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Articoli di approfondimento sul Reiki.

Insegnamento e pratica del Reiki: la normativa esistente.

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Il problema del Reiki: la degenerazione della prassi formativa.

Nel paragrafo precedente, abbiamo usato il condizionale "sarebbe", riferendoci ad un contesto ideale in cui chi riceve un insegnamento si adoperi a trasmetterlo nelle stesse modalità con cui gli è giunto, mantenendo uniformità di programmi e di procedure.

Se ciò – pur con alcune varianti – accade per la generalità delle discipline, ciò non è avvenuto con il Reiki.

In parte per la sua connotazione certamente “spirituale”, in parte per l’avvento e la diffusione di massa del “web” (che ha consentito a chiunque, anche al più perfetto sconosciuto e senza alcuna istruzione, di esprimere se stesso e la propria creatività), in parte per il movimento “new age” che, diffuso proprio prevalentemente sul web, ha incitato molti a riscoprire dentro sé una parte divina e libera, oltre i ruoli codificati dalla società, e connessa ad altri piani da cui poter ricevere intuizioni, molte persone – già Reiki Master oppure semplici simpatizzanti – hanno ritenuto di poter riformulare le procedure di insegnamento del Reiki.

Ciò è avvenuto sia introducendo nuove discipline (ad oggi vi sono diverse centinaia di metodi denominati Reiki, tanto che ogni mese ne viene introdotto qualcuno diffuso in rete), sia modificando il modo di insegnare il metodo tradizionale (l’Usui), ad esempio attraverso la prassi di conferire preferenzialmente le iniziazioni e tutta la formazione a distanza.

Se tale iniziativa poteva essere un modo di fare evolvere la disciplina e di risolvere problemi in casi particolari (assenza di Reiki Master sul territorio, ma possibilità per l´allievo di esercitarsi presso lo studio di qualche bravo operatore) e ciò semplicemente attuando possibilità e conoscenze che gli Iniziati possiedono da sempre (perché di fatto così è, l’iniziazione a distanza, se correttamente eseguita da soggetto competente, ha dimostrato di essere operativa e percepibile allo stesso modo delle tradizionali iniziazioni dal vivo), la caotica situazione del XXI secolo sopra accennata ha portato ad un quadro a dir poco farraginoso.

Oggi, infatti, migliaia di soggetti in tutto il mondo (e quindi anche nel nostro Paese, questione che ci interessa), sedicenti Reiki Master, molto spesso presenti unicamente con pseudonimi su siti che vivono pochi mesi per poi scomparire, offrono formazione a distanza in centinaia di metodi denominati Reiki, di cui nessuno sa alcunché al di fuori del nome, senza alcun contatto personale con l’allievo, ad eccezione di un paio di messaggi e-mail nei quali si conferma il pagamento e si inviano poche pagine in formato pdf unitamente all’attestato (sempre in formato elettronico).

Si è detto e lo si ribadisce: l’insegnamento privato è libero, come libero e illimitabile è l’elenco delle materie che possono essere divulgate ed insegnate (stante anche il riconoscimento della libertà di manifestazione di opinione e di pensiero sancita dalla nostra Costituzione). Tuttavia, stante il quadro caotico che si è creato con la denominazione “Reiki” e con la conseguente difficoltà per le persone interessate a un percorso formativo di capire a cosa si stiano avvicinando ed a chi si stiano rivolgendo (con il rischio di vedersi truffate), risulta comprensibile l’intenzione, da parte dello Stato o degli enti territoriali minori, di intervenire per dare un minimo di regolamentazione attraverso una normativa, che - se pur impossibilitata a sopprimere la possibilità di insegnare privatamente - possa conferire un ruolo di emergenza e di riconoscimento statale a determinati operatori ed enti formatori che risultino (in base a criteri tutti da determinare) idonei per la pratica e l'insegnamento ad un certo livello.

L'intenzione di alcuni operatori di regolamentare il settore (che a ben vedere, non riguarda solo il Reiki ma tutte le cosiddette discipline bio-naturali) è probabilmente e prevalentemente dettata da altre ragioni e dal desiderio di vedere tali discipline riconosciute come già avviene in altri Paesi; ciò non toglie, comunque, che le circostanze che abbiano indicato rendano giustificabile l'esigenza di intervenire con un minimo di regolamentazione, in modo da far sì che a proporsi quali terapeuti energetici siano soltanto soggetti individuabili, rintracciabili e che offrano in qualche modo garanzie di operare seriamente, sulla scorta di un reale (e non simulato) percorso formativo.

 

 

 

 

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