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DENARO E BENI MATERIALI ATTACCAMENTO

 

L'attaccamento ai beni materiali e il rapporto con essi.

Lezioni di Amethyst Yoga

I beni materiali e il denaro sono considerati, pressoché da ogni religione seppur in modalità differenti, come un ostacolo alla completa realizzazione della persona.

"E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli" sentenziano i Vangeli; allo stesso modo, ogni altra tradizione religiosa sottolinea l'importanza di impegnarsi (anche con veri e propri voti) ad uno stile di vita il più possibile distaccato dal denaro e dai beni materiali.

Proprio il distacco, più che i beni in sè considerati, è considerato il problema nel cammino di riscoperta e ricordo del Sè.

Denaro e beni materiali attaccamento

Perché questo?

Denaro e beni materiali attaccamento

 

 

1. Attaccamento, aspettativa e frustrazione.

Anzitutto, ogni bene materiale, e quindi ogni oggetto su cui può cadere il nostro desiderio, è - alla fine - nulla più che un'illusione, una forma contenente informazione che viene percepita separata ed esistente autonomamente soltanto in questa dimensione duale.

Mentre la preferenza verso un particolare oggetto è assolutamente soggettiva e variabile da persona a persona, la dinamica dell'attaccamento è sostanzialmente identica per tutti. L'oggetto viene percepito, si scontra con il bisogno primordiale di ritrovare l'Unità da cui si è temporaneamente separati, e genera desiderio di impossessarsene, nell'illusione inconscia che l'unione con l'oggetto desiderato potrà riportare l'Unità, al modo di una fusione mistica.

Allorché l'oggetto viene conquistato, si genera compiacimento per il fatto di possederlo, e contemporaneamente (spesso in maniera inconscia, come il polo negativo di una pila di cui si vede soltanto l'altro lato) la paura di perderlo.

La paura di perdere qualcosa ha notevoli capacità sul piano della manifestazione ed è in grado di mettere in moto energie che potrebbero realizzare proprio l'evento temuto (la perdita). Ma questo è un discorso che abbiamo già affrontato e, semmai, torneremo ad affrontare in altra sede.

Nel momento in cui il possesso dell'oggetto desiderato dura un certo numero di giorni, settimane, mesi o anni, lentamente nella persona il sentimento di compiacimento e soddisfazione va dissolvendosi, per tornare ad uno stato emozionalmente neutro che, a sua volta, lascerà il posto ad un nuovo stato di insoddisfazione, un senso di mancanza che è l'estrinsecazione di quella nostalgia per la separazione dal Tutto che è avvenuta con l'ingresso in questo mondo duale.

Quando ciò avviene, nell'orizzonte dei numerosi beni (oggetti) percepibili, sorgerà desiderio per qualcos'altro, con conseguente iniziativa per cercare di conquistarlo e quindi di tenerlo stretto. La spirale diventa infinita.

Denaro e beni materiali attaccamento

2. Le convinzioni dominanti e l'identificazione.

Assieme alla dinamica sopra illustrata (spiegata nel video riportato in questa pagina), ve n'è un'altra: l'identificazione con il bene materiale (o con il denaro).

In altre parole, sono ormai diffusi nella mente collettiva (nella matrix, potremmo ormai dire) i pensieri forma secondo i quali "è fondamentale far soldi", oppure "il valore ed il prestigio di un uomo si manifestano dalla ricchezza materiale che riesce a conseguire", o ancora "un uomo dell'occidente che si rispetti ha una famiglia, un lavoro redditizio da almeno duemila euro mensili, una casa dignitosa, almeno un'automobile di categoria medio-alta e tutti i beni di consumo che normalmente vengono pubblicizzati".

Trattasi di una convinzione che solo raramente viene pronunciata letteralmente, ma che troviamo espressa in ogni tipo di pubblicità, nonché attraverso il cinema e che trasuda, in generale, da ogni conversazione relativa alla propria vita o a quella altrui.

Come ogni convinzione, trattasi di un pensiero forma che, ove accettato dalla mente della persona (anche soltanto dalla sua parte inconscia, laddove la mente razionale cerchi di resistere e magari anche di confutarla attraverso argomenti) ne condiziona la vita: in un qualche modo, ci si sentirà "obbligati" a dirigersi verso il possesso di determinati beni.

Il desiderio di mostrare uno standard di vita che non sia al di sotto di quelli del modello portato da tali convinzioni, costituirà necessariamente un evidente limite alle potenzialità della persona ed alla capacità di essere, con libertà, semplicemente sé stessa e in questa libertà lasciar fiorire nuovi indirizzi, creazioni, modi di essere. Ma vi è di più.

