Corsi Reiki a Milano e a Piacenza          

REIKI CALENDARIO CORSI TRATTAMENTI LETTURE

Home
Cos'è Reiki
Storia del Reiki
Trattamenti
Corsi Reiki
Ayurveda Reiki
Corsi a distanza
Amethyst Yoga
Meditazione
Tutti i corsi
Letture consigliate
Articoli
Pratica Reiki
FAQ - Domande
L'insegnante
Privacy
Contatti

Amethyst Yoga - approfondimenti

La meditazione

Per indicazioni semplici su come avvicinarti alla meditazione e su come iniziare a meditare, segui questo link alla pagina Come iniziare a meditare

Meditazione analitica e stabilizzante

Nell'ambito dei vari percorsi ascetici esistenti - che riteniamo risalire ad una Unica Tradizione - la meditazione, com'è noto, costituisce una parte dell'addestramento.

Presa di per sé, costituisce soltanto uno strumento, che può portare a modificazioni nel modo che la mente ha di lavorare, e che può quindi aiutare a conseguire diversi tipi di finalità, anche di ordine pratico.

Utilizzata invece in un contesto più ampio all'interno di un progetto ascetico, acquista una grande importanza.

Nell'ambito del buddhismo, la meditazione è lo strumento con cui si può conseguire il secondo obiettivo del cosiddetto "Triplice Addestramento", ovvero il raccoglimento (per completezza, segnaliamo che, quanto agli altri due, il primo obiettivo è l'addestramento all'etica suprema ed il terzo è l'addestramento allo sviluppo della saggezza discriminante).

La meditazione risulta quindi fondamentale per auto addestrarsi al raccoglimento.

Per quale motivo si conferisce importanza al raccoglimento?

Basti riconsiderare il percorso ascetico alla luce dei suoi fini, che sempre comprendono una "elevazione", una purificazione, una divinizzazione delle componenti dell'essere umano in un perfetto stato di armonia e di unione con tutto ciò che è.

In tale ottica, a poco servirebbe esercitare la moralità, evitando ciò che è considerato il "male", se ancora la personalità (corpo, lato emozionale, lato mentale) reagisce energeticamente ed emotivamente ad ogni sollecitazione che provenga dalle percezioni esterne. Ne deriverebbe alla persona un caos energetico interiore di intensità ancor maggiore rispetto alla situazione precedente alla scelta di intraprendere il Sentiero, in quanto l'attuazione della moralità e delle relative prescrizioni (tra cui vi sono determinate astinenze) potrebbe generare un senso di repressione e muovere la brama e le passioni con violenza ancora maggiore, senza che possa intravedersi una soluzione.

Occorre quindi - successivamente all'apprendimento di una retta moralità, secondo alcuni inquadramenti tra i quali il Buddhismo; contemporaneamente, secondo altri indirizzi tra cui il nostro - apprendere come distaccarsi dal mondo del samsara.

A questo fine risulta utile la pratica della meditazione.

 

Tralasciando definizioni ed approfondimenti di carattere comparatistico (per i quali si rimanda ad altre fonti) e senza trascurare che vi sono innumerevoli tecniche meditative considerate di carattere "formale" ed altre di tipo "informale", riteniamo opportuno soffermarci sulla distinzione tra meditazione stabilizzante e meditazione analitica.

Come già visto per l'esercizio di moralità, raccoglimento e saggezza discriminante, anche in questo caso vi è divergenza tra le diverse scuole iniziatiche sull'opportunità che le due tipologie di attività possano essere apprese assieme fin dall'inizio (come si sostiene, ad esempio, nell'Anuttarayoga-Tantra) oppure sulla convenienza che la meditazione analitica sia sempre preceduta dall'esercizio di quella stabilizzante (si vedano ad esempio i Sutra e le prime tre classi dei Tantra).

 

La meditazione stabilizzante (o concentrativa) consiste - come il termine stesso lascia intendere - in un processo di stabilizzazione delle componenti della personalità (ma nel buddhismo si parla unicamente di "mente" poiché il concetto è omnicomprensivo), in cui sia la mente che il lato emozionale della persona si stabilizzano e si acquietano.

Il fine di questa meditazione è portare calma.

Tale obiettivo viene perseguito attraverso due modalità.

