lavorare su di sé e che si trovi occasionalmente richiesto di donare un trattamento a chi in lui riponga fiducia, così come il Master Reiki che, nella sua attività di insegnamento, ritenga di far conoscere Reiki proponendo uno o più trattamenti a scopo prevalentemente conoscitivo senza fare dei trattamenti la propria fonte di sostentamento, non si lascino intimorire dai maldestri tentativi regionali di regolamentare e limitare tale loro attività. Trattasi, come visto, di mosse azzardate ed illegittime che, una volta impugnate, sfumano.

Qualche questione in più potrebbe porsi laddove l'operatore intendesse eseguire il trattamento mediante l'appoggio delle proprie mani sul corpo della persona trattata, eventualmente integrando tale procedura con l'applicazione di tecniche di digitopressione (come, ad esempio, previste nel Komyo Reiki e negli insegnamenti del cd. Japanese Reiki). Ma a ben vedere, richiamando gli esempi fatti nei paragrafi precedenti, non si vede come un leggero appoggio del palmo della mano, o finanche (benché rari) leggeri picchiettamenti su determinati punti, possano portare un rischio di cagionare una permanente diminuzione dell'integrità fisica, che sia maggiore delle situazioni sopra esemplificate (in cui l'ordinamento, giustamente, non interviene).

E' evidente che occorre operare distinzioni, al fine di riscontrare i casi in cui realmente un'attività di manipolazione possa comportare determinati rischi (e, per questo, richiedere una certa regolamentazione, ad es.: l'agopuntura) dall'attività di un operatore Reiki, comprendente un insieme di pratiche, le più avanzate delle quali non richiedono la presenza della persona, e che in ogni caso si limitano, dal punto di vista fisico, ad un leggero contatto, che - a richiesta del ricevente e su accordo dell'operatore - può anche essere del tutto annullato mantenendo le mani ad una lieve distanza.

A ben vedere, infatti, ad oggi, lo Stato non ha emanato norme disciplinanti la pratica del Reiki, che non risulta legislativamente riconosciuto ed è quindi, sostanzialmente, ignorato.

Il reale "problema" si è posto allorché l'iniziativa in tal senso è stata assunta da alcune regioni, che - in forza della riforma dell'art. 117 della Costituzione - hanno ritenuto di poter legiferare per stabilire requisiti e criteri a cui ogni aspirante operatore di discipline bio-naturali (termine vago in cui è stato ricompreso anche il Reiki) avrebbe dovuto ottemperare. Tutto ciò (almeno nell'intento che sembra emergere in superficie) proprio sulla scia di quei principi normativi su cui ci siamo ampiamente dilungati sopra, relativi all'indisponibilità dei diritti a disporre del proprio corpo e quindi alla necessità di un controllo sulla professionalità di ogni operatore che offra attività di manipolazione corporea.

Tali norme - è bene chiarirlo immediatamente - sono puntualmente state annullate dalla Corte Costituzionale, per contrarietà ai principi contenuti nella Costituzione.

Per quanto numerosi operatori e siti web dedicati al Reiki riportino i testi di alcune delle suddette leggi regionali (nelle quali risulterebbe l'istituzione di elenchi di operatori ai quali sarebbe obbligatoria l'iscrizione), è doveroso ricordare che la Corte Costituzionale ha più volte sentenziato che una tale normazione viene a configurare, sostanzialmente, una nuova professione (stabilendo chi può praticarla e a quali condizioni); attività non consentita ad una Regione, in base alla ripartizione di competenze con lo Stato attualmente vigente.

Tali norme, pertanto, a seguito della declaratoria di incostituzionalità, devono considerarsi come inesistenti e - per quanto in alcuni casi i registri previsti da tali norme abbiano continuato ad esistere - l'iscrizione (o la mancata iscrizione) di un operatore Reiki negli stessi, così come la previsione di eventuali requisiti formativi che lo stesso operatore dovesse avere assolto in aggiunta ai normali seminari formativi di primo e/o secondo livello come sempre frequentati, non ha alcuna rilevanza.

Un ultima osservazione è d'obbligo: se l'assurdità di una certa impostazione giuridica applicata al Reiki (diritto indisponibile sul proprio corpo, facoltà delle Regioni di regolamentarne l'esercizio) è palese nei casi di chi pratichi Reiki occasionalmente, senza richiesta di compenso, su familiari o amici, un poco diversa è la situazione di chi intenda praticarlo con continuità al modo di una professione. In tal caso è richiesta l'iscrizione al Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio, e pare che - nel momento in cui avvenga questo passaggio - le Camere di Commercio, ad oggi, intendano effettuare la verifica di tutti i requisiti (formativi, ma anche di locale idoneo per esercitare) che sono previsti per la figura professionale dell'estetista. Non è quindi escluso che, nell'ipotesi si verifichi un controllo, l'operatore che risulti praticare abitualmente il Reiki su persone, possa incorrere in problemi di carattere amministrativo, con rischio del pagamento di una sanzione e di sospensione dell'attività.

Le norme regionali (o meglio, ciò che ne resta a seguito delle demolizioni puntualmente operate dalla Corte Costituzionale) risultano incomplete, limitandosi a presentare enunciazioni generali (al modo di norme quadro) e rendendo in ogni caso necessari ulteriori interventi. Fino a che non si perverrà ad una normativa più completa, ed anzitutto di carattere non regionale, ma statale, sarà necessario informarsi presso le Camere di Commercio delle rispettive località in cui l'operatore intenda esercitare.

 

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