Il nostro più grande "maestro" sulla terra

di Dorje Shiayvam Atothas (Alessandro Segalini)

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"Il tuo più grande maestro è chi ti fa soffrire, perchè t'insegna dove devi lavorare" (Osho)

Un giorno, da parte di una allieva, mi fu declamata questa citazione come proveniente da Osho.

Non ho mai reperito nei suoi testi la frase esatta, in ogni caso posso dire che le poche parole citate - quand'anche non siano mai state pronunciate o scritte da Osho con questa formula - ne riassumono bene il pensiero in argomento e mi hanno indotto a sviluppare alcune risonanze.

Fin dai primi anni della propria vita, ciascuno di noi ha incontrato diverse figure che lo hanno accompagnato nel proprio cammino di crescita.
Maestri delle scuole elementari, insegnanti delle scuole medie o superiori,
allenatori della squadra in cui abbiamo praticato un'attività sportiva,
educatori presenti in strutture religiose.


Persone che (talvolta da noi scelte, più spesso assegnateci da altri) ci hanno seguito per un certo periodo di tempo, cercando di darci qualcosa: un appoggio nei momenti di difficoltà, un aiuto nel prendere una direzione e muoversi nel difficile mondo della nostra vita.
Non importa quanto il loro contributo ci sia stato realmente utile o quale finalità secondarie perseguissero nel fare questo: ci hanno comunque accompagnato e dedicato tempo.
Ma non solo queste persone ci hanno donato il loro tempo.

Ce ne sono tante altre... che senza ruoli istituzionali o mandati, ci sono state vicine.
Dai nostri genitori e familiari più stretti, ad altre persone, quali ad esempio il genitore di un amico o un vicino di casa più grande di noi con il quale abbiamo spesso trovato il tempo per dialogare.
A ben pensarci, da ognuna di queste persone abbiamo ricevuto qualcosa.
Ed è così semplicemente per il fatto che, in realtà, in ogni relazione tra due persone, ciascuna si arricchisce di qualcosa.

Ma la vita non è staticità, bensì dinamicità in divenire.

Nel corso della vita si cambia.

Talvolta ce ne accorgiamo, in altri casi il cambiamento è così lento e graduale che non riusciamo a percepirlo.
Proprio per questo, spesso si cambia con ritmi e modalità diverse da persona a persona.
E con noi cambiano anche le nostre esigenze e cambiano le persone con le quali entreremo in risonanza e che - a seguito del nostro cambiamento - potranno "agganciarci" per accompagnarci a salire ancora più in alto nel nostro percorso di crescita.
Come detto, sempre, per tutta la durata della vita, potremo arricchirci attraverso il rapporto con ogni persona, in quanto ognuna, anche quella che ci risulta più antipatica o addirittura ostile, ci insegna qualcosa.
Però, in ogni fase della nostra maturazione, per noi ci sarà sempre anche un "maestro" che potrà accompagnarci allo stesso modo delle persone che lo hanno fatto nei primi anni della nostra vita.

Come riconoscerlo?

Un'anima adulta e matura saprà di non dover dare la precedenza alle imposizioni esterne. Frequento - pur per mia libera scelta - un gruppo o un'associazione nella quale si organizzano proposte formative. Molto spesso, aderendovi, mi sarà assegnata una figura specifica con il compito di seguirmi e di accompagnarmi, scelta tra alcune da qualcuno che occupa, all'interno della struttura, una posizione apicale.
Probabilmente chi sceglie per noi agirà volendo il nostro bene e si rivolgerà a persone che ritiene fidate; però dal momento che solo la singola persona è quella che realmente sa come si sente, cosa prova e quali sono le grandi domande che la assillano in una determinata fase della vita, la scelta di una figura alla quale rivolgersi individualmente per una guida, deve essere personale.

Qualcuno suggerisce di scegliere la persona per la quale si prova stima, della quale ci si fida e con la quale ci si sente a proprio agio, senza alcun freno nell'affrontare i temi che più stanno a cuore.
Potrebbe addirittura trattarsi della persona con la quale scherziamo più spesso, con la quale possiamo parlare di tutto e scambiare opinioni, battute, piccoli pettegolezzi e tutto quello che capita.

Potrà questa essere la nostra guida (in particolar modo, spirituale)?

L'intuito ci dice che con una tale persona entriamo in risonanza, possiamo aprirci senza problemi, nulla ci frena il sorriso e l'esternazione dei nostri stati d'animo.
Da una tale persona riceveremo amicizia e consiglio. E, in un certo senso, riceveremo una guida.

Però non è tutto.

Tutte le fonti spirituali, cristiane e non, provenienti da canalizzazioni, messaggi rivelati durante apparizioni mariane o di altri santi, riflessioni di persone umane dedite ad una vita di santità e spiritualità, ci ricordano che la crescita, spesso, non può che passare attraverso la sofferenza.
Ogni anima volta alla crescita, ogni anima che sappia riflettere, comprende che ogni evento che la fa soffrire è portatore di una lezione.
Disagio, sofferenza, senso di colpa o inadeguatezza sono di per sé stati d'animo che fanno stare male.
Però, se pensiamo alla causa che li ha originati, vediamo che il disagio è stato provocato da un contrasto tra ciò che era dentro di noi (le nostre convinzioni, le nostre aspettative incrollabili, i nostri pregiudizi su persone o eventi, la nostra sicurezza....) e ciò che la vita ci fa sperimentare.
Proprio nel momento in cui si crea questo contrasto, io riesco a rendermi conto che qualcosa, di cià che sta dentro di me, non funziona.
Le cose non sono andate come io mi immaginavo dovessero sempre andare. Non ho avuto quello che pretendevo di avere dalla vita. Una persona mi ha rivolto una critica in un aspetto sul quale mi ritenevo perfetto. E i casi sono infiniti.
Ed ecco che l'anima, allora, si mette a lavorare.