La prima modalità è la concentrazione su un oggetto (nel quale il meditatore deve lasciarsi interamente assorbire, senza pensare, di modo che non residui spazio alla consapevolezza per aggrapparsi a distrazioni e pensieri).

L'oggetto scelto può essere un'immagine, un suono, o anche lo stesso respiro.

Può essere, ad esempio, la statua di una divinità con cui si avverte particolare sintonia, od anche l'immagine del proprio corpo come trasformato nella statua di una divinità.

La seconda modalità, è attuare la concentrazione sul vuoto stesso, su ciò che è oltre ogni manifestazione (così come il meditatore riesce a concepirlo nel suo livello evolutivo).

Mi concentro sull'oggetto, non penso, mi lascio assorbire in tale oggetto. Sia esso anche il vuoto.

Le tecniche per realizzarla sono diverse, a seconda della scuola da cui gli insegnamenti provengono. Comprende spesso l'attenzione al flusso del respiro, che secondo determinati metodi è controllato nel ritmo, mentre in altri è lasciato fluire liberamente.

 

La meditazione analitica, diversamente, ha sempre un oggetto (intendendo come tale quel quid su cui sempre si dirige, sia esso anche un concetto) e mira all'analisi dello stesso.

In alcune sue forme può riguardare un oggetto fisico che il meditante deve analizzare in ogni suo aspetto (colore, dimensioni, segni particolari, ecc) tanto da essere in grado di poterselo ricordare anche senza l'ausilio della presenza fisica di tale oggetto.

In altre modalità, la meditazione analitica si occupa di realtà più elevate di semplici oggetti materiali. Viene proposta all'allievo una questione da indagare (nel buddhismo zen analoga funzione riveste il cosiddetto koan) non troppo dissimile da certe questioni poste nella storia della filosofia. Ad esempio, una grande importanza riveste la necessità di analizzare il concetto di "io", se lo stesso possa considerarsi presente nei cinque aggregati, se possa essere in qualche modo "reificato", identificato oppure no.

L'allievo - meditatore analizzerà la questione, utilizzando le facoltà indagatrici della mente per penetrarla con un'osservazione che, con il passare del tempo, si farà sempre più profonda, andando a scoprire aspetti ed elementi sempre nuovi ed ulteriori.

Mentre nella meditazione stabilizzante l'operazione consiste nel fissare la mente sull'oggetto, nel concentrarsi su di esso ma senza pensare, per lasciarsene interamente assorbire in condizione di passività, nella meditazione analitica l'indagine avviene nella forma di un'osservazione cosciente, consapevole, stabile, penetrante, attraverso la presenza della piena coscienza, che deve essere in grado di restare rivolta all'oggetto dell'indagine.

Il fine di questa meditazione è portare chiarezza.

 

Questa distinzione (meditazione stabilizzante o concentrativa e meditazione analitica) - applicabile in generale ad ogni meditazione esistente - è particolarmente utilizzata nell'ambito del buddhismo tibetano.

Gli insegnamenti classici di Yoga, in genere, suddividono l'acquisizione di abilità della mente attraverso la meditazione stabilizzante in cinque fasi.

Tuttavia, secondo la linea di insegnamenti che intendiamo prendere in considerazione, il percorso con la meditazione stabilizzante si suddivide in nove fasi, o più correttamente, in nove diversi stati di concentrazione che la mente impara ad assumere.

La formulazione originaria di questi nove stadi sembra risalire ad Asanga, esponente della corrente indiana dello Yogacara, sorta nell'ambito del buddhismo indiano Mahayana.

 

I NOVE STATI DI CONCENTRAZIONE NELLA MEDITAZIONE STABILIZZANTE

(Meditazione stabilizzante: in sanscrito detta Samatha, in tibetano Shyné)

  1. Posizionamento della mente, o posare la mente: si impara a distogliere la mente dall'attenzione sugli oggetti esterni ed a focalizzarla sull'oggetto di meditazione, oppure sul vuoto, se così si è scelto. In alcune scuole si esorta l'allievo a sforzarsi di sopprimere tutti i pensieri distraenti.

  2. Consolidazione imperfetta, o posare la mente con continuità: si impara a mantenere la concentrazione sull'oggetto per qualche minuto.

