innamorarsi del proprio idolo

Reikimilano

The International University of Reiki, Tantra and Awareness

Amethyst Dharma Center

Milano (Italy)

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Le emozioni
cosa sono e come gestirle come gestire le emozioni

Testi di Dorje Shiayvam Atothas
(Alessandro Segalini)
Direttore e responsabile didattico dell'Amethyst Dharma Center - Milano

come gestire le emozioni - emozioni come gestirle  gestire le emozioni Terapia emozionale a Milano

 

Come per ogni cosa in questo mondo, anche per le emozioni vi è una definizione.
Vediamone un paio:
stati psichici affettivi e momentanei che consistono nella reazione opposta dell'organismo a percezioni o rappresentazioni che ne turbano l'equilibrio;
p
rocessi interiori suscitati da eventi-stimolo rilevanti per gli interessi dell’individuo.
In queste definizioni - che sono comunque sufficienti a darne l'idea - non viene preso in considerazione l'aspetto esoterico, ovvero il lato energetico che la scienza non può esaminare e studiare, di cui invece ci occuperemo qui.

Le emozioni sono - come ogni cosa - energia.
Energia che si esprime su un determinato livello dell'Essere, che - in gergo esoterico - possiamo chiamare il piano astrale.
E' lo stesso piano dei cosiddetti "viaggi astrali" di cui avrai forse sentito parlare, e lo stesso in cui transitano - per periodi più o meno lunghi - le anime dei trapassati, e ancora, il piano in cui vivono altri tipi di esseri privi di un corpo fisico.
Ciò che caratterizza la vita su questo piano (in cui anche noi siamo presenti con il nostro corpo astrale) è la capacità di provare le emozioni. Lì l'energia è, in definitiva, emozione.
Ogni emozione, come energia, è monodirezionale (è energia che tende a scaricarsi in una direzione); tende ad assorbirti completamente, e quindi a trascinarti, come un forte vento, nella sua direzione.

Qualora, per varie ragioni, in una persona vi sia una particolare predisposizione che renda più sensibili o più reattivi alle emozioni (al modo di una barca con con delle grandi vele pronte a sfruttare l'arrivo del vento), il rischio è quello di farsi travolgere.
E' il caso di chi, senza pienamente esserne cosciente, si lascia andare ad azioni che potrà rimeditare soltanto in seguito, per rendersi conto delle conseguenze prodotte ormai inevitabili, e del fatto che non le avrebbe compiute in uno stato di centramento ed equilibrio. Se è vero che alcune di queste azioni riguardano unicamente la sfera del piacere, è ben noto che talvolta i picchi emozionali hanno portato molti individui ad uccidere o commettere vere e proprie stragi. Gli attuali episodi legati alla nuova forma di terrorismo dilagante (tutta basata, in definitiva, sulle emozioni) ne è emblematica.
Questa caratteristica delle emozioni è ciò che i maghi di ogni tempo hanno sempre utilizzato per influire sugli altri individui: a volte facendoli innamorare, altre volte generando discordia e spingendoli a modificare la propria vita. Il punto di forza di ogni azione magica è proprio l'azione sul piano astrale.

Il fatto che le emozioni siano energia che si manifesta nell'astrale, non significa che non diano segni della loro presenza a livello fisico: ciò accade, perché tutto è collegato.
I fenomeni di un intenso stato emotivo nel corpo fisico, avvengono su vari livelli. Dal rilascio di neurotrasmettitori nel cervello, al rilascio di ormoni nel corpo. Dalla modificazione del battito cardiaco, a segni esteriori ben visibili dall'esterno (quali un intenso rossore in volto, o viceversa un estremo pallore), o ancora sudorazione, attacchi di panico, e incapacità di controllare movimenti o gesti spontanei (come ad esempio saltellamenti, risate, ma anche strilli o pianto per panico, gioia o adorazione di qualcuno o qualcosa). Tali effetti possono arrivare a somatizzazioni di tipo patologico quali svenimenti, vomito, eruzioni cutanee (come certe forme di psoriasi la cui causa non è nota alla medicina), gastriti, ulcere ed altro ancora.
La base, resta comunque non-fisica, come tutte le culture e tutti gli operatori olistici riconoscono e ci hanno insegnato. E' sul piano dell'energia che tutto sorge e si muove, ed è su tale piano che resteremo.

Quante e quali sono?

Una catalogazione è sempre difficile, ed appare poco utile.
In ogni caso, è abbastanza utilizzata l'individuazione di otto emozioni primarie:
rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, attesa, disgusto e accettazione.

Dalla loro combinazione ne deriverebbero altre, dette emozioni secondarie:
allegria, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso, delusione.

E' inutile dire che qualsivoglia classificazione è riduttiva, perché è intuitivo comprendere sono infinite le sfumature con cui può delinearsi l'assetto energetico-astrale di ogni individuo. Sicuramente, tra le emozioni - almeno, considerate dalla prospettiva che ci interessa - rientra anche la libido, ossia lo stato di attrazione erotica verso qualcosa o qualcuno. Si adatta perfettamente alle definizioni in uso, in quanto è uno stato psichico che la persona sperimenta a fronte di uno stimolo esterno (la presenza della persona che piace) o di una sua rappresentazione (l'atto di immaginarla, anche in un ricordo, o la vista di una sua riproduzione fotografica).

L'energia dell'emozione è tua

Nel momento in cui provi un'emozione (sia essa per te gradevole o sgradevole) stai sperimentando un'energia. La stai sentendo e - potremmo dire - la stai assaporando.
Ciò che si è sempre detto (dall'epoca del Tao e del Tantra), è che la persona che prova un'emozione, sta assaporando la propria energia. In altre parole, quando provi un'emozione, l'energia che senti è la tua.
Credo che sia possibile addentrarsi un poco più a fondo in questo aspetto.
L'energia fondamentale, sottostante ad ogni cosa esistente (fisica, energetica, mentale o di qualunque tipo) è unica. E' il cosiddetto grande agente magico universale, il ki della cultura cinese e del Reiki (Rei-ki), un fluido onnipresente, in grado di assumere qualsiasi densità e forma, di diventare un pensiero, un'emozione, e addirittura di diventare materia che andrà a formare o riparare un corpo.
Il vaso di fiori di terracotta o di plastica, così come il fiore che vi è contenuto con i suoi bellissimi petali; i pensieri che ti stanno attraversando, insieme alla sensazione di sentire le farfalle nello stomaco, unite magari ad un intenso stato di gioia, o ad uno slancio di desiderio per una persona che ti attrae o per un tuo idolo; l'automobile, o l'indumento, o finanche la persona che stai sognando segretamente, sono fatti di quella Sostanza. Così come te, tutte queste cose, e tutto ciò che vedi, sono fatti esattamente con la stessa Sostanza di base, con questo grande Agente magico universale che tutto pervade.

