innamorarsi del proprio idolo

Reikimilano

The International University of Reiki, Tantra and Awareness

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Come se fosse la prima volta

Esercitare la presenza

Testi di Dorje Shiayvam Atothas
(Alessandro Segalini)

L'abitudine, in qualsiasi atto che possiamo compiere, è per noi una gabbia, fortemente limitante.
Pensiamo a quando allacciamo le stringhe di una scarpa, oppure a quando chiudiamo la porta di casa, o ritiriamo la posta dalla nostra casella personale, o ancora - per gli uomini - quando la mattina ci si fa il nodo alla cravatta.
Siamo realmente presenti e consapevoli in ciò che stiamo facendo?
Quasi mai.
Una serie di atti, appresi molto tempo prima (spesso addirittura nell'infanzia), sono stati compiuti e ripetuti. Attraverso la continua ripetizione, la sequenza è entrata nella memoria, ed è attuabile anche senza un intervento della mente conscia.
Possiamo quindi dire che tali attività, così come moltissime altre, sono state automatizzate.
Ricorderemo, tra le altre, l'atto del mangiare quando si è a tavola: quante volte, durante il pasto, siamo veramente lì, seduti, consapevoli e presenti di fronte al cibo, e lo portiamo alla bocca coscientemente, ne assaporiamo coscientemente il sapore, lo mastichiamo e lo deglutiamo con consapevolezza?
Ogni tradizione esoterica, con riferimento all'atto del cibarsi, ha sempre sottolineato l'importanza della presenza nell'atto, e ciò per svariati motivi, alcuni dei quali esulerebbero dal nostro tema.
Mentre assumiamo un pasto, molto spesso, ed anzi troppo spesso, la nostra mente vaga in altri territori.
Può accadere in quanto siamo in pausa pranzo dopo un'intensa attività lavorativa che dovrà ricominciare da lì a un quarto d'ora, attività che comporta numerose responsabilità e richiederà di operare scelte difficili. In tal caso, mentre portiamo il cibo alla bocca, non ne avvertiamo neppure il sapore, e così mastichiamo e deglutiamo il tutto frettolosamente, spesso terminando il pasto senza nemmeno ricordarci di cosa avessimo mangiato.
In altri casi, saranno questioni extralavorative a distrarci: un problema di salute nostro o di una persona cara, oppure una vicenda di carattere affettivo (un problema "di cuore", come tanti me ne sottopongono le mie giovani allieve) che ha imboccato un tunnel problematico.
Tutto questo accade addirittura mentre si guida l'auto su un percorso conosciuto: dentro di noi, una specie di "pilota automatico" muove i comandi, cambia le marce, accelera, frena, sorpassa e può addirittura suonare il clacson, mentre la persona, in alcuni casi, giunge a destinazione senza riuscire a ricordare gran parte del tragitto percorso, ben consapevole che in tutto quel frangente temporale la propria mente era occupata da altri tipi di questioni.
Ciò che accomuna tutti questi casi, è la nostra "assenza" da ciò che stiamo compiendo, si tratti del mangiare, del guidare l'auto, dell'allacciarci una scarpa o altro ancora.
Abbiamo posto l'accento su problemi che la persona può trovarsi ad affrontare, ma è importante osservare che l'abitudine (e tutto ciò che porta con sé) agisce ed interferisce a prescindere, in ogni caso.
Mentre guidiamo l'auto, così come mentre siamo a tavola, anche se nessuna preoccupazione stia aleggiando nella mente, sembra che la nostra consapevolezza non voglia stare sull'atto che stiamo compiendo e cerchi comunque di vagare altrove, anche su pensieri inutili e frivoli.
La nostra mente possiede i programmi in grado di compiere l'atto meccanico richiesto, e dal momento che tali programmi vengono attuati, è come se la consapevolezza si dissociasse da ciò che viene compiuto, in quanto non vi è necessità che ciò che si svolge venga osservato coscientemente.