  3. Consolidazione o concentrazione a toppe: si impara a mantenere la concentrazione sull'oggetto per tempi più lunghi (fino a 15 minuti); inoltre il praticante impara a rendersi conto da sé dei momenti in cui subentra la distrazione ed acquisisce la capacità di riportare la mente in concentrazione.

  4. Consolidazione completa, o posare strettamente la mente: la concentrazione investe aspetti sempre più sottili dell'oggetto (rispetto agli elementi più grossolani sui quali si dirigeva inizialmente).

  5. Mente disciplinata o soggiogata: il praticante (che, in quest'attività, ancora fluttua tra momenti di concentrazione e momenti di distrazione) inizia a gioire nello sperimentare gli stati di concentrazione.

  6. Mente acquietata o tranquillizzata: il praticante riconosce come un grave difetto il sentire eventuale noia o insoddisfazione nello stato di stabilizzazione mentale, ed acquisisce la capacità di contrastarle.

  7. Mente completamente acquietata o del tutto pacificata: il praticante si sforza ed impara a combattere ogni forma di torpore o eccitazione.

  8. Mente unificata o concentrata su di un punto: torpore ed eccitazione sono definitivamente superati; l'oggetto viene immediatamente percepito con poco sforzo.

  9. Posizionamento della mente con equanimità: la mente del praticante si concentra spontaneamente sull'oggetto di meditazione, senza più alcuno sforzo di consapevolezza e di attenzione. E' la cosiddetta "attenzione spontanea".

 

Quello che è stato descritto come un percorso a nove tappe, può essere riformulato in quattro se si riguarda il percorso dal punto di vista delle attività mentali:

 

  1. Attenzione pressante: la mente viene energicamente fissata (e costretta a fissarsi) sul suo oggetto. In questa fase sono forti le tendenze alla distrazione e certe linee di insegnamenti richiedono all'allievo di esercitare questa attenzione pressante nel sopprimere tutti i pensieri.

  2. Attenzione discontinua o interrotta: in certe scuole, si ritiene che ciò indichi la fase in cui la concentrazione avviene ancora ad intervalli perché distratta da pensieri, torpore, eccitazione. Ma alcune scuole, dopo avere prescritto l'esercizio dell'attenzione pressante, richiedono espressamente all'allievo di fare l'opposto e quindi di lasciare fluire la mente con libertà, per poi alternare momenti di siffatta concentrazione con altri momenti in cui la mente deve essere lasciata libera.

  3. Attenzione regolare o ininterrotta: la mente trova la capacità di soffermarsi sul suo oggetto o comunque nello stato di concentrazione per tempi più lunghi. Per coloro che hanno praticato l'alternanza come pratica (concentrazione, de-concentrazione), questo stato attesta una nuova capacità della mente di concentrarsi con minore fatica, assumento l'atteggiamento di un osservatore attento ed imparziale, oppure - come da immagine suggerita da altre scuole - come un mandriano che guida gli animali ad esso affidati (i pensieri).

  4. Attenzione spontanea: la mente rimane automaticamente sull'oggetto senza sforzo.

 

Al termine di queste fasi, la mente del meditatore raggiunge uno stato di quiescenza mentale, attenzione spontanea ed equanime, in cui la mente è ferma e tranquilla come un lago perfettamente immobile. Tale condizione è definita anche - come da nota espressione - lo stato di "calm abiding".

 

Della meditazione stabilizzante e analitica viene spesso consigliato l'uso combinato.

Così avviene nel buddhismo. L'uso combinato dei due tipi di meditazione (analitica e stabilizzante), che secondo i più deve essere preceduto dall'apprendimento della meditazione stabilizzante, inizia con l'uso della meditazione analitica.

Si procede analizzando determinati aspetti dell'esistenza, con l'aiuto di domande fornite dal maestro.

La meditazione analitica, progressivamente, "penetra" l'oggetto d'indagine.

Una volta giunto ad una conclusione che per esso sia chiara e certa (non certamente raggiunta in modo superficiale e sbrigativo, ma in modo approfondito ed anche con l'uso dell'intuizione), il meditatore è invitato a trattenere lo stato di consapevolezza raggiunto con l'analisi e a praticare la meditazione stabilizzante, al fine di "fissare" quanto realizzato, di "sentirlo", di "farlo proprio" e di contemplarlo senza distrazioni.

E' un realizzare e fissare, realizzare e fissare, ciclicamente. E' evidente come, in questo processo, la mente non sia affatto inibita, ma venga attivamente utilizzata.