La base energetica è quindi unica, ma le emozioni sono tante.
Ogni emozione, infatti, è energia universale in una differente e particolare frequenza. La si può immaginare come un colore, uno dei tanti colori che ci mostra l'arcobaleno, o che si riflettono su un muro se si espone un prisma di cristallo al fascio di luce bianca del sole.
La rabbia ne è un colore, la paura un altro, l'attrazione sessuale un altro, la gioia e l'entusiasmo un altro ancora.
Questa scissione avviene anche all'interno della persona. Ogni individuo può essere paragonato ad un prisma: prende l'unica energia, e la suddivide in diverse frequenze, a seconda delle proprie necessità. Inoltre, su ogni suo livello (in particolare: corpo mentale e corpo astrale) la "qualità" e quantità delle frequenze estratte saranno determinate dall'assetto che la persona ha. La presenza di determinati pensieri (e di tutte le dinamiche da essi create, tra cui attaccamenti ed aspettative) è principale fattore che provoca, nell'astrale, il formarsi di agglomerati di energia emozionale.
La paura che senti, sei tu ad averla creata, allo stesso modo in cui un cuoco cucina un piatto. Non la crei dal nulla, bensì attingi a quell'unica energia universale che tutto pervade. Con essa, a cucinare l'emozione in questione con il suo sapore, sono stati i pensieri che porti dentro, alcuni dei quali presenti nella tua consapevolezza, altri no, in quanto sono rimasti nel subconscio.
Tra i tanti programmi mentali che tendono ad installarsi nella persona, due sono di estrema importanza: gli attaccamenti e le aspettative.

L'attaccamento nasce come diretta conseguenza del desiderio. Ottengo qualcosa che ho desiderato, e mi ci lego. La tengo stretta, tanto che, contemporaneamente al piacere che provo per il possesso, già sento la paura per la possibilità di perdere ciò che stringo.
L'aspettativa è un programma proiettato nel futuro: si pretende, e quindi ci si aspetta, che le cose vadano in un certo modo (esempio: "I miei compagni di classe sono stati promossi, devono promuovere anche me"; oppure: "Sono insieme al mio compagno da sei mesi. Fino ad ora è andata bene. Mi aspetto che duri tutta la vita e che mi sia sempre ed assolutamente fedele").
Non possiamo dire che ogni emozione è necessariamente il risultato della reazione alla rottura di un attaccamento o di un'aspettativa (ben possono sorgere emozioni senza che ciò accada), ma possiamo affermare il contrario: la rottura di un attaccamento o di un'aspettativa genera sempre un'emozione
Non appena il mondo esterno ti presenta uno scenario che non corrisponde a ciò che avresti desiderato, ecco che si produrranno istantaneamente emozioni sgradevoli, che in taluni casi saranno liberate sul momento, ed in altri casi, saranno represse e portate - anche per anni - come un peso.

Potresti sentire riluttanza ad accettare quanto ho affermato, ed obiettarmi che il discorso non funziona con le emozioni gradevoli, come la gioia e la sorpresa. Se così è, ti porterò a realizzare tramite l'esperienza quanto vado affermando.
Rievoca dai ricordi una circostanza in cui hai provato paura o risentimento, per aver incontrato un soggetto che non avrebbe dovuto essere lì, o per il tradimento ricevuto da chi ritenevi essere un amico. Al tuo stato di rabbia si sarà probabilmente accompagnata l'affermazione: "Non me lo sarei mai aspettato". La decisione del soggetto di presentarsi, o la decisione del tuo amico di fare qualcosa di lesivo dei tuoi interessi, non rientrava nelle tue aspettative. Un'aspettativa è stata lesa. Su quell'aspettativa mantenevi l'equilibrio delle tue energie emotive. L'equilibrio è stato turbato, un'emozione si è liberata. Fino a qui, nulla da obiettare.
Pensa ora ai momenti in cui hai versato lacrime di gioia. Un evento ti sorprende: un regalo inatteso, la visita di una persona cara, un incontro casuale con la persona che adori segretamente, oppure preparato ad hoc dai tuoi amici per farti una sorpresa, come si usa fare in certi programmi televisivi.
Ebbene, le lacrime versate o comunque il forte stato di eccitamento che provi, derivano comunque dalla lesione di un'aspettativa. Infatti, nel momento in cui hai ricevuto il regalo o incontrato la persona, qualcuno avrebbe potuto chiederti: "Perché piangi? ". E a tale domanda la tua risposta sarebbe probabilmente stata: "Perché non me lo sarei mai aspettato".
Potresti obiettarmi, di nuovo, che la gioia nell'incontrare una persona può sperimentarsi anche qualora si sappia (e quindi ci si aspetti) di andarla ad incontrare. Si tratti di un parente o di un caro amico che non si vede da tempo, si tratti di un vip che si sta per incontrare per fare autografare un cd. Ed in tal caso?
In tal caso lo stato di euforia e gioia (quando non di vera e propria attrazione erotica) è dato dal desiderio, quella condizione umana di base per cui la persona - incapace di trovare la completezza in se stessa - proietta sull'esterno l'idea del completamento, ritenendo che cose e persone esterne siano necessarie a farla sentire di nuovo integra. In base a tutto un sistema di algoritmi, alcuni generali, altri unici per ogni persona, si creano i criteri di preferenza (questo piace, questo no) e quindi si crea l'assetto dei desideri.
Quando desideri qualcosa, avverti un senso di vuoto e contemporaneamente un senso di appagamento nell'immaginare di unirti a ciò che desideri.
Dal desiderio si produce l'attaccamento. Sia anche soltanto l'attaccamento ad un'idea, ad un modo di essere e di considerare le cose. Esempio: considero x una persona davvero importante per me. Il solo fatto di pensarla mi fa stare bene, e sono super felice di poterla incontrare.
Alla fine, con o senza lesione, alla base di ogni stato emotivo stanno sempre attaccamenti ed aspettative.

Per questo, ogni percorso spirituale - indipendentemente dalla sua origine geografica - tende ad invitare l'iniziato a spogliarsi sia degli attaccamenti che delle aspettative, insieme a tanti altri programmi, al fine di raggiungere una libertà da ogni tipo di condizionamento e da ogni possibilità di dolore. Eliminando la causa a monte, infatti, si risolve anche il problema a valle (la produzione e la presenza di cariche emozionali).