In effetti, la scarpa si allaccia, la lettera viene prelevata dalla cassetta postale, la cravatta si annoda anche se la mente non se ne occupa e pensa, magari, al piacevole incontro della sera precedente.
Questo assenteismo mentale, però, non si verifica allorché debba essere compiuta un'azione nuova, o ci si venga a trovare in un contesto assolutamente nuovo.
Vai a visitare un paesaggio mai visto prima. Per un certo tempo (un quarto d'ora, mezz'ora, un'ora, a seconda dei casi e delle persone) ti riempi di meraviglia e di stupore. Tutto è nuovo, tutto è bello, riesci ad essere "lì" con una presenza che solitamente non hai, tanto che tutto ti sembra più "vivo" e più "reale" del solito.
Ciò accade perchè la mente, in quel momento, ha interrotto la propria interferenza.
Non ha programmi di abitudini da applicare automaticamente, e necessita, per un certo tempo, di apprendere ciò che rileva in quel contesto.
Mentre ciò avviene, tu sperimenti la presenza senza la nebbia della mente.
Non durerà molto. Da lì a poco la mente si riorganizzerà (è la sua costituzione, la sua funzione, non può non farlo), etichetterà ogni tua percezione con particolari attributi, e quindi inizierà a gestire ogni esperienza con i suoi soliti programmi. Da quel momento, la meraviglia sarà nuovamente offuscata: inizierai a criticare ciò che vedi, riuscendo a vedervi dei difetti; confronterai ciò che stai vivendo con altre esperienze gratificanti del passato, e ti perderai nel pensare a cosa vi sia di più interessante nella nuova esperienza rispetto alle precedenti. Da quel momento, l'esperienza estatica sarà terminata e ti ritroverai nella giostra dei pensieri.
Questo stato di offuscamento e di interferenza mentale che ci annebbia per il 90 per cento della nostra vita, si produce più frequentemente allorché si continui a ripetere gli stessi gesti, le stesse azioni, e ci si continui a muovere negli stessi contesti. Ciò, in quanto la mente ha modo di intervenire in modo più intenso e massiccio con tutto il proprio "set" di programmi, ben stabilizzati e collaudati su situazioni di vecchia data e continuamente ripetute.
Ogni percorso iniziatico volto al recupero della consapevolezza nell'essere umano, ha sempre puntato l'accento sull'esercizio della presenza. Una presenza che - nonostante tutto quanto sopra - può essere riguadagnata.
Per fare un esempio in ambito buddhista, un consiglio del Dalai Lama è quello di recarsi almeno una volta all'anno in un luogo che non si sia mai visitato prima (si tratti di un paesaggio naturale o di una città d'arte, non ha importanza). La funzione ne è evidente: non disimparare la capacità di stupirsi, permettendo alla nostra persona l'esperienza di affrontare un contesto nuovo in cui la mente sia obbligata a fermarsi, diradando la nebbia della propria interferenza e consentendo la piena presenza.
Le prescrizioni che vengono solitamente date, riguardano atteggiamenti (per lo più mentali) volti a ricordarsi continuamente la presenza.
Un metodo può essere quello di dire a se stessi, continuamente: "Io Sono". Mentre si attende in fila, mentre si è seduti in treno, mentre si cammina, mentre si mangia.
Contemporaneamente, la consapevolezza dovrà dirigersi all'atto che va a compiersi. Se sto mangiando, ripeterò certamente a me stesso "Io Sono", ma mi dirò, immediatamente dopo: "Io mangio".
A quel punto, però, sarà importante rendersi conto che anche la frase "Io Sono" o "Io mangio" è un pensiero, e in quanto tale, un limite.
Il pensiero dovrà quindi essere abbandonato attraverso uno stato di coscienza che potremmo definire di "testimone": siamo lì con tutto il nostro essere, e ci siamo e ci riusciamo perché abbiamo voluto e vogliamo esserci. Ma nel momento in cui realmente la presenza si realizza, non occorre più pensare, nemmeno al fatto che siamo presenti.