Questo tipo di lavoro produce, nel tempo, un aumento di saggezza discriminante (prajna, che nel Buddhismo è il terzo elemento del Triplice Addestramento) e quindi di consapevolezza. Potremmo dire che è proprio tale lavoro (che andrà applicato nel contesto, nelle concrete interazioni che saranno inevitabilmente portate dall'esperienza della vita, con gli "ostacoli" che essa farà trovare lungo il cammino) il motore del processo di evoluzione dell'essere umano.

 

_________________________________________________

 

Questi schemi, pur se utili, non sono contemplati nell'Amethyst Yoga.

Nel nostro percorso - mirato a trasformare la nostra componente samsarica ovvero la personalità - si dedica una particolare attenzione ad un lavoro approfondito anche sullo strato emozionale (secondo certi modelli, ricondotto al cosiddetto corpo astrale, detto anche corpo emotivo o emozionale).

Si dice che il raccoglimento è l'attività necessaria e fondamentale per procurare il distacco dal samsara. Ebbene, noi, insieme ad altri che ci hanno preceduto, riteniamo che a poco possa servire forzare la mente a raccogliersi (qualsiasi risultato se ne ottenga) e a sfuggire dalle reazioni emozionali, se la componente emozionale e tutti gli schemi presenti nella mente siano in stato di squilibrio e non siano stati elaborati.

In molti casi, qualora i disordini emozionali e i relativi schemi collegati siano molto marcati, già nelle prime fasi della meditazione il praticante avverte delle difficoltà che finiscono con il fermarlo: si sente impedito, bloccato, teso, a disagio o addirittura impaurito.

Sovente vengono alla mente ricordi ed immagini di eventi passati, mentre in altri casi il disagio resta senza una concreta spiegazione.

A muoversi nei piani sottostanti, in tali casi, sono componenti inconsce del lato mentale ed emozionale.

In certi casi, ad esempio, a seguito di lavori ipnotici o dell'effettuazione di canalizzazioni con Intelligenze superiori, si viene a scoprire che la persona, nei suoi lati inconsci, non vuole meditare, e ciò per i più diversi motivi, che sovente comprendono un desiderio di autopunizione, conseguente ad un autogiudizio che è avvenuto tra un'incarnazione e l'altra, nei mondi sottili.

Quand'anche, permanendo tale assetto, l'assidua pratica del raccoglimento (attuata con l'imporre di forza una concentrazione sull'Io, sul vuoto o su qualsiasi altro ente sovrastante le emozioni) riuscisse nell'intento di provocare un distacco dal mondo del samsara, è evidente che residuerebbero sotto la cenere delle energie squilibrate, delle questioni irrisolte, che tornerebbero a presentarsi non appena - per qualsiasi causa - quell'anima tornasse a doversi confrontare con livelli di esistenza più densi. Un esempio potrebbe essere una successiva incarnazione, quantomeno nella sua fase iniziale (infanzia ed adolescenza).

Non è detto che ciò non accada, anche a chi, con assidui sforzi meditativi, riesca in qualche modo a distaccarsi e termini la sua vita in uno stato di coscienza molto alto. Se accadesse, ciò avverrebbe proprio per consentire a quella parte "irrisolta" di poter essere nuovamente affrontata.

Il nostro percorso (Amethyst Yoga) mira - sul solco già tracciato da alcuni insegnamenti (si veda ad esempio la meditazione tibetana Tonglen) - ad affrontare quel tipo di problemi emozionali attraverso la loro penetrazione e conoscenza, in esperienze meditative non soltanto analitiche, ma anche catartiche, nelle quali si andranno a sperimentare in maniera diretta le energie sottostanti gli stati di dolore.

Attraverso la loro esperienza e conoscenza (su tutti i livelli), svolta al modo di una meditazione analitica con qualcosa in più, sarà possibile l'apertura di nuove vie di realizzazione da fissare con la meditazione stabilizzante.

L'approccio utilizzato, comporta che il praticante inizi sin da subito il tuffo nelle proprie emozioni sia attraverso tecniche di meditazione analitica, sia attraverso un approccio in cui ne venga completamente assorbito (ma che, per la sua drammaticità, non ci sentiamo di chiamare "stabilizzante"). Il punto di "fusione" con l'energia da tempo repressa, è l'opportunità per iniziare - sempre in meditazione - il lavoro di trasmutazione.