Questo discorso ci porterebbe troppo fuori argomento, e sarebbe comunque prematuro in questa sede.

Le emozioni sono energia tua, dicevamo. Ebbene, puoi renderti conto che l'energia emozionale è tua anche attraverso questa semplice verifica: sostituendo la provocazione esterna con l'immaginazione (immaginandoti il fatto), l'emozione sorge comunque. E con quest'altra: togliendo lo stimolo esterno, l'emozione perdura per un certo tempo.
In altre parole, ti renderai conto che puoi entrare in uno stato di estasi soltanto immaginando (con molta volontà e concentrazione) di essere in un profondo abbraccio con la persona che segretamente adori, benché la stessa non ci sia. Allo stesso modo puoi provare il panico più grande soltanto immaginandoti, per pochi istanti, qualcosa che non vorresti assolutamente che accadesse.
Ancora, puoi rimanere in stato di estasi - per un certo tempo - anche dopo che la persona o la situazione oggetto del tuo desiderio se ne sia già andata. Pensa a come ti sentivi subito dopo un incontro per te importante, o dopo aver strappato un autografo al tuo idolo. Tutto ciò che ti circonda ti sembra diverso, tutto appare bello e carico di un'energia calda, stimolante e particolare. Per rifare l'esempio con riferimento alla paura, ricorderai sicuramente come ti sentivi appena dopo che qualcosa di pericoloso era successo o avrebbe potuto succedere: per un certo tempo, l'ansia e la tachicardia rimangono anche quando ciò che le ha scatenate non vi sia più.
Tutto questo ti rivela che a produrre l'emozione che senti, sei soltanto tu, in una modalità quasi automatica che, in buona parte, sfugge al vaglio della tua consapevolezza.

Le emozioni sono vita

Le emozioni sono parte della vita su questo mondo. L'essere umano ha ogni strumento, fisico e non fisico, per poter interagire con questo tipo di energia.
In un'esistenza come quella terrena, è inevitabile avervi a che fare.
Dal momento che vi siamo immersi, è inevitabile che - così come avviene con il tempo meteorologico - ciò che andremo ad assaporare possa cambiare, e che si alternino fasi in cui si sperimentino emozioni a noi gradevoli, con altre fasi in cui si vengano ad assaporare energie differenti.
Non potremmo apprezzare le energie della gioia, dell'entusiasmo e dell'attrazione (in ogni sua forma) se non potessimo sentirle in rapporto a quelle generate dalla frustrazione, dalla rabbia, dalla paura.
Si è soliti etichettare tutto, e quindi, in tale attività frenetica, distinguere anche le emozioni in "positive" e "negative". Ebbene, è più che normale aspettarsi di provare entrambe. Come avviene per ciò che definiamo bene e male, o luce ed ombra, anche per le emozioni possiamo tranquillamente riconoscere ed affermare che le une sono in funzione delle altre. La gioia è in funzione della frustrazione, così come la frustrazione è in funzione della gioia. L'una non avrebbe senso verso l'altra. Entrambe sono due facce della stessa moneta, entrambe sono dotate di pari senso, funzione e dignità.
Il gioco non sarebbe interessante eliminando ciò che consideriamo la "negatività". Questo vale quindi anche per le emozioni. Ci servono tutte.

Le emozioni sono vie mistiche

Ogni emozione (e proprio ognuna) può essere vista come una via verso il Divino, verso un'unione (anche soltanto temporanea) con la nostra Vera Natura, che viene a coincidere con la consapevolezza dell'appartenenza di un Unico Essere.
Ogni emozione, se contemplata nelle modalità appropriate senza porre resistenza, può dare un bagliore momentaneo dell'esperienza del Divino; inoltre, attraverso percorsi appropriati, può essere penetrata a tal punto da essere oltrepassata e trascesa, e il meditatore andrà a raggiungere uno stato di coscienza e di esistenza che lo farà sentire unito e fuso nell'Assoluto in maniera più stabile e completa.
Non è tuttavia facile sperimentare l'Uno attraverso l'esperienza delle emozioni.
Il rischio principale è - come già osservato all'inizio di questo articolo - quello di essere travolti da una forza troppo potente in grado di scompigliare la consapevolezza della persona e di "comandarla", di travolgerla e di indurla ad agire come certamente non farebbe ove fosse nel pieno delle proprie facoltà; è il caso di chi uccide (per gelosia, vendetta o ira), di chi si suicida, di chi devasta ambienti, situazioni, contesti o pratica tali devastazioni sulla propria persona.
Inoltre, vi è il rischio che - senza un percorso affrontato con una guida sicura - le emozioni (da quelle più desiderabili a quelle più dolorose) possano ammaliare ed imbrigliare la coscienza della persona non consentendole di muovere autentici passi verso la propria realizzazione.
Le emozioni, pur parte della vita e pur preziose vie mistiche, vanno sì vissute, ma con consapevolezza, e non possono comunque essere assolutizzate. Tra i tesori nascosti che l'uomo ha, c'è altro. Non vi sono soltanto le emozioni. Come detto, ad un certo livello evolutivo, chi vuole proseguire, ben sa che il piano delle emozioni dovrà essere gradualmente abbandonato.

Come si muovono le emozioni nella persona

Il pensiero comanda l'energia.

Dal piano mentale, la mente, attraverso il pensiero, dirige l'energia. Il mentale, di per sé, è un livello differente e più elevato del piano astrale (nel quale le emozioni si generano). Ma questo piano mentale, pur più sottile ed astratto, è comunque collegato ai piani "sottostanti", e questo vale sia dentro di noi, sia fuori di noi. Non dobbiamo infatti dimenticare che ogni livello (e quindi anche il mentale) è composto dal medesimo grande fluido universale.
La mente comanda l'energia, abbiamo detto: è una regola esoterica. In altre parole: dove l'attenzione si fissa, l'energia va.
Ebbene, potremmo considerare la persona come un prisma di cristallo (contenente alcune impurità e sfumature di colore) che scompone l'unico raggio di luce in molti colori. Ogni prisma (ossia, ogni persona) è unico, ed in base alle impurità che porta, potrà filtrare con maggiore intensità questo o quel colore.
Come può avvenire questo?

Osserva il tempo atmosferico.

A volte il cielo è sereno e ti consente di ammirare le stelle o di goderti uno splendido sole. Altre volte è coperto e si scatena una tempesta. In genere (pur con eccezioni o differenze di tempistiche ed escursione termica tra vari luoghi del mondo) i mutamenti sono ciclici: dopo le piogge viene il sereno, dopo il sereno tornano le piogge. Dopo il caldo viene il freddo, dopo il freddo torna il caldo.
Tutto questo avviene anche nell'essere umano.