Ogni esperienza viene vissuta ed assaporata, con l'aiuto dei cinque sensi, sgombra dall'interferenza di qualsiasi pensiero. Ogni ragionamento, finanche pertinente a ciò che sta accadendo, deve essere riconosciuto e lasciato scorrere via sul nascere.
"Ci sto riuscendo, che bello. Ho la mente libera, tutto è più vivo e più chiaro! Potrò raccontarlo agli amici o pubblicarlo su facebook" è un pensiero che, come tale, ti sta portando fuori dal centro che per un attimo hai sperimentato.
"Questo cibo è saporito, anzi, il migliore del suo genere!" è un altro pensiero. Sicuramente pertinente a ciò che stai facendo, ma, in quanto tale, limitante l'esperienza. Stai usando le tue energie per giudicare, e quindi per confrontare. Non puoi essere più lì nell'attimo presente se fai questo.
Focalizzati semplicemente sul vivere ciò che stai facendo, senza permettere che catene di ragionamenti semiautomatici offuschino il tuo esserci nell'esperienza.
Sono qui a dirti, comunque, che tutto ciò non è ancora sufficiente per una piena presenza.
La consapevolezza e la presenza andrà infusa, il più possibile, in tutto ciò che sta avvenendo, sia fuori, sia dentro di te, nel tuo corpo.
Se stai mangiando, una volta che hai portato il cibo alla bocca, sii testimone dell'attività del tuo corpo mentre il cibo viene masticato. Sii lì a sentire il sapore, l'energia che promana dal cibo e che entra in te. Sii consapevole che il tuo corpo cerca di masticare quel cibo con un atto automatico, e prova ad interrompere l'automatismo e a realizzare coscientemente la masticazione, se del caso prolungandola e rallentandola nei movimenti. Sii tu, per qualche istante, la tua masticazione. E sii tu colui che assimila il cibo, assaporandolo.
Quindi, deglutisci, consapevole di questa fase e dei movimenti muscolari che si producono. Sii nella tua gola nel momento della deglutizione.
Torniamo su un piano più generale, valido per ogni esperienza: ogniqualvolta un evento si verifica e viene percepito, la mente umana si attiva attraverso determinate dinamiche che, sempre, sono influenzate dalla memoria di tutte le esperienze passate.
La scienza (attraverso riscontri di coloro che hanno studiato il cervello umano) ci rivela che abbiamo soltanto un quarto di secondo dal momento in cui percepiamo un evento, a quello in cui la percezione viene inviata a centri cerebrali che scateneranno reazioni emotive ed altri meccanismi mentali in base alle esperienze passate immagazzinate.
In quel quarto di secondo, tu sei presente e libero. Si tratta soltanto di coglierlo.
In quel quarto di secondo, i ricordi non sono ancora intervenuti per confrontarsi con ciò che sta accadendo.
In quel quarto di secondo, le catene neuronali che contengono i programmi degli atti abitudinari (allacciarsi la scarpa, ecc) non si sono ancora attivate.
Se sei presente e consapevole, e quindi se riesci a "captare" quel momento di presenza e libertà, ti sarà facile focalizzartici sopra, e riuscire a prolungarlo, impedendo alla mente di sabotare il tuo stato di presenza.
Prova, alla prossima occasione, ad allacciarti le scarpe esercitando la presenza. Per fare questo, prendi le tue scarpe e guardale come se fossero state appena acquistate. Guarda le stringhe come se fosse la prima volta che tu le veda, pur consapevole della loro funzione.
Non lasciare che le mani inizino a muoversi da sole. Non lasciare spazio vuoto alla mente perchè possa attivarsi. Tu sei presente, tu hai fermato il processo, tu hai le tue scarpe davanti a te e nient'altro.
Ora, sii tu l'utilizzatore / utilizzatrice della tua mente in modo consapevole, e quindi utilizzala, ragionando su come potrai creare un nodo per tenere strette quelle scarpe al tuo piede.
Prova ad intrecciare i fili.