Questo modo di procedere comporta che si inizi ad insegnare all'allievo qualche rudimento di meditazione stabilizzante, ma che lo stesso inizi a praticare l'altro tipo di lavoro ben prima di avere raggiunto le abilità del nono grado della classificazione sopra indicata.

Per questo motivo, essendo l'applicazione delle tecniche piuttosto differente rispetto alle ordinarie tecniche buddhiste, non ci è possibile utilizzare le classificazioni sopra indicate come riferimento per il nostro percorso.

Non deve peraltro essere una preoccupazione del praticante il continuo raffronto delle proprie acquisite capacità con i livelli ivi indicati. Il farlo, lo porterebbe in una dinamica di autogiudizio senza senso, dal momento che l'assetto di ogni persona è unico, così come unici possono essere gli ostacoli autoimposti ad intraprendere un certo cammino ascetico, che andranno affrontati nel tempo secondo un approccio mirato.

__________________________________________________

 

Due sono i modi con cui la mente raggiunge il suo limite e contemporaneamente permette alla goccia divina (atma) di aprirsi ad una dimensione più grande:

1) Un lavoro ascetico volto a soggiogare la mente, con l'uso imprescindibile della meditazione stabilizzante, quale quello sopra illustrato.

2) Il suo opposto: un utilizzo esasperato della mente nelle sue capacità analitiche, che viene portato all'estremo tanto da esplodere. E' il caso di molti ricercatori, che hanno visto emergere l'intuizione di grandi scoperte proprio nel momento in cui la mente, stremata da un incessante lavorio di analisi che non avrebbe saputo auto-arrestare, è collassata.

La prima modalità ha riflesso e riflette l'approccio orientale. La seconda, quello occidentale.

Esponenti di entrambe le civiltà, con i rispettivi metodi, hanno conosciuto momenti in cui la mente (sotto rigida disciplina nel primo caso, letteralmente in tilt nel secondo) ha arrestato il moto dispersivo dei pensieri ed ha permesso la manifestazione di grandi intuizioni.

Entrambe le condizioni isolatamente prese, tuttavia, consentono un'apertura, uno stato di chiarezza in qualche modo incompleto.

L'attività stabilizzante ci porta in uno stato di calma e pace, al di là di ogni conoscenza e questione sui piani in cui opera la mente. Ma - come alcuni insegnanti sostengono - se non si esercita l'analisi su determinati aspetti (tra i quali l'essenza dell'io), il vero stato di "calm abiding" non può essere raggiunto, con la conseguenza che l'esperienza sarà vissuta soltanto durante l'esercizio o pochi altri momenti, a seguito dei quali la mente si reimmerge in stati caotici.

L'analisi porta, in un certo senso, conoscenza ed evoluzione (pur partendo dai piani della mente, illusori) dal momento che la mente va a raggiungere il suo stesso limite fino a rendersene conto e a "ribaltarsi" all'universo. Ma tale modalità non è in grado di far "mantenere" alla mente quanto realizzato. Occorre una "fissazione" della realizzazione con un'esperienza di meditazione stabilizzante.

Per questo motivo, combinare i due sistemi, ovvero attuare una sinergia tra meditazione stabilizzante e meditazione analitica (come prescrivono il buddhismo, il tantrismo, lo yoga e molte altre culture) può essere la chiave per un'autentica elevazione.

Dorje Shiayvam Atothas

Calm abiding - meditazione analitica - meditazione stabilizzante

Calm abiding - meditazione analitica - meditazione stabilizzante

Per indicazioni semplici su come avvicinarti alla meditazione e su come iniziare a meditare, segui questo link alla pagina Come iniziare a meditare

 

>>Torna all'indice "Articoli">>

 

calm abiding - meditazione analitica - meditazione stabilizzante

calm abiding - meditazione analitica - meditazione stabilizzante

 

 

 

 

CORSI DI REIKI (1° / 2° LIVELLO)

PRIMAVERA ESTATE
2013

in MILANO

Durata: 2 giorni (sabato/domenica) -  CLICCA PER  INFO

Corsi Reiki Milano - Trattamenti Reiki Milano - Corsi Reiki Piacenza - Trattamenti Reiki a domicilio - Corsi Reiki a domicilio