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Non intendo certamente dire che la persona emani raggi solari o gocce di pioggia, ma che in esso avviene la stessa dinamica, quantomeno sui piani energetici.
Puoi osservarlo in un neonato.
Il neonato ride e gioca da solo. Poi, improvvisamente, cambia umore. Se possiamo paragonare il primo momento ad una giornata di bel tempo, il secondo sarà certamente paragonabile ad una tempesta: in quel momento il neonato stilla e piange, è in subbuglio.
Poi, improvvisamente, un nuovo cambio e torna una fase di serenità. Il ciclo si ripete.
Le emozioni, in esso, si alternano come il tempo atmosferico, senza alcuna ragione individuabile nel comportamento delle persone. Può infatti entrare ed uscire da tali stati emotivi anche in solitudine.

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Una tale spontaneità non durerà a lungo. Presto, infatti, l'educazione imporrà alla nuova creatura di imparare ad avere il controllo di tali stati emotivi, e in tale processo "educativo", ciò che più spesso avviene, è semplicemente l'imporre al bambino di trattenersi dall'esternare il proprio modo di sentirsi.
Strillare, piangere, pestare i piedi o sfogare in modo estemporaneo la rabbia, diventeranno cose da non fare, cose da bambini non "bravi". Ad ogni episodio in cui tali esternazioni avverranno, vi sarà (in modalità diverse) una punizione, volta a far sì che l'evento non si ripeta più. Mentre potrà esservi un "premio" al constatare che la repressione delle proprie emozioni è stata appresa e il bambino si comporta in modo "composto" ed "educato".

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Probabilmente questo sistema di premi e punizioni volto a farti nascondere le tue emozioni è stato utilizzato anche con te, benché tu non possa ricordarlo consciamente. Attraverso una seduta di ipnosi che io stesso potrei condurre, tuttavia, potresti trovarti a rivivere in prima persona uno di questi momenti.
Cosa accade, quindi, al bambino in crescita? Semplicemente, un po' sotto la spinta dei genitori, un po' sotto l'influenza di altre fonti educative (come la scuola), un po' sotto l'influenza di altri modelli (amici più grandi, ma anche cartoni animati, film, telenovelas e simili) l'essere umano introietta determinati modelli di comportamento. In base a tali modelli, ancora una volta, bisogna sapersi comportare in un certo modo, reprimendo tutto. Soltanto in alcune occasioni, ben codificate, è possibile dare sfogo all'una o all'altra di queste emozioni.

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Ad esempio, se io, bambino, vedrò un compagno di scuola prendersela ingiustamente e sadicamente verso un compagno (o ancor meglio, verso una compagna) più giovane, avrò tutto il diritto di intervenire per difendere la creatura più debole, ed anche di esternare la mia rabbia verso l'aggressore, dandogliele di santa ragione se ne sarò in grado. Oppure, laddove io ritenga di provare simpatia ed attrazione per un amichetto o amichetta che corrisponda i miei sentimenti, in tal caso, in luogo privato e nascosto alla vista di altre persone, potrò coinvolgermi in manifestazioni ed in atti che, normalmente ed in mezzo alla gente, "non si devono fare".

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Ancora, laddove qualcuno si sia comportato nei miei confronti in modo tale da danneggiarmi, e tutto questo sia certo e palese in base alle norme dell'etica comunemente conosciute (in altre parole: sia stato compiuto un atto "ingiusto", la persona si sia comportata "ingiustamente" o in modo "disonesto" o "scorretto"), avrò tutto il diritto di arrabbiarmi e di manifestare tale rabbia con rimostranze, anche alzando il tono della voce.
Queste situazioni - che la società può ritenere "giustificate" - vanno a confluire dapprima nel piano etico (il piano della morale, del "buon comportarsi", della dignità e della reputazione), e quindi nel piano giuridico (le leggi, violate le quali viene comminata una sanzione dallo Stato; ad esempio, molestare continuamente una persona costituisce reato).

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Al di fuori dei casi citati e di pochi altri casi, secondo il comando della struttura sociale impostaci, le emozioni non si devono mai manifestare, ed appare conveniente non permetter loro di accendersi, senza riguardo a che si tratti di rabbia e frustrazione, o che si tratti di gioia o attrazione sessuale. Il comportamento "standard" è quello di una persona intenta a fare ciò che si è prefissa (recarsi in un luogo, attendere in silenzio, parlare soltanto nei modi consentiti laddove vi sia una necessità riconosciuta a livello collettivo, come ad esempio chiedere informazioni a chi sia preposto a darle).

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Ciò è riscontrabile con lampante evidenza in ogni luogo pubblico: adulti, giovani e teenagers che camminano per la strada, o sostano in attesa alla fermata del bus, o si allenano in palestra. Sono soli, con contegno serio e silenzioso, mentre si guardano intorno senza fissare alcun punto specifico né tantomeno alcuna persona, ed ascoltano musica con l'auricolare, concedendosi di chattare ogni tanto con lo smartphone laddove la situazione lo consenta.
Un casuale incrocio di sguardi che diventi troppo lungo, o una banale richiesta di informazioni, sono spesso vissute con timore. Il timore che lo scambio energetico possa portare a qualcos'altro (si tratti di vicende spiacevoli o di coinvolgimento emotivo), mentre sentiamo risuonare nella nostra mente il timore del giudizio di chi possa osservarci, e le voci di tutti coloro (genitori in primis) che ci hanno inculcato che "non è bene fermarsi e conversare con sconosciuti".

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Questa è la nostra società. Ha stabilito tutto. Ciò che si può fare, ciò che non si può o che, comunque, è sconveniente fare.
Questi limiti sono indubbiamente necessari per prevenire eventi drammatici. Basti pensare al divieto di esternare la rabbia in azioni aggressive, ad esempio per quelle dettate dalla gelosia.
Ciò non toglie che, sia per la rabbia che per qualsiasi altra emozione, la sola forza di volontà tesa ad obbedire ad un principio etico o giuridico, opera solo sulla "corazza", in superficie. Dentro la persona, nel profondo degli strati astrali e mentali, nulla è cambiato.
In ogni persona, infatti, vi sono centinaia di attaccamenti ed aspettative che vengono costantemente frustrati dal necessario svolgersi degli eventi.