A lungo andare - dal momento che la mente umana spostata dal suo Centro è in continua ricerca di conferme esterne - la persona sottomessa (coscientemente o incoscientemente) a tale modo di vedere la vita si troverà ad essere identificata nel bene posseduto.

Che si tratti di una grande abitazione appena costruita o ristrutturata, o di un veicolo di classe alta appena acquistato, o di qualsiasi altra cosa, emergerà con forza il desiderio di parlarne, di mostrarlo, e qualora nel tempo dovesse verificarsi un danno a ciò che si possiede (un danneggiamento per calamità naturale, un sinistro stradale, un atto di vandalismo, un incendio, ecc) l'episodio potrà avere serie ripercussioni sull'emotività e sulla stabilità psicofisica della persona soggetta all'attaccamento e all'identificazione.

Molte sono state le persone che, pur potendo contare su altre fonti di sostentamento (risparmi accumulati in precedenza, vitalizi, canoni di locazione, sostegno dei familiari, ecc) sono entrate in uno stato depressivo o si sono tolte la vita per essersi trovate private del proprio lavoro, nel quale ormai si erano identificate (con un pensiero forma del tipo "la ragione della mia vita è lavorare" oppure "ho il mio posto nella società se dimostro che ho un lavoro e un solido guadagno").

Per quanto, infatti, sia noto come l'attività lavorativa contribuisca a dare dignità alla presenza umana in terra e sia auspicabile per ognuno (laddove si possa ottenerla e sia rispettosa dell'essenza e dell'unicità di ogni persona, senza comprimerla in ogni momento della propria vita ed in ogni sua potenzialità di espansione e crescita esterna al lavoro), il processo di identificazione in forza di convinzioni simili a quelle sopra citate, seguito molto spesso dall'aspettativa di mantenere lo stato attuale delle cose o di ottenere quanto si ritiene fondamentale per restare nella società, porta alle gravi conseguenze sopra descritte laddove ciò che si ha venga perso o ciò che si desidera non sia ottenuto.

Questo, lo si ripete, tanto per l'ottenimento di un'attività lavorativa, che del possesso di denaro come di ogni altro bene materiale che non sia inerente la sopravvivenza.

L'ultima dinamica a prodursi, tra persone imprigionate in questa catena, è il confronto: un osservarsi, uno scrutarsi reciprocamente, talvolta in modo palese, talvolta di nascosto, per catalogare, analizzare, giudicare e valutare quanto l'altro sia in possesso dei beni ritenuti parte necessaria del valore di una persona: l'abbigliamento, gli automezzi, le vacanze fruite, l'abitazione ed altri elementi, tutti evincibili dal complessivo tenore di vita.

Un mondo di persone imprigionate nell'illusione dell'importanza di determinati beni, che spendono il proprio tempo e le proprie energie a confrontarsi, invidiarsi e - molto spesso - a cercare di superarsi a vicenda per dar luogo a nuovi confronti.

Tale è la condizione, oggi, dell'attuale essere umano medio.

Denaro e beni materiali attaccamento

Distaccarsi.

La strada battuta da ogni sentiero spirituale, pur in modalità diverse e su diversi livelli di comprensione, è il distacco.

Il lavoro è lungo ed impegnativo, come ogni operazione volta a nobilitare l'essere umano per portarlo da una situazione plumbea ad un'essenza aurea attraverso una trasformazione alchemica.

Il lavoro, nell'unicità di ogni persona, dovrà partire da ciò che appare come il maggiore ostacolo ad una liberazione dall'attaccamento ai beni materiali o al denaro.

Per qualcuno, tale problema consisterà nella presenza di innumerevoli convinzioni accettate dall'inconscio (volgarmente definite pensieri negativi); per altri il problema principale sarà proprio il desiderio di singoli beni (ad esempio, una passione smodata per le auto sportive o per i capi di abbigliamento).

Tutto ciò che, obiettivamente, costituisce una gabbia per la singola persona, portandola (anche inconsciamente) a limitare o comunque a condizionare il suo modo di essere, dovrebbe essere trasmutato.

Le strade sono diverse, gli approcci variano da cultura a cultura, a partire da quelli più drastici (astinenza totale, anche facendo violenza a se stessi imponendosi di star lontani da ciò che non si vuole più avere) a quelli più sottili (consentirsi la vicinanza ed anche il contatto con ciò da cui ci si vuole distaccare - nel nostro caso beni materiali e denaro - ma raggiungendo una condizione interiore per cui il distacco sia comunque avvenuto e si abbia il completo controllo di se stessi).