L'abitudine non ti saboterà, e ti accorgerai di trovarti in difficoltà nel riuscire a fare il nodo. Sarai consapevole del fatto che ciò che tu vuoi fare è un nodo, e che vi sono diversi sistemi di farlo. La mente ti suggerirà delle possibilità, che proverai ad attuare.
Probabilmente, dopo un po', ti sarà necessario ricominciare da capo e lasciare che la tua memoria muova automaticamente le tue mani, se vorrai allacciare le scarpe, in quanto potresti non riuscire a fare alcun nodo efficace. L'esercizio, comunque, ti sarà servito per comprendere quanto stavolta eri presente in quella circostanza rispetto a tutte le precedenti, e quindi, per comprendere quanto l'attività mentale abbia il potere di offuscare, spesso senza che l'interessato se ne accorga.
Il momento del cibarsi, quello dell'allacciarsi le scarpe e tutti gli altri casi citati, sono soltanto alcuni esempi.
Il tutto vale anche nella sessualità.
Come ogni altro atto, anche gli atti sessuali (si tratti di preliminari o dell'amplesso, pur realizzato secondo diverse modalità) tendono ad automatizzarsi nel corso dei mesi e degli anni.
Possiamo iniziare dal bacio.
Mi è stato possibile visionare su internet un video girato in Australia a bordo di un treno e girato all'insaputa della giovane vittima, in cui un ragazzo si siede di fronte ad una fanciulla, la riempie di complimenti e le si fionda addosso per baciarla in bocca. La ragazza, evidentemente stupita, mostra perplessità e con un braccio cerca di opporsi al suo "aggressore", ma osservando bene il video, si vede che la sua bocca e le sue labbra si muovono accompagnandosi ai movimenti delle labbra del ragazzo.
Ora, senza entrare in congetture su un'eventuale attrazione segreta nella ragazza verso il suo avventore, tale gestualità è segno evidente che tale ragazza aveva già baciato molte volte nella sua vita, tanto che nel proprio cervello si era già creata una catena neuronale in grado di far iniziare e proseguire i movimenti di un bacio addirittura senza che la mente conscia dovesse occuparsene ed addirittura mentre la mente conscia era impegnata a decidere se e come respingere il ragazzo e come gestire l'episodio sotto gli occhi di tutti i passeggeri. La bocca si muoveva.
Ciò potrà essere da voi verificato nella prossima occasione in cui bacerete qualcuno. Scoprirete che vi sarà perfettamente possibile proseguire mentre guardate altrove ed anche mentre penserete ad altro.
Quante volte ho visto una coppia baciarsi, la cui ragazza guardava me con occhio furtivo, mentre continuava a tenere la bocca a contatto di quella del ragazzo, il quale era in piena estasi ad occhi chiusi. Allo stesso modo ricordo di un compagno di liceo che amava farsi guardare mentre baciava giovani studentesse: loro tenevano spesso gli occhi chiusi, mentre lui li teneva ben aperti, per nulla coinvolto nell'atto, guardandosi continuamente intorno per assicurarsi di essere visto da noi, dal momento che quei gesti erano per lui una forma di gratificazione nel mostrarci la sua superiorità seduttiva.
Ebbene, tornando al discorso della presenza nella sessualità, tutto ciò ci fa comprendere come sia possibile, nell'ambito degli atti amorosi, ridursi a svolgere dei meri atti meccanici in cui il coinvolgimento sia minimo o nullo, mentre la mente vaga altrove.
Non soltanto il bacio è passibile di questo rischio, bensì ogni atto definito "preliminare" ed anche il momento dell'unione completa. Si è scatenata la letteratura e l'arte (prevalentemente la musica leggera con i testi delle canzoni) nel rilevare come si possa far l'amore con qualcuno in stato di semi-incoscienza, o addirittura pensando ad un'altra persona che si desidererebbe possedere in quel momento. "Faccio l'amore col mio compagno, ma in quel momento penso a te e mi convinco che lo sto facendo con te", mi fu rivelato una volta da una persona che conoscevo.