Se l'energia emozionale si accumula, allorché le sia impedito di manifestarsi naturalmente (come invece avviene con il tempo atmosferico, nell'animale e nel neonato), l'energia emozionale viene repressa: si accumula e si pressurizza negli strati inconsapevoli della persona, pronta ad esplodere.
L'esplosione potrà avvenire in un evento affine a tutti quelli che l'hanno stimolata, evento in cui l'agente provocatore potrà essere un soggetto nuovo, sconosciuto e del tutto ignaro di ciò che sta per accadere. Il rischio di un'aggressione o di un'uccisione diventerà significativo.
In alternativa, l'energia dell'emozione repressa potrà liberarsi in modalità diverse, ad esempio facendo emergere squilibri caratteriali o disturbi dell'umore. In qualche modo, ciò che è stato accumulato, deve potersi liberare.
 

Le emozioni e l'umore

Tutto quanto detto sopra, comporta ripercussioni sull'umore di ogni individuo.
L'umore è qualcosa di così noto che non occorre definirlo. Ciascuno sa bene cosa significhi essere di "buon umore" o di "cattivo umore". Per buttar lì una definizione, potremmo dire che l'umore la condizione di benessere generale psico-emotiva in cui ogni persona si trova, e dipende quindi dall'assetto presente nei piani mentale ed emozionale.
Il colore ed il sapore dell'umore è dato dalle emozioni (e siamo quindi sul piano astrale). Ma, come già visto, è sul piano mentale che accadono tutti gli scambi di informazione atti a produrre e a liberare questa o quella emozione. Il processo che porta o mantiene uno stato di cattivo umore, inizia quindi a monte, nella mente.
La mente è colma di contenuti. Alcuni di essi sono visibili alla nostra coscienza, altri no. Alcuni di essi sono frutto di una nostra elaborazione, altri ci sono stati installati (in modo più o meno subdolo) dall'educazione ricevuta, dalla società, o finanche in via telepatica, da altri individui o direttamente dalla mente collettiva.
Accade che, in molte persone, senza che l'interessato se ne accorga, si producano delle convinzioni del tipo "va tutto a rotoli", "sono sfortunato/a", "non merito di riuscire nei miei progetti", e così via. La persona potrebbe negare di portare in sé tali convinzioni, ma ciò non cambia le cose.
E' possibile installare tali programmi (e molti altri) in una persona anche attraverso un'operazione magica, e tale è l'attività che viene portata avanti in alcuni tipi di malefici.
In altri casi ancora, alla base di un umore sempre sotto tono, si sono costruiti agglomerati mentali di tipo molto più complesso. Le possibilità sono infinite, e risulta difficile anche soltanto indicare degli esempi. Sulla base di eventi traumatici vissuti e non metabolizzati, possono essersi generati sensi di colpa o timori basati su equivoci. A livello inconscio può essere stata presa una decisione (ad esempio, di non aver più a che fare con un certo lato della vita, o con determinati rapporti sociali, o con il denaro). A livello conscio, tutto questo potrebbe essere ignoto ed anzi, esservi il desiderio di fare e di essere "come gli altri" e di imitare i tradizionali canoni di successo.
Va da sé che - ove nell'hardware mentale vi sia una base di pessimismo (o, a maggior ragione, tutto un set di blocchi di cui l'individuo non sia cosciente), abbinata al desiderio cosciente di cose impossibili e ad aspettative utopistiche (ad esempio: essere sempre al centro dell'altro, godere di riconoscimenti, riverenze ed onori paragonati a quelli del VIP più famoso, eccetera) - sarà lo stesso naturale svolgersi dei fatti a sconquassare istantaneamente l'assetto creatosi. La disillusione degli attaccamenti e delle aspettative genererà risentimento e rancore (e trattasi di emozioni), e finirà - paradossalmente - con il rafforzare le convinzioni inconsce di non meritare una vita felice.
Ancora, in tutto questo, un ulteriore meccanismo si produce: incolpare l'altro.
Un'altra persona (molto spesso, più persone) viene vista come la causa del proprio malessere.
Perché questo?

Perché tra le centinaia di aspettative che ci siamo costruiti e portiamo installate, ve ne sono molte che riguardano il comportamento degli altri, delle persone a noi più vicine e di quelle con cui potremmo avere a che fare.
"Il mio amico non dovrà mai tradirmi e dovrà sempre essere disponibile ad ascoltarmi, in qualunque giorno ed a qualunque ora io avessi bisogno" può essere l'esempio del primo tipo; "Nessuno deve permettersi di alzare la voce con me", e "Ogni autista di autobus che mi veda correre verso la fermata deve lasciare le porte aperte, aspettarmi e farmi salire" sono esempio del secondo tipo.
Potresti ritenere assurde aspettative di questo genere, ma occorre ricordare che questi meccanismi possono risiedere a livello inconscio. Del resto, le bestemmie e le imprecazioni contro l'autista che quotidianamente possiamo osservare in uscita da chi non ha raggiunto l'autobus in tempo, ne sono la prova.

Alcune aspettative si basano sul diritto, altre sull'etica (il "buon comportarsi"), ed altre ancora, su nostre convinzioni personali.
In realtà, il substrato sottostante ad ogni essere vivente, è un fondamento di totale libertà.
Pur con l'esistenza delle leggi e della morale, in definitiva ogni essere vivente è libero di scegliere (pur andando incontro a possibili conseguenze).

Nessuno è tenuto ed obbligato a fare qualcosa nei tuoi confronti, neppure ove il diritto punisca l'omissione.

Che l'altro faccia o non faccia ciò che tu ritieni, non è un problema tuo. O meglio, dovrebbe non essere un problema tuo, e può non esserlo. Nel momento in cui decidi di attaccarti a questo, sei tu a crearti un problema.