Si può quindi giungere ad una condizione in cui i beni materiali ed il denaro (ma la stessa considerazione potrebbe valere per la concupiscenza, o per l'uso di sostanze alcooliche o stupefacenti) non interessino più.

Ovviamente, nel caso del denaro, ciò comporta indubbie difficoltà inerenti il proprio sostentamento nella società, benché nel mondo stiano sorgendo comunità ed eco-villaggi frequentati da persone (solitamente giovani, non raramente indaco) che, ripudiando il modello di vita predominante, cercano di attuare uno stile di  vivere senza denaro o, comunque, senza attaccamento ai beni, eliminando tutto ciò che non è strettamente indispensabile alla sussistenza e gestendo in comune le risorse disponibili.

Denaro e beni materiali attaccamento

Beni materiali e denaro: qualcosa da evitare sempre e necessariamente?

"O servi Dio o servi Mammona", dice ancora qualcuno.

Con il pieno rispetto per chi ha deciso (da un certo momento della propria vita, non importa a quale età) di distaccarsi in modo drastico dallo stile di vita occidentale, ti dirò che la mia risposta è no.

Infatti, come abbiamo visto attraverso uno sguardo approfondito, non sono i beni materiali in sè ad essere nocivi, ma l'attaccamento ad essi.

Qualora, in ipotesi, una persona abbia raggiunto il pieno autocontrollo ed un pieno distacco da essi, è evidente per chiunque che diviene indifferente che la persona possa tornare a disporne oppure no.

Qualunque sia la scelta della persona, infatti, è certo che il denaro ed i beni materiali non la scalfiranno nella propria struttura mentale ed emozionale, e conseguentemente non la condizioneranno in alcun modo.

Un uso siffatto del denaro e dei beni materiali potrebbe addirittura avere carattere costruttivo e rinnovatore, laddove ad esempio ci si adoperasse a costituire un ingente capitale (anche attraverso operazioni speculative in borsa, nell'ipotesi) per opere di assistenza e beneficienza, oppure per creare cooperative (ecologiche, equosolidali e chi più ne ha ne metta) in grado di offrire un lavoro umano e dignitoso ad una moltitudine di persone volenterose, o ancora per fondare un centro olistico in cui radunare le menti più illuminate ed insegnare - condividere semi di saggezza e spiritualità.

In tal caso, i beni materiali (in primis gli edifici, ma anche veicoli, strumenti) ed il denaro costituirebbero necessari strumenti per l'opera di cambiamento e trasmutazione.

Il denaro, quindi, come una manifestazione dell'energia sul piano materiale: voglio manifestare le realtà che ho appena descritto (ad esempio il centro olistico aperto a tutti) e mentre l'Universo si adopera per farmi avere la realtà che ho chiamato, ecco che necessariamente tutto ciò avverrà, in un qualche modo, anche attraverso il denaro, che porterà all'utilizzo ed alla costruzione di beni materiali.

Il rischio (che sarà ben evidenziato dai promotori di stili di vita "alternativi" ed "equosolidali") è ovviamente quello di arbitrarietà nella distribuzione delle risorse, specialmente in chi può essere chiamato a posizioni di governo di una certa importanza.

Anche qui, la considerazione è la stessa: se al governo vi sono persone illuminate, sicuramente le risorse saranno distribuite nel modo più equo per tutti e non vi sarà alcun rischio che chi governa voglia favorire, direttamente o indirettamente, propri od altrui interessi personali, in quanto avrà trasceso ogni tipo di attaccamento.

Ciò che è quindi importante, tanto nel piccolo contesto quanto nel grande, è che chi ne venga ad avere il maneggio e la responsabilità sia una persona autorealizzata, ovvero che già abbia avuto e vissuto il proprio risveglio e sia quantomeno prossima all'illuminazione.

La condotta della persona che - una volta completato il percorso, ovvero realizzato un pieno e consapevole distacco - sceglie di ritornare nell'esperienza del denaro e dei beni materiali, risulterà, agli occhi delle masse, del tutto uguale a quella della persona ottenebrata dalla matrix, dalla società e dalle illusioni, e nessuno (se non dotato di intuizione e veggenza fuori del comune) potrà riconoscere la differenza e determinarne il livello evolutivo spirituale.