Così, ove ci si sieda sull'abitudine, anche la sessualità rischia di diventare un insieme di atti sempre uguali, codificati, entrati nell'abitudine e svolti in automatico senza più una reale presenza né un reale coinvolgimento.
Più gli atti da compiere rispecchiano una sequenza, più l'abitudine e l'automatismo ha modo di subentrare.
Anche per la sessualità, vale quanto detto sopra con riguardo a tutte le altre attività quotidiane: è possibile re-imparare l'esercizio della presenza.
Questo è ciò che insegno, in modo approfondito, nei miei corsi di Tantra.
Il segreto sta nel rendersi completamente presenti (desiderandolo fortemente, anzitutto: la volontà è il motore di ogni impresa) al modo di un testimone, prendendo atto di ciò che sta accadendo senza lasciare alla mente alcuno spazio per intervenire. Quindi, considerare ciò che sta avvenendo, come se stesse avvenendo per la prima volta.
Anche negli scambi amorosi, si potrebbe quindi provare ad usare un'unica regola del gioco: mettere da parte tutta la propria storia, il proprio passato, la propria esperienza e la propria memoria, ritornando come bambini. Quindi, coinvolgersi l'uno con l'altro come se fosse la prima volta nella propria vita.
Senti il tuo corpo, ne sei consapevole, senti di riuscire a godere nel tuo corpo, senti le energie fluire.
Hai di fronte a te l'altro. Nella sua forma fisica, che rinforza il tuo Fuoco.
Realizzato lo scambio di energie, si passa quindi all'interazione tra corpi.
Sii te stesso/a e non lasciare che la tua mente intervenga. Non permettere che emergano congetture, illazioni, pensieri di confronto con precedenti partners o finanche considerazioni sull'aspetto fisico dell'altro. Lascia scorrere via tutto questo e guarda a ciò che accade come se ti trovassi in tale situazione per la prima volta nella tua vita.
Sentirai le tue energie in modo infinitamente più chiaro, come forse avevi sentito soltanto nell'infanzia e nella prima adolescenza.
Nel contatto, non lasciare che le tue catene neuronali si attivino e le tue mani inizino ad accarezzare in modo meccanico. Ciò che farebbero, sarebbe soltanto ripetere sequenze da te già decise e ripetute con i precedenti partners. Cadresti, senza accorgerti, in un ripetere che porterebbe la tua mente lontano da ciò che stai facendo, con inevitabile calo di intensità energetica e successiva delusione per un momento che sarà giudicato "come ogni altro" o finanche deludente.
Non permettere a te stesso/a di fare accadere questo. Ogni energia estatica è dentro di te e non merita di essere spenta, bensì chiede di essere lasciata spontaneamente sgorgare.
Nell'attimo in cui percepisci l'altro, sii presente e ferma la tua coscienza. Ascolta le emozioni liberarsi, e resta in tale consapevolezza.
Ascolta ciò che il tuo corpo percepisce, e liberamente lasciati andare in movimenti spontanei, senza minimamente preoccuparti di cosa avverrà tra un secondo o tra un minuto, né chiederti se sarai in grado di ottenere una buona performance o di appagare l'altro. Tutto questo non è nel presente e quindi non ti interessa.
Tornare bambini non è facile. Significa morire a se stessi, far "morire" in se stessi (almeno in un certo lasso temporale) tutta una serie di programmi, creatisi subdolamente nel corso di ripetute esperienze, e tornare, in un certo senso, realmente "nudi" e vulnerabili come alla prima volta.
Potranno crearsi situazioni imbarazzanti sul momento, in quanto - allo stesso modo del nodo alla scarpa - potresti accorgerti di quanto tu abbia sempre delegato, ormai da tempo, il "da farsi" all'abitudine, e di non essere più in grado di gestire l'azione senza l'automatismo: potresti accorgerti di trovarti in atti, gesti e pose (sia anche la completa immobilità protratta per diversi secondi o minuti) che normalmente non hai l'abitudine di assumere.
Va tutto bene, anzi benissimo.