Hai il potere di decidere tu a cosa dare importanza e a cosa non darla. Ogni giorno, ogni mattina, hai questo grande potere.
Prova soltanto ad immaginare come sarebbe una giornata in cui, di prima mattina, tu possa disattivare l'aspettativa di essere salutati, l'aspettativa di essere attesi dal conducente dell'autobus, l'aspettativa di essere ascoltati ad ogni momento dall'amico del cuore, l'aspettativa che le persone si comportino con gentilezza. Immagina di trovarti in un film di fantascienza in cui ti troverai in un nuovo pianeta, a vagare in mezzo ai suoi abitanti il cui comportamento non conosci, e dai quali non ti aspetti nulla.
Si può fare. Se proverai, inizierai ad avere un'idea di come molti pesi emotivi che ci portiamo dentro, dipendano da una nostra scelta.
In alcuni casi, è necessario che un soggetto si comporti verso di noi in una determinata modalità, soprattutto se garantita dal diritto. Un cliente, a prestazione effettuata, ci deve pagare. Come abbiamo osservato, la libertà fondamentale sottostante ad ogni cosa lo mette nelle condizioni di poter scegliere se adempiere o restare in debito. In una tale situazione, ben potremo utilizzare gli strumenti che la società ci offre (rimedi di tipo giuridico) per cercare di obbligarlo a darci ciò che ci deve. Ma vi sono due modi di affrontare questa esperienza: il modo di chi (come la maggior parte) la vive emotivamente, provando continuamente odio verso il debitore, e il modo di chi, pur tutelando le proprie ragioni, resta distaccato, senza rovinarsi l'umore. Puoi fare questo se ti sei liberato dell'aspettativa. Non devi aspettarti (e quindi pretendere) che Tizio paghi. Ti basti sapere di avere la possibilità di tutelarti attraverso il diritto. Cosa Tizio pensi nella sua testa, non è un problema tuo.
A rovinare l'umore, pertanto, sarà l'energia delle emozioni. Ma tali emozioni saranno costantemente ri-create a livello mentale, proprio dai programmi mentali sempre in funzione; programmi che, nel tempo, tenderanno a rafforzarsi, portando la situazione a cronicizzarsi: irritabilità continua, umore pessimo, aggressività percepita quale unica "soluzione" e reazione possibile.
Su tutto questo si può lavorare. Una volta individuati e dissolti (o comunque trasformati, modificati) i programmi mentali più critici, ecco che immediatamente la persona sperimenta un alleggerimento nei confronti di se stessa, del mondo e della vita. Con inevitabile innalzamento del tono dell'umore, senza alcuna necessità di aiutarsi con psicofarmaci, stupefacenti, pillole varie o alcool.
Tutto questo è possibile.
Molto altro vi sarebbe da dire (la prospettiva tibetana - e non solo tibetana - in base alla quale tutto ciò che crediamo esterno, è una nostra proiezione; il fatto che ogni altro individuo è uno specchio che ci riflette; la circostanza - a cui accenneremo sotto - per cui, proiettando odio e risentimento, andremo ad aumentare la probabilità di eventi sfortunati, ed altro ancora), ma rischieremmo di appesantire questa pagina, già troppo lunga.

Quando le emozioni vengono represse

Ciò che si crede di aver trattenuto e soppresso, brucia sotto la cenere.

Dopo aver visionato alcuni video relativi ai più vari esperimenti sociali (come, ad esempio, numerosi video pubblicati online), ho deciso di effettuare qualche esperimento in prima persona.

Posso ad esempio raccontare che qualche anno fa, allenandomi in palestra, ho volutamente provato a rivolgere la parola a persone del sesso opposto, giovani ed adulte, intente a svolgere l'esercizio ginnico con lo sguardo fisso a terra e l'auricolare nelle orecchie per la quasi totalità del tempo, mostrandosi isolate, distaccate e fredde.
Ebbene, sfruttando quel brevissimo lasso temporale in cui gli sguardi si sono incrociati, trasformando tale sguardo in un sorriso o in una domanda, ho assistito all'effetto del mio approccio: l'esplosione di una risata di sfogo emotivo, accompagnata da un improvviso accesso di rossore in volto. Ecco che una scarica emotiva esplode provocando una risata, alla quale seguiva poi una conversazione piena di entusiasmo, durante la quale, in nemmeno un minuto, arrivavo al contatto fisico (col  pretesto di indicare questa o quella parte del corpo su cui lavorare con questo o quell'esercizio) col pieno consenso dell'interlocutrice, che poi io stesso congedavo, al fine di non toglierle altro tempo e di farle continuare la propria pratica.
Ad esiti ben più interessanti (quanto a liberazione di attrazione fisica ed abbandono) sono giunti gli esperimenti sociali in cui, dopo pochi minuti e in qualche caso in dieci secondi, un giovane riesce a fermare e baciare in bocca una ragazza sconosciuta, con suo pieno consenso (su youtube, nel box di ricerca, si possono digitare i termini: "kiss stranger girl on the street").
Mi ripeto: non sto facendo del moralismo, né sto propagando giudizi a base maschilista volti a denigrare le donne. Di fatto, i video pubblicati hanno coinvolto - in qualità di "cavie" - quasi esclusivamente ragazze, mentre l'unico caso visionato con uomini come target, mostrava un loro rifiuto a lasciarsi andare. In ogni caso, chi ben percepisce ed ammette l'esistenza della coscienza collettiva (in cui vi sono i contenuti di tutta la storia dell'umanità), ben può comprendere e concordare con me quando affermo che uomo e donna sono diversi, nella loro reciproca bellezza: li sono sempre stati, e li sono anche ai nostri giorni. Ritengo che una donna tenda ad esprimere maggiore spontaneità nei sentimenti e nell'esternazione delle emozioni (quantomeno, di alcune come la gioia) a differenza dell'uomo che, da millenni, ha dovuto vestire i panni della virilità, del combattente, del dirigente impassibile e che, dal canto suo, si distingue per eccessi di rabbia, ferocia e tutto ciò che ne consegue. Pertanto, la consapevolezza femminile (almeno a livello profondo) di incarnare l'opposto della virilità, o comunque, di recitare questo ruolo da sempre, è forse ciò che la porta a lasciarsi andare e ad esternare con più facilità i propri sentimenti, unitamente alle emozioni. Prendiamo come esempio gli eventi "firmacopie" di un VIP, e diamo per assodato che ogni personaggio famoso annovera, solitamente, più fans del sesso opposto al proprio che non del suo stesso sesso. Ebbene, statisticamente, è più facile trovare migliaia di uomini in coda per incontrare il loro idolo donna, o migliaia di donne in coda per incontrare il loro idolo di sesso maschile? Tutti saremo d'accordo sul fatto che la risposta corretta sia la seconda. La donna non teme, ma anzi avverte naturale e spontaneo, in certe condizioni, esprimere quello che sente.
L'uomo, in quanto yang, è più propenso ad attivarsi sotto la spinta della rabbia, sia a livello individuale che collettivo. E considerata la situazione internazionale creatasi in questi ultimi anni, preferiamo non dilungarci oltre.
Gli esempi riportati mostrano come, al di là della "corazza" comportamentale che decidiamo consciamente di tenerci addosso (prevalentemente per il "timbro" che l'educazione ancora in noi ha messo, e che comprende anche la paura di essere osservati e giudicati dalle altre persone presenti), sotto la cenere, in un livello molto spesso inconscio, scorrono energie represse, una lava multicolore incandescente pronta ad emergere dalla corazza, sciogliendola. E' una parte della persona, collocata nel piano astrale-emotivo ma ovviamente ben collegata con ogni altro livello, che si è vista togliere spontaneità dal sistema etico imposto dalla società, e che, nonostante ciò, ove in qualche modo solleticata ed incoraggiata, emerge, liberando le energie accumulatesi in modo quasi brutale.
L'esempio ed i video che ho citato descrivono la liberazione di energie di entusiasmo, attrazione e gioia. Vi sono però altri casi in cui, al posto di tali emozioni, si libera rabbia oppure paura.
Nel caso della rabbia, le conseguenze sono talmente note da non esservi necessità di citarle. La cronaca è più che sufficiente.
Nel caso della paura, la tempesta energetica può arrivare a generare un attacco di panico, fughe o gesti inconsulti messi in atto al fine di difendere la propria incolumità.
In ambito esoterico si dice che l'apparato emozionale è qualcosa di molto più antico dell'apparato mentale umano. Condivide la vita del regno animale. Si muove secondo dinamiche proprie e, solitamente, reagisce prima che le congetture mentali riescano ad elaborare la propria strategia di azione o di risposta.
Alla vista di un soggetto (che sia il più pericoloso nemico o il proprio idolo segreto), il sospiro e l'emissione di adrenalina giungono ben prima che la mente si metta a decidere quale comportamento provare a tenere.
Esplosioni emotive, deflagrazioni di energia emotiva condensata e repressa, creatasi all'interno della persona in forza di schemi di pensiero (consci o inconsci) spesso coltivati per anni o per un'intera vita, talvolta auto-creati, altre volte prodotti da eventi traumatici rimossi.
L'alternanza delle emozioni, come già visto, è inevitabile e non costituisce alcun problema. Tuttavia, il problema si crea allorché la coscienza della persona sia tutta centrata sul piano emotivo, ed anche quando le tempeste emotive assumono un'intensità ed una frequenza che metta a dura prova l'equilibrio della persona.
Le cause di questi squilibri sono diverse, ma sempre tutte esistenti sui piani energetici sottili.
Quando l'emozione è stata trattenuta troppo tempo (potremmo dire: repressa), la sua energia è stata conservata dentro la persona per mesi o anni, e allo stesso tempo, anche gli algoritmi contenenti la "ricetta" per la sua preparazione hanno continuato a lavorare.
Quando l'emozione repressa si libera, può travolgere. E quando si viene travolti e si agisce, gli effetti investono tutti i piani, compreso quello materiale, e non sarà più possibile, il più delle volte, tornare indietro.