Un giorno, entra nella nostra vita - nei modi più diversi - una persona. Con essa possiamo dialogare spesso, oppure abbiamo modo di scriverci lettere o e-mail; ma può anche trattarsi di una persona di cui abbiamo sentito parlare o che non conosciamo direttamente, il cui pensiero, tuttavia, ci viene riportato da persone a noi amiche. In tutti questi casi, si crea comunque una relazione.
Immediatamente oppure con il trascorrere del tempo, dalla conoscenza di ciò che dice o scrive questa persona ci accorgiamo di uscirne sempre perplessi; non sappiamo spiegarne il perchè, ma avvertiamo che i suoi messaggi e le sue esternazioni ci creano disagio.

Una sua affermazione, una sua lettera inviataci o anche soltanto un suo articolo ci colpisce.

Ci sentiamo incuriositi e nello stesso tempo intimoriti; ci sentiamo perplessi; proviamo stupore per non aver mai sentito affrontare un determinato tema in precedenza o per non averlo mai sentito affrontare in quel modo; oppure, ci sentiamo improvvisamente inadeguati o addirittura abbiamo la chiara sensazione di essere, in realtà, una nullità.
E staremo male.
Una tale persona ci fa sentire "bloccati". Per quanto la nostra intenzione non sia quella di esserle ostili o indifferenti, il nostro sorriso e la nostra spontaneità potranno essere "frenati" da qualcosa che avvertiamo in essa, qualcosa che in noi non c'è o crediamo non ci sia.
Potrà agitarci l'ipotesi di un incontro, ed è proprio per questo che, incontrandola, la soluzione più facile è quella di abbassare il capo e di sperare di non incrociarla.

Quella persona, in un modo o nell'altro, è entrata nella nostra vita. E tutto ciò che accade non accade per caso.

E quanto essa ci ha detto o ha scritto, talvolta risuona nella nostra mente per diversi giorni.
E qualche volta, a seguito dell'impatto con il suo pensiero, non riusciamo a dormire.
Ma perchè non dormiamo?
Perchè quelle parole continuano a risuonare nella nostra testa.
Perchè dentro di noi qualcosa si sta muovendo.
Perchè l'anima sta lavorando. Come prima non aveva mai fatto.
Sentendoci spesso pervasi dai pensieri smossi da questo soggetto, spesso condivideremo le nostre risonanze con quelle persone con le quali siamo più in confidenza, quelle - appunto - con le quali stiamo bene. Ci rivolgeremo ai "maestri" più vicini a noi. A loro racconteremo ciò che ci ha "scosso", esprimeremo la nostra opinione, il motivo per cui ci siamo sentiti turbati e le eventuali risonanze sorte soltanto dopo.

Questo è giusto e necessario. E nel fare questo, nel vivo dialogo con le persone con cui riusciamo ad aprirci, lentamente cresciamo.

Ma non potremo negare una verità: a smuovere il nostro interno, a toccarci nel profondo, a provocarci quei giorni di profondo mutamento interiore nei quali si è aperta una nuova finestra di consapevolezza, è stata quella persona.

Che, magari, apposta avrà adottato un tono duro in una lettera inviataci, apposta avrà sollevato un argomento pur sapendo di non affermare la verità, proprio allo scopo di stimolare la ricerca di quella stessa verità in noi.

Quella persona, in realtà, è il nostro vero maestro.

Se nella nostra vita è entrata una tale persona, quella, prima di chiunque altra, è il nostro maestro.

Sia benedetta la sofferenza che il maestro ci ha provocato, siano benvenuti il senso di disagio, di inadeguatezza, il senso di colpa anche. Perchè, se di per sé sono soltanto stati d'animo non costruttivi, possono essere però il segno dell'evoluzione più grande.

Nessuno può permettersi di negare sofferenza, disagio, senso di inadeguatezza e senso di colpa. Eliminarli per affermare la sufficienza dell'azione salvifica dell'amore e di un atteggiamento ottimistico e positivo verso la vita, significa fermare la propria evoluzione. Significa accontentarsi di ricevere amore senza voler conoscere la sofferenza. Ma come faremo a comprendere l'esperienza di un essere vivente che soffre, se quella determinata sofferenza non l'abbiamo mai sperimentata?

Stare male, molte volte, non è affatto un male. A posteriori, si rivela essere stato un dono, spesso l'unico modo per salire verso la Luce.

Sia quindi benvenuta la persona che è in grado di entrare nel nostro cuore, che ne ha la chiave, che ha la voglia di farlo.

Sempre, in ogni fase della nostra vita, un maestro è lì pronto ad attenderci: sta a noi riconoscerlo e cercarlo.

E tra i maestri terreni che abbiamo a disposizione e che già - di fatto, lo si ammetta o no - sono entrati nella nostra vita, quello più grande per noi in un dato momento, è colui che sa spiazzarci e disarmarci e che, disarmandoci, ci obbliga a riflettere e a crescere.

"Il tuo più grande maestro è chi ti fa soffrire, perchè t'insegna dove devi lavorare"


Dorje Shiayvam Atothas
 

 

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