Qualcuno mi ha chiesto spiegazioni in quanto è noto che in ambito tantrico si usa insegnare il kamasutra, mentre ciò che io vado a proporre appare essere l'esatto contrario, un invito all'innocenza e alla spontaneità. A chi mi rinfaccia questo, semplicemente rispondo che, anzitutto, nel programma complessivo del mio insegnamento tantrico, qualche elemento di kamasutra è ricompreso; ma che, in ogni caso, tali pratiche non sono più così necessarie al giorno d'oggi in quanto i tempi sono cambiati. In un'epoca (l'attuale) in cui il sesso è diventato qualcosa di estemporaneo, spesso vissuto in ubriachezza nello spazio di pochi minuti e sempre con modalità simili e ripetitive, è poco importante indottrinare facendo apprendere altri schemi di movimento che finiranno per creare altra abitudine. Occorre svegliarsi, resettarsi, rendersi conto che si sono vissuti anni di sessualità al modo di un robot, sotto ipnosi, sotto annebbiamento. E che ciò che più conviene fare nell'ottica di un vero risveglio, è de-programmare, pulire, resettare e ricominciare tutto daccapo. Questa la prima cosa, il resto viene dopo.

Sentirsi meravigliati significa essere liberi da qualsivoglia condizionamento. Ridi (tra te e te, ma anche con l'altro) di tutto questo, perché sarete certi che ciò che sta avvenendo è - comunque andrà a svolgersi e a terminare - veramente un momento unico, vissuto in consapevolezza e libertà, che non avrà senso confrontare con precedenti esperienze, anche in quanto l'altro si atteggia come se fosse un adolescente completamente vuoto e contemporaneamente trasparente su tutti i livelli, senza alcuna preparazione o esperienza che possa subentrare. Entrambi svolgono questa operazione su se stessi, contemporaneamente.
Così facendo, cadono le distrazioni. Cade la possibilità di pensare ad altri durante l'atto sessuale. Cade l'ansia da prestazione, in quanto nella piena coscienza non trova posto la mente con tutto il suo archivio di dati e di previsioni statistiche sull'avvenire.
Questo è pertanto quanto io consiglio di attuare in ogni incontro, e quanto pongo quale condizione per ogni eventualità di scambio che abbia a tenere personalmente con chi mi segua nel percorso tantrico, affinché il momento sia un'occasione di crescita o, quantomeno, di aiuto in quella riconnessione con il proprio vero Sé che è l'obiettivo del Tantra e di ogni altro percorso psicospirituale.
Essere presenti è ciò che ci consente di sentire il Tutto, l'Uno, e di realizzare di esserne parte.
In quanto parte dell'Immenso illimitato e non delimitabile, ogni parte può esserne il centro, e quindi anche tu, avendo realizzato di farne parte, in un certo senso ne puoi essere il centro.
Inizia a guardare alla tua giornata con maggiore presenza in ogni momento, inizialmente ripetendoti "Io Sono" e successivamente limitandoti ad essere, senza più la necessità di pensarlo.

Vivi ogni momento come se fosse la prima volta.

Om Shanti

Dorje Shiayvam Atothas
 

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innamorarsi di un idolo - termine

 

Dorje Shiayvam Atothas

(Dott. Alessandro Segalini)

 

 

Tantra Master

Grand Master Reiki  (18° liv.)

 

Founder of Amethyst Tantra Yoga

 

Listed in the "Teachers" page (presence in the world) of the World Yoga and Ayurveda community

http://www.worldyogayurveda.net

 

Affiliated to the European Yoga Federation

www.europeanyogafederation.net

 

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