 

Un'arma magica molto potente a doppio taglio

Se hai letto il libro "The secret" o i numerosi altri che trattano argomenti simili, avrai sentito parlare del grande potere insito nell'energia delle emozioni.
Ebbene, ti rivelerò il segreto in modo ancora più preciso:
le emozioni sono il propellente che può scagliare il razzo di un incantesimo magico.

Questo, purché si sappiano utilizzare e controllare nella modalità appropriata.
Molti individui sanno fare questo ad un livello inconsapevole. Sono quelle persone che hanno una vita fortunata e che riescono ad ottenere ciò che desiderano (non importa se per vie legali o illegali). Il loro pensiero diventa un ordine, poiché passano pochi giorni ed ecco che accade qualcosa, si verifica una vincita, o si muovono le persone giuste nel momento giusto per portare un contributo o l'occasione sperata.
La maggior parte delle persone, tuttavia, usa l'energia emozionale in modo sbagliato.
Dove si fissa l'attenzione, l'energia va. Lo abbiamo già detto.
Dove si fissa solitamente la nostra attenzione?

Si fissa sul timore di eventi che non vogliamo. Timore di non riuscire, timore di ammalarci. Timore di non riuscire a guadagnare di più.
Purtroppo, per una legge cosmica, l'energia emotiva della paura ha la stessa efficacia di quella dell'entusiasmo. E così, mentre pensi a ciò che non vorresti avere, carichi il pensiero di apprensione. Così facendo, stai creando.
Nel mentale, proietti l'immagine ed il concetto di "non-riuscita" o di "fallimento" o di "povertà", mentre nell'astrale, stai "caricando" l'immagine costruita con la fortissima energia della forte paura che hai provato. E per quanto tu dica che non vi è paura in te, se ben ti ascolti, sentirai come essa covi sotto la cenere.
Fino a che vi sono e vi saranno energie squilibrate unite alla tendenza di pensare a ciò che si teme, è alto il rischio che vada a realizzarsi proprio ciò che non si desidera.
Un pensiero proiettato nell'universo, di per sé, sarebbe innocuo. A caricare l'azione magica (sia nel rituale, che in operazioni più semplici) è sempre l'eccitazione emotiva dell'operatore, ovvero la sua energia emozionale.
Puoi capire, ora, l'importanza di una conoscenza approfondita di se stessi sul piano delle emozioni, al fine di gestirle.

Emozioni come gestirle      Come gestire le emozioni

Gestire un'emozione significa prenderne atto ed accettarla come parte dell'esistenza, ma al contempo, non lasciarsene travolgere. Non lasciare, in altre parole, che le correnti in te prodottesi esplodano in modo tale da farti perdere il controllo di te stesso/a così come è accaduto a molti individui divenuti famosi nelle pagine di cronaca per avere ucciso in stato di gelosia, per essersi suicidate, o per aver compiuto gesti di cui poi si sarebbero pentite.
Se sai gestire le emozioni, sarai Tu a restare al comando. E quand'anche - per tuo desiderio - vorrai vivere un'emozione a fondo, il faro della consapevolezza in te non si spegnerà, ma resterà per illuminare tutto ciò che accade, mantenere la tua integrità e poterti riportare al tuo Centro una volta che l'esperienza sarà terminata.

I punti deboli in cui puoi essere attaccato/a

La capacità di gestire le emozioni, inoltre, non è utile soltanto ad evitare effetti boomerang nella manifestazione dei propri sogni o per evitare di esserne ipnotizzati, ma comporta anche indubbi vantaggi nel risolvere le sfide di carattere pratico che si presentano ogni giorno.
Se sei nel tuo Centro (almeno con una tua parte), ti resta la lucidità e l'energia per valutare una situazione e risolvere un problema. Se ti trovi nel pieno di una crisi, stai sprecando tutte le tue energie in una tempesta assolutamente inutile, e non sarai nello stato di lucidità necessario per poter valutare una situazione ed adottare le scelte corrette.

Un altro rischio è presente: quello della manipolazione da parte di gruppi o individui allineati a quello che potremmo chiamare il "Potere".
Conoscendo gli schemi che - più o meno - a livello collettivo, imbrigliano tutti nello stesso modo, è facile poter predisporre tecniche persuasive, ipnotiche, comunicazioni di massa volte a toccare questo o quel tasto di una persona al fine di farla emozionare.
Esempi? Creare devozione e fanatismo per un soggetto o finanche soltanto per un'idea, e quindi - altro lato della medaglia - creare il potenziale della ferocia e della rabbia scagliata su di un obiettivo.

Emozioni come gestirle      Come gestire le emozioni
Quando si riesce a pilotare un intero gruppo in questo modo (si tratti, apparentemente, di un innocente gruppo di fan, o di militanti terroristi) il gioco è fatto: il potere, facendo leva sui tuoi punti emotivi, ti ha arruolato.
E perché è accaduto questo? Perché nel tuo assetto, le emozioni avevano un grande peso e quindi una grande influenza su di te. Non ne avevi il controllo, ed era sufficiente che vedessi accadere determinati fatti, perché in te si premessero determinati bottoni in grado di farti stare così male da non poter resistere ad agire. Così, chi è stato in grado di vedere tutto dall'alto e di muovere qualche marionetta dall'alto, ha dominato te, utilizzando il metodo della carota appesa ad una canna per indurre l'asino a camminare; e ciò, senza che tu nemmeno lo sappia.
In tutte le cose che fai, in tutte le ideologie, gruppi o associazioni a cui aderisci, nel modo in cui impieghi il tempo libero e negli eventuali idoli che ammiri, puoi affermare con sicurezza che la tua scelta di tutto questo non è stata provocata da qualcuno che ha saputo premere (su te come su molti altri) i giusti pulsanti?
Ahimè, non puoi dirlo.
Non varrebbe allora la pena di conoscersi un po' meglio ed imparare come gestire l'emozione?

Come gestire le emozioni

Occorre anzitutto conoscere se stessi e comprendere quali meccanismi si muovano all'interno della persona.
Di alcuni, siamo consapevoli. Di altri, tuttavia, no. E trattasi dei più insidiosi.

Emozioni come gestirle      Come gestire le emozioni
Il primo passo è quello di rendersi conto di tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato in questo articolo.

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Sempre, il lavoro, coinvolge il lato psicologico, poiché le emozioni lavorano, nell'essere umano, in modo indissolubile dal processo dei pensieri.
Trattasi di qualcosa che puoi fare attraverso un percorso da te impostato e diretto, oppure affidandoti a percorsi già collaudati, di matrice antica o moderna.
In questo, occorre comunque ricordare che ogni persona è unica e diversa dalle altre, e proprio per questo sarebbe impossibile tracciare le linee di un approccio unitario.
Ogni percorso andrà calibrato per le esigenze della singola persona.
Gestire le emozioni, non significa negarle e neppure combatterle. Significa integrarle dentro se stessi, sentirle e - al contempo - non perdersi, ma utilizzarle, scorrervi sopra al modo del surfing, utilizzandole sia per concedersi di assaporare le varie esperienze senza permettere ad esse di rovinare il nostro umore e quindi lo stato di generale benessere, sia per scopi energetici più avanzati che potremmo chiamare di tipo "magico" (e qui, mi riferisco all'uso consapevole dell'energia delle emozioni per attirare a sé ciò che può essere di aiuto nella propria vita).
Tutto questo, è possibile.

 

Il percorso Amethyst Tantra Yoga

Sono il fondatore del metodo A.T. Yoga (Amethyst Tantra Yoga), che utilizzo nelle mie sedute individuali e che insegno da alcuni anni a ristretti gruppi di persone realmente interessate.
Tale metodo consiste in un percorso volto all'auto-conoscenza di se stessi, alla presa di coscienza dei propri meccanismi insiti nel piano mentale e nel piano astrale-emozionale, e quindi nell'apprendimento di tecniche volte a conoscere le proprie energie, ad utilizzarle e quindi a mantenere il controllo delle emozioni senza reprimerle o ingaggiare lotte che sarebbero sempre controproducenti.
Memorie di dolore rimosse vengono liberate. Situazioni e vicende che porterebbero a disordini emotivi (anche al solo pensiero che possano accadere) cessano di turbare l'animo.
L'approccio è di tipo tantrico. Si punta a sollevare le energie emozionali, a conoscerle, a fondersi in esse, benché l'esperienza possa essere forte. Si arriva a "fare l'amore" con l'emozione, per conoscerne l'energia in ogni suo aspetto.
Una volta raggiunta una condizione di compenetrazione, ecco che risulta possibile conoscere e sentire l'energia pura sottostante all'emozione, e a rendersi conto della propria responsabilità nell'averla generata attraverso i propri pensieri inconsci.
Il metodo è di tipo breve: l'insegnamento consta di 5 incontri base, distanziati di almeno una settimana al fine di consentire al soggetto la sperimentazione di semplici tecniche da utilizzare nella vita quotidiana, e di praticare l'auto-osservazione in modo serio e profondo.

Al termine del percorso, la persona è in grado - nella maggior parte dei casi - di autogestirsi, lavorando sulle proprie memorie, sulla quotidianità e sui meccanismi ancora presenti che tendano a limitarla.

In aggiunta, in via introduttiva o in via alternativa alla formazione, è possibile effettuare sedute individuali nelle quali affrontare - con l'aiuto del terapeuta - lo stesso tipo di lavoro.
Così come in bioenergetica ed ancor prima, nelle terapie praticate da Reich, l'approccio verbale e mirato sul piano mentale viene integrato con un contatto fisico tra il terapeuta ed il paziente. Una scansione energetica si tramuta in una sorta di ispezione volta ad individuare contratture muscolari acute o croniche, elemento rivelatore importantissimo della somatizzazione di blocchi esistenti su livelli profondi.
Le contratture muscolari vengono trattate attraverso un massaggio, mentre l'intera persona riceve un trattamento energetico molto simile al tradizionale Reiki, al fine di provocare una circolazione delle energie che vadano ad aprire canali bloccati e a ricambiare energie stagnanti impure e devitalizzate con energia fresca.

Puoi trovare maggiori informazioni alla pagina Amethyst Yoga o semplicemente scrivendo all'indirizzo reikimilano@alice.it

Alessandro Segalini
(Dorje Shiayvam Atothas)

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Una proposta formativa

Regnare sulle emozioni
Presentazione del metodo A.T. Yoga
(Amethyst Tantra Yoga)

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Dorje Shiayvam Atothas

(Dott. Alessandro Segalini)

 

 

Counselor

Tantra Master

Grand Master Reiki  (18° liv.)

 

Founder of Amethyst Yoga

 

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