Ciò, tuttavia, non sarà importante: l'aver ritrovato il proprio Centro, con distacco da ogni illusorietà del mondo di Maya (il nostro mondo della dualità), è la base di quella divinità innata e di quel "divine pride" (orgoglio divino) che è connesso in ogni istante con il Tutto e che non necessita più, in alcun modo e per alcun aspetto, di alcuna conferma esterna.

 

 

 

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Illuminazione è moderazione, bilanciamento, armonia.

Non è la speculazione ossessionata dell'uomo d'affari medio occidentale, e non è neppure il tono dissidente di frange giovanili che (sulla scorta di idee di matrice newage quali pensiero positivo, legge di attrazione, potere di creazione, prevalenza dell'interesse collettivo) esprimono forte dissidenza dal primo modello e perseguono, predicandolo, un netto cambiamento dello stile di vita, con ripudio di denaro e beni materiali.

Quello che questi giovani indaco (si ricordi, anime ancora in crescita) non riescono a vedere, è di trovarsi tuttora in un punto di vista duale. Se non accetti qualcosa, e se il permanere in un certo luogo e in un certo stile di vita imposto ti disturba, hai la libertà di cercare di andartene, ma anche di riconoscere che ove vi sia irritazione ed insofferenza, nonché ove vi sia giudizio e decisione di divulgare un diverso programma, ancora stai creando e perpetuando la separazione, l'intolleranza, la dicotomia "bene-male", "bello-brutto", "migliore-peggiore".

Gli indaco portano con sé, com'è noto, un carattere di regalità. Caratterialmente, si impongono e manifestano forza nel presentare le proprie idee. Molto spesso tuttavia, così come storie individuali di persone indaco sono finite in omicidi o suicidi, i progetti perseguiti in tal modo vanno incontro al fallimento. E ciò avviene, anzitutto, per l'entità della divergenza in ciò che viene proposto rispetto a ciò che attualmente è, unitamente all'accanimento ed alla forza con cui ci si accanisce a continuare a proporre il nuovo.

Le vere trasformazioni avvengono dall'interno e devono tener conto di tutti i fattori in gioco, compresa l'attitudine degli esseri che si trovano nel preponderante stile di vita e della loro possibile reazione ad un cambiamento proposto. Per poter creare senza ripercussioni e nell'interesse di tutti, devi avere gli altri e il mondo dentro di te. E se li hai dentro di te, da subito li conosci e li senti, e mai prenderesti iniziative e decisioni di carattere drastico ben sapendo che non sarebbero accettate e non farebbero altro che perpetuare ed ingrandire la discriminazione.

Ti infastidisce così tanto l'ipotesi di trascorrere solo uno o due mesi l'anno nella comunità che più ti ispira, e poi tornare al mondo "normale" proponendoti di praticare l'accettazione e, semmai, di iniziare, piano piano, a parlare del tuo nuovo mondo?

Ti irriterebbero i giudizi di scetticismo espressi da amici e conoscenti e, in genere, da tutte le persone alle quali potresti illustrare il tuo nuovo modello di vita da te ritenuto più evoluto?

Se hai gli altri dentro di te, non vi dovrebbe essere spazio per alcuna irritazione. E se hai l'universo dentro di te, dovresti sentirti a Casa in qualunque posto ed in qualunque condizione di vita.

Solo tale stato di essere potrà permetterti di essere un vero Rinnovatore di questo mondo.

Tutto sarebbe così semplice se ogni anima incarnata ricordasse la sua vera Essenza (il Buddha, che appunto contiene in sé tutti gli esseri e tutti i mondi).

Siete dei buddha e non lo ricordate, e benché possiate averlo letto, da Osho come da molti altri maestri, una parte di voi non se ne convince, considera un sacrilegio credervi appieno.

La differenza con me, è che io ne sono pienamente consapevole, e come tale agisco. Staccandomi dai beni materiali così come da ogni altra contaminazione dell'animo, e - in forza di questo - mettendoci la faccia, nonostante i commenti, nonostante lo scherno.

E' per questo che molte persone (tra le quali comprendo molti operatori di luce così come alcuni allievi) hanno fatto crescere in sé ostilità nei miei riguardi: il mio modo di essere attira l'attenzione e provoca, in quanto è uno dei pochi modi di esserci che consentono di restare in piedi da soli, senza appoggio di istituzioni, gruppi o personalità influenti. Una vita fuori dagli schemi, nel senso autentico della parola.

L'Universo sa quanto tempo potrò riuscire a continuare. In fondo, nel piano oltre il tempo, anche questo è semplicemente un dettaglio.

 

Dorje Shiayvam Atothas